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Farma Trash, la Cassazione accoglie per la seconda volta le richieste dell'avvocato Nicoletti

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CORIGLIANO-ROSSANO - La Suprema Corte di Cassazione, in totale accoglimento delle richieste formulate dall’avvocato Francesco Nicoletti, difensore di fiducia di T.G., per la seconda volta, ha annullato l’Ordinanza con la quale il Tribunale di Cosenza – Sezione Misure Reali, aveva confermato il decreto, finalizzato alla confisca, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Castrovillari nei confronti dell’uomo, con il quale era stato disposto il sequestro preventivo, per l’importo complessivo di euro 867.427,04, dei conti correnti, dei beni mobili registrati, dei beni immobili, dei titoli di credito fino alla concorrenza del valore di profitto ottenuto, secondo l’ipotesi accusatoria, dalla commissione degli illeciti contestati. 

L’indagine, nota come operazione “Farma Trash”, era stata portata a termine nel mese di novembre dell’anno 2022 e ipotizzava l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, compiuta mediante la redazione di false ricette mediche relative a costose specialità medicinali prescritte al solo scopo di percepire il relativo profitto grazie al totale rimborso delle spese da parte del Servizio Sanitario. 

Secondo la tesi accusatoria, il meccanismo truffaldino sarebbe stato retto da una serie di prescrizioni di farmaci, mai richieste da alcun paziente, recapitate ai titolari delle farmacie coinvolte e ritenute compiacenti, i quali provvedevano a rifornirsi dei farmaci. Una volta ricevuti i prodotti, i farmacisti o i loro collaboratori avrebbero rimosso i bollini identificativi (c.d. “fustelle”) dalle scatole dei medicinali e li avrebbero applicati sulle false prescrizioni al fine di ottenere poi il rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale.

Nel decreto di sequestro preventivo, confermato dal Tribunale della Libertà di Cosenza, era stata evidenziata la necessità di bloccare conti correnti, denaro, beni immobili ed ogni altra utilità riconducibile agli indagati, data la particolare spregiudicatezza e capacità criminale dei soggetti coinvolti, la loro dedizione alle truffe nei confronti del Servizio sanitario nazionale ormai decennale, anche in territori non appartenenti a questa giurisdizione, la capacità di coordinare tutte le attività più rilevanti dell’associazione e di pianificare i successivi reati, nonché le strategie per superare i controlli e gli imprevisti avvenuti nel corso del tempo, la costante attenzione per l’espansione dei traffici illeciti, anche attraverso il reclutamento di nuovi farmacisti, l’emersa sussistenza di legami con l’estero tali da permettere la spedizione di farmaci fittiziamente prescritti, nonché la commissione di ulteriori rilevantissime truffe anche al di fuori del perimetro dell’associazione.

Per tali ragioni era stato ritenuto concreto ed attuale il pericolo che, a fronte del cospicuo profitto derivante dal reato, prima della definizione del processo penale nel corso del quale verranno accertate le responsabilità degli indagati, ciascuno di essi potesse compiere atti dispositivi comportanti il depauperamento del patrimonio.

La Corte di Cassazione, accogliendo in toto le argomentazioni dell’avvocato Francesco Nicoletti, ha annullato l’Ordinanza emessa dal Tribunale di Cosenza – Sezione Misure Reali.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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