«La povertà educativa non è solo carenza di servizi, ma soprattutto assenza di adulti capaci di esercitare il proprio ruolo»
Questa è una delle riflessioni della pedagogista Renzo: «È da questa consapevolezza che si chiude un anno e si apre una nuova fase di responsabilità educativa, si spera, condivisa»
CORIGLIANO-ROSSANO – «L’emergenza educativa che attraversa il nostro tempo non è un fenomeno episodico né una sommatoria di casi isolati. È una crisi strutturale, profonda, che riguarda il venir meno degli adulti come riferimento, la confusione dei ruoli educativi e la progressiva rinuncia alla responsabilità. Una crisi che coinvolge famiglie, scuola, istituzioni e società nel suo insieme e che, nel corso del 2025, si è manifestata con segnali sempre più evidenti e convergenti, anche nel confronto nazionale tra professionisti dell’educazione».
A richiamare con forza l’attenzione su questo quadro è la pedagogista Teresa Pia Renzo, che da oltre vent’anni opera nei servizi educativi, nella formazione e nel dibattito pubblico, maturando una lettura pedagogica costruita sul campo e rafforzata dal confronto costante con reti professionali e contesti istituzionali di livello nazionale. Un percorso che nel corso dell’ultimo anno ha segnato un doppio passaggio simbolico e sostanziale: vent’anni di attività pedagogica e dieci anni di impegno strutturato nella formazione per la prima infanzia.
«La figura del pedagogista – sottolinea la professionista – non può essere relegata a ruolo tecnico o marginale. È una funzione strategica nei servizi per la prima infanzia, nella progettazione educativa, nella mediazione famiglia-scuola, nella prevenzione del disagio e nella tenuta sociale delle comunità. Una convinzione maturata non solo nell’esperienza quotidiana dei servizi, ma anche nel confronto sviluppato nel corso dell’anno in sedi nazionali, dove il tema del riconoscimento professionale, dell’assenza di un Albo e della necessità di una governance pedagogica condivisa è stato al centro di assemblee e momenti di riflessione collettiva».
«Nel 2025, inoltre, la partecipazione ai lavori dell’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI) ha rappresentato un passaggio importante, strategico di questo percorso, inserendo le esperienze maturate nei contesti locali dentro una cornice nazionale di analisi, confronto e responsabilità. In particolare, il tema della pace, della mediazione e della funzione educativa come argine ai conflitti sociali ha trovato spazio in assemblee che hanno rimesso al centro il valore dell’educazione come strumento di coesione e civiltà».
«È proprio su questa visione, che intreccia dimensione locale e nazionale, si fonda anche l’esperienza del Polo Infanzia Magnolia e della cooperativa Maya, realtà che nel corso degli ultimi 365 giorni hanno consolidato il proprio ruolo educativo attraverso la direzione pedagogica, la formazione degli operatori e il lavoro di rete con le famiglie. Un lavoro che non si limita alla gestione dei servizi, ma che assume una funzione pubblica di presidio educativo e culturale. L’osservazione quotidiana dei bambini e delle famiglie, letta alla luce del confronto nazionale tra pedagogisti, ha restituito un dato chiaro: la povertà educativa non è solo carenza di servizi, ma soprattutto assenza di adulti capaci di esercitare il proprio ruolo».
Intanto, nel corso del 2025 è emersa con forza anche la crisi della scuola come istituzione autorevole. Un tema che Renzo ha portato sia nel dibattito locale sia nei contesti di riflessione nazionale, evidenziando come la scuola stia progressivamente perdendo voce, coraggio e protezione istituzionale. «La pressione delle famiglie, la paura del contenzioso, la trasformazione del dirigente in manager e l’esposizione crescente degli insegnanti stanno producendo un indebolimento strutturale del sistema educativo. Il rapporto scuola–famiglia – sottolinea ancora la pedagogista - resta fondamentale, ma solo se fondato su ruoli chiari e non negoziabili. Dove i confini saltano, cresce il disordine educativo e i ragazzi perdono riferimenti».
Uno dei filoni più rilevanti dell’attività pedagogica e comunicativa dell’ultimo anno ha sicuramente riguardato il digitale e l’intelligenza artificiale. Un tema affrontato non solo nei servizi educativi, ma anche nei contesti di confronto nazionale, dove è emersa con chiarezza la contraddizione tra divieti e aperture tecnologiche prive di una cornice pedagogica condivisa. «L’IA – è stato ribadito più volte – non è il nemico. Il rischio reale è l’assenza di adulti competenti che presidino i luoghi dell’ascolto e della relazione. Sempre più adolescenti cercano risposte in entità virtuali perché non trovano interlocutori umani credibili. Un vuoto che nessuna tecnologia può colmare».
Nel 2025 Renzo ha scelto di portare nel dibattito pubblico anche fenomeni spesso rimossi, come il baby sugar e lo sfruttamento minorile mediato dal digitale, denunciandone la natura strutturale e non episodica. Esperienze emerse nel lavoro diretto con le famiglie e confermate dal confronto con altri professionisti a livello nazionale hanno mostrato come questi fenomeni attraversino indistintamente territori e contesti sociali. «La prevenzione, in questo ambito, - ricorda e sottolinea - non può che partire dagli adulti e dalle istituzioni, prima ancora che dai minori».
Accanto a questi temi, il 2025 ha confermato anche il valore educativo del territorio come spazio pedagogico. Le esperienze educative vissute nella natura insieme ai bambini del Magnolia, come quella ai Giganti di Cozzo del Pesco, hanno mostrato come l’abbandono ambientale sia anche abbandono simbolico ed educativo. «Dove manca la cura, i più piccoli apprendono l’indifferenza; dove esiste una presenza istituzionale responsabile, il territorio diventa strumento di identità e crescita».
Il lavoro pedagogico svolto nell’ultimo anno, quindi, restituisce un quadro chiaro: educare non è una funzione delegabile né un compito individuale. È una responsabilità pubblica, che attraversa famiglie, scuola, istituzioni e reti professionali, a livello locale e nazionale. Senza adulti autorevoli, senza ruoli chiari, senza una governance pedagogica condivisa, non esistono comunità resilienti né futuro possibile. «È da questa consapevolezza – conclude Teresa Pia Renzo - che si chiude un anno e si apre una nuova fase di responsabilità educativa, si spera, condivisa».