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Ospedale Sibaritide, il rebus del 68%: cantieri avanti ma i numeri non tornano

4 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – A Insiti, sui cantieri del nuovo ospedale, da sempre, abbiamo due certezze: la prima è l’infaticabile lavoro di project manager dell’opera Domenico Petrone (e della sua squadra), per cui l’opera è diventata più che altro una sfida personale e di vita; la seconda è il countdown del monitoraggio civico che scorre inesorabile sulla home page del nostro sito. E che stamattina fissa un numero: 198. Sono i giorni che ci separano dalla fatidica data della consegna dei lavori del nuovo nosocomio, così come fissato da cronoprogramma regionale.

Questi sono i due punti fermi; tutto il resto, invece, è variabile, liquido, umorale, economicamente instabile.

L’ultima volta che ci è stato consentito di entrare in cantiere era novembre 2025: corridoi già definiti, stanze completate, impianti visibili, una struttura che – almeno nella sua ossatura – restituiva l’idea di un’opera ormai prossima alla conclusione. Questo è quello che abbiamo raccontato noi dopo aver visto con gli occhi. Poi c’è un’altra verità. Quella che raccontano le carte, dove la percentuale di avanzamento dell’opera, ad oggi, si fermerebbe attorno al 68%.

Ed è dentro questo scarto che si apre, inevitabilmente, una domanda scomoda e la più difficile da ignorare: siamo davvero in linea con il cronoprogramma oppure no?

Perché se quel 68% fosse reale – e negli ambienti tecnici regionali viene considerato tutt’altro che un numero campato in aria – allora il quadro cambia radicalmente. Significa che, a fronte di lavori consegnati nel novembre 2020, in oltre cinque anni si è completata poco più di metà dell’opera. E che oggi, a 198 giorni dalla scadenza, bisognerebbe fare in sei mesi e mezzo quello che non si è riusciti a fare in cinque anni.

Un’accelerazione che, più che straordinaria, appare fuori scala. Eppure, ribadiamo, la narrazione ufficiale racconta altro. Lo stesso Governatore Roberto Occhiuto, non più tardi di un mese fa, ci ha raccontato di un ospedale entrato nella fase dei collaudi, mostrando immagini di ambienti praticamente finiti, luci accese, bagni montati, corridoi sgomberi. Una struttura che “appare quasi completata”, tanto da lasciar intendere che manchino solo arredi e rifiniture.

Allora dov’è la verità? Sta nelle immagini o nei numeri? Perché le due cose, oggi, non sembrano coincidere.

Una prima spiegazione possibile è che esista uno scarto fisiologico tra avanzamento reale e avanzamento contabilizzato. Succede spesso nei grandi cantieri: quello che si vede non è sempre quello che risulta nei SAL. Ma qui lo scarto sembra troppo ampio per essere solo tecnico. E allora si apre un’altra ipotesi, più delicata. Che dentro questo cantiere si stiano muovendo difficoltà che non vengono raccontate. Difficoltà che potrebbero avere una matrice economica.

Perché quando un’opera accelera improvvisamente dopo anni di lentezza, quando si concentra la comunicazione sulla fase finale e contemporaneamente si riduce drasticamente l’accesso al cantiere, quando le percentuali diventano opache, allora i dubbi non restano solo suggestione.

Il nodo perenne dei sottoservizi

Ma c’è un altro livello, ancora più concreto, che rischia di rendere questo scarto tra percezione e realtà ancora più evidente. Ed è quello dei sottoservizi. Noi lo diciamo e scriviamo da sempre che uno dei nodi più grandi di quest’opera sarebbe stata tutta quella rete di servizi che servono per far funzionale un immobile che di per sé, una volta in funzione, sarà un vero e proprio paese con all’interno quasi 2000 utenti stabili.

E qui il quadro si complica. Ad oggi, infatti, non risultano completati – o comunque non risultano chiaramente definiti – passaggi che dovrebbero essere fondamentali: un allaccio idrico stabile, una rete dati ad alta efficienza, le opere di urbanizzazione esterna. Ma soprattutto resta aperta la questione più pesante di tutte: la gestione dei reflui.

L’area di Insiti, dove sorge il nuovo presidio, non è servita da un sistema fognario strutturato né da un depuratore. E questo significa che, allo stato attuale, manca una condizione essenziale per l’attivazione della struttura.

Sul tavolo ci sono due soluzioni che, però, aprono più interrogativi di quanti ne chiudano. Da una parte il progetto di collettamento verso il depuratore di Boscarello, in mano al Commissario per la Depurazione, con circa tre chilometri e mezzo di condotta da realizzare. Un intervento, questo, che dovrebbe entrare nella fase esecutiva a breve, ma che inevitabilmente richiederà tempi tecnici tra progettazione, gara e lavori difficilmente comprimibili dentro quei 198 giorni.

Dall’altra, l’ipotesi di un depuratore interno al servizio esclusivo dell’ospedale, che dovrebbe realizzare  il concessionario dell’opera. Ma a novembre, durante l’ultimo sopralluogo, di questo impianto non c’era alcuna traccia visibile. E oggi, con il cantiere diventato di fatto inaccessibile, non è possibile capire a che punto siano eventuali lavorazioni.

E allora la domanda si fa ancora più netta: anche ammesso che la struttura sia davvero vicina al completamento, può un ospedale aprire senza che questi nodi siano risolti?

Perché qui non si tratta di dettagli tecnici. Si tratta di condizioni abilitanti. Ed è anche su questo terreno che il cronoprogramma rischia di entrare in crisi.

Intanto parte la riorganizzazione dei due presidi spoke di Corigliano-Rossano

Nel frattempo, mentre il nuovo ospedale resta sospeso tra accelerazioni raccontate e numeri che non tornano, si muove un’altra partita, più silenziosa ma altrettanto delicata. Quella della riorganizzazione degli attuali presidi spoke di Corigliano-Rossano, da anni schiacciati dentro una condizione di “disorganizzazione violenta”.

Secondo indiscrezioni che nelle prossime ore dovrebbero trovare conferma ufficiale, sarebbe imminente il trasferimento del punto nascita dal presidio Compagna di Corigliano al Giannettasio di Rossano. Un primo tassello di un riassetto più ampio che riguarderebbe anche altre unità operative.

Un passaggio che, se confermato, segnerebbe un cambio di equilibrio importante nella sanità locale e che arriva proprio mentre il nuovo ospedale, quello destinato a superare definitivamente la logica dei due spoke, resta ancora lontano dall’essere operativo.

Non è un dettaglio. È un segnale. Perché significa che il sistema sanitario del territorio si sta muovendo adesso, senza poter ancora contare su quella struttura che avrebbe dovuto rappresentare il punto di arrivo.

E quindi è doveroso chiedersi se siamo davvero a sei mesi dall’apertura del nuovo ospedale della Sibaritide oppure quello che vediamo – e che ci viene raccontato – è solo una parte della storia. Perché se i numeri sono quelli che circolano, se i sottoservizi sono ancora un’incognita e se, nel frattempo, si riorganizza l’esistente, allora il rischio è che quel countdown che scorre ogni giorno sulla nostra homepage non stia segnando la fine dei lavori. Ma ci avvicina sempre più l’inizio di un nuovo rinvio.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.