Menù per bambini tra monotonia e scorciatoie, Renzo: «Pennette e cotoletta? Una comodità per gli adulti»
La direttrice del Polo Infanzia Magnolia interviene sui dati allarmanti su sovrappeso e obesità infantile. «Il rifiuto di un piatto non deve diventare il comando della tavola. La varietà si costruisce a casa prima che al ristorante»
CORIGLIANO-ROSSANO – Pennette al pomodoro, cotoletta e gelato. Cambiano i ristoranti, le città e le tradizioni gastronomiche, ma il menù riservato ai più piccoli sembra rispondere quasi sempre allo stesso cliché standardizzato. Una monotonia alimentare che dovrebbe far riflettere profondamente le famiglie, specie in un Paese in cui – secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità – il 19% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, il 9,8% presenta obesità e oltre un quarto non consuma quotidianamente frutta e verdura. Una situazione complessa che si differenzia dalla povertà alimentare, ma che dimostra come, laddove la scelta esista, rinunciare a educare alla varietà privi i bambini di un'importante opportunità di crescita.
A sollevare il tema è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia di Corigliano-Rossano, che invita a spostare l'attenzione dalle proposte della ristorazione alle abitudini coltivate tra le mura domestiche. «Troppo facile prendersela con i ristoratori – spiega – in molti casi quell'offerta risponde a ciò che le famiglie cercano e che i bambini sono stati abituati a mangiare. Se un bambino conosce soltanto pochi sapori, difficilmente sarà disposto a sperimentarne altri fuori casa. Il problema è educativo prima ancora che gastronomico».
La familiarità con gli alimenti si costruisce nei primi anni di vita attraverso l'esposizione ripetuta e non forzata ai nuovi cibi, come richiamano le indicazioni del CREA. Un metodo applicato concretamente al Magnolia, dove i bambini di tre anni vengono abituati a farro, cereali e zuppe di legumi, dimostrando che non esiste alcuna ragione pedagogica per relegare l'infanzia a una cucina monotona. Altro nodo cruciale è la gestione del rifiuto a tavola: assecondare immediatamente la richiesta di un piatto alternativo rischia di trasformare una preferenza momentanea in un'abitudine rigida. Per la pedagogista, punto di riferimento da oltre vent'anni per la prima infanzia, l'adulto deve mantenere una direzione educativa senza cedere alla tentazione della scorciatoia per evitare conflitti o per troppa fretta.
Nel mirino della riflessione finisce anche il rapporto fragile con la provenienza del cibo e la stagionalità, che non possono essere ridotti a semplici slogan o sostituiti dalla delega sistematica ai piatti pronti. «Educare alla stagionalità – conclude Teresa Pia Renzo – significa restituire ai bambini il rapporto con ciò che la terra produce nei diversi momenti dell'anno. Non possiamo pretendere bambini curiosi se noi adulti rinunciamo a educare: un bambino guidato alla scoperta del gusto sarà un adulto più libero nelle proprie scelte alimentari».