«Mi sono inventato il dialogo con Stasi per vantarmi»
Le dichiarazioni di Curia, difeso dall'avvocato Nicoletti, e gli elementi presentati dal sindaco, difeso dagli avvocati Mitidieri e Minnicelli, hanno portato il Giudice a rilevare «un vulnus» nel quadro indiziario sul presunto scambio elettorale
CORIGLIANO-ROSSANO - Le invenzioni di Curia e la verità di Stasi. Dietro la decisione del gip Fabiana Giacchetti di revocare la misura cautelare al sindaco di Corigliano Rossano c’è una attenta analisi dei fatti emersi nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
Fatti e riscontri che hanno fatto venire meno i presupposti dei domiciliari riguardo all’accusa di uno scambio politico mafioso per le imminenti elezioni del giugno 2024 che hanno riconfermato stasi alla guida della città. Va detto che la decisione del Gip giunge “d’ufficio”, in quanto la difesa di Stasi non aveva avanzato richiesta di revoca della misura ed era subito ricorsa al Tdl.
Le risultanze degli interrogatori hanno portato anche alla revoca delle misure cautelari anche per Vincenzo Curia, difeso dall’avvocato Francesco Nicoletti, e di Annibale Matalone, quest’ultimo con riferimento solo al capo 7 di imputazione dell’ordinanza, ossia quella che riguardava la posizione di Stasi e il presunto patto per raccattare voti.
Dichiarazioni chiare, precise, per quanto riguarda il sindaco Stasi, assistito dagli avvocati Mauro Mitidieri e Maurizio Minnicelli, che ha presentato una memoria difensiva in cui punto per punto rispondeva in maniera lucida, come più volte evidenziato dai legali, a tutte le accuse mosse.
Ma andiamo per ordine. Ciò che emerge subito sono le dichiarazioni rilasciate in sede di interrogatorio da Vincenzo Curia, che ammette davanti al Giudice di essersi inventato la circostanza della conversazione avuta con il sindaco e riferita a Matalaone divenuta oggetto della conversazione intercettata il 6 maggio 2024, «non c’è mai stato un dialogo tra me e il sindaco con la lettera Matalone o Annibale, mai. Si, l’ho potuto dire, ma l’ho detto per vantarmi».
Poi c’è un altro passaggio fondamentale. Ossia nella ordinanza si riportava di una circostanza in cui Stasi e Curia erano in macchina insieme e quest’ultimo chiamava Matalone per dargli appuntamento alla sede elettorale. Ebbene nella sua “lucida” ricostruzione Stasi ha evidenziato nella sua memoria la captazione della conversazione datava la telefonata alle ore 17.33.28 del 16 maggio 2026 , mentre alle 17.32.55 la telecamera riprendeva il Sindaco attraversare la strada, «il che escluderebbe che la conversazione tra Curia e Matalone» sia avvenuta in sua presenza.
Tutti elementi che hanno portato il gip a dichiarare che «le dichiarazioni, creano un vulnus all’interno delle indagini, ponendo un dubbio sulla correttezza dell’impostazione accusatoria». Da qui la decisione di liberazione immediata del sindaco Flavio Stasi e di Vincenzo Curia, mentre per Matalone, cade la misura riferita questi capo di imputazione, ma resta comunque in carcere per le altre accuse.