Palazzo Nola rinasce dopo quarant’anni di abbandono. Garofalo: «Così recuperiamo la nostra identità»
Il presidente del Centro Studi Giorgio La Pira saluta l’avvio del progetto da 5,5 milioni: «Da vicino di casa ho visto per anni quel palazzo morire. Ora diventerà un luogo di cultura, fede e comunità»
CASSANO JONIO - Per anni lo ha visto dalla finestra perdere pezzi, con le coperture deteriorate e i solai crollati. Ora Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi Giorgio La Pira, guarda allo stesso Palazzo Nola come a un «cantiere di speranza». Il recupero dello storico edificio nel cuore di Cassano, sostiene, vale molto più dei 5,5 milioni di euro destinati all’intervento: significa restituire alla città un pezzo della propria memoria.
«Abito a pochi metri da Palazzo Nola. Lo vedo tutti i giorni. Per anni è stato un dolore», racconta Garofalo, ricordando il lungo periodo di abbandono del bene culturale, che fa risalire al 1986.
Il progetto prevede di trasformare Palazzo Nola in un polo culturale e religioso. Secondo quanto riferisce Garofalo, gli spazi accoglieranno l’Archivio diocesano, una ludoteca, un caffè letterario, il museo degli arredi sacri, la Biblioteca e una sala conferenze.
«Quando ho saputo cosa nascerà qui – sottolinea – ho capito che non si recuperano solo pietre. Si recupera la nostra identità».
Garofalo rivolge quindi un ringraziamento al vescovo monsignor Francesco Savino, al quale riconosce di aver sostenuto con convinzione il recupero dell’immobile, oggi di proprietà della Diocesi, e la sua trasformazione in quello che definisce un “attrattore religioso”, capace di andare oltre la funzione museale.
Il presidente del Centro Studi ringrazia inoltre la Diocesi di Cassano all’Ionio e l’architetto Nicola Bruno, responsabile unico del procedimento dell’intervento.
Ma è soprattutto la dimensione quotidiana del progetto a emergere dalle parole di Garofalo. Il recupero di Palazzo Nola, nella sua lettura, può contribuire a riportare persone e attività nel cuore della città, offrendo ai più giovani luoghi nei quali studiare, incontrarsi e conoscere la storia religiosa e culturale della comunità.
L’orizzonte indicato è il 2029. E Garofalo lo racconta con l’immagine più semplice, quella di chi Palazzo Nola non lo osserva da una planimetria ma dalla propria casa: «Da domani, quando aprirò la finestra, non vedrò più un palazzo che muore. Vedrò un cantiere di speranza».