Energia dal mare e porti green, D’Agostino (Omnia é): «La Calabria diventi piattaforma del Mediterraneo»
L’amministratore delegato di Omnia Energia interverrà domani al talk di “Mare Dentro”. Dalle rinnovabili offshore al moto ondoso: «Ricerca, competenze e occupazione devono restare sul territorio»
ZUMPANO – La Calabria non deve più guardarsi come margine d’Europa, ma come piattaforma energetica e marittima del Mediterraneo. È qui che, facendo leva sui porti, sulle energie rinnovabili e sulla ricerca, può giocarsi una parte decisiva della nuova competitività regionale. Non si tratta di scegliere tra ambiente e sviluppo, tra tutela e impresa, tra energia e paesaggio. La vera sfida è governare insieme queste risorse, perché la ricchezza generata dal mare e dall’energia resti finalmente sul territorio in forma di infrastrutture, competenze, occupazione qualificata e nuove filiere produttive.
È questo il messaggio che Vincenzo D’Agostino, Amministratore Delegato di Omnia Energia Spa, porterà domani (martedì 25 agosto) a Cetraro, in occasione del talk La Calabria, una montagna in mezzo al mare, nel contesto di Mare Dentro, il progetto promosso dall’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria. L’iniziativa, in programma al Porto, rappresenta una nuova tappa del percorso avviato dall’EPMR per mettere il mare al centro di una riflessione non solo ambientale, ma anche economica, produttiva, turistica e culturale. Grazie al Direttore generale Raffaele Greco – aggiunge l’imprenditore - per aver aperto un confronto concreto su una risorsa che può diventare una delle infrastrutture naturali più importanti della Calabria.
Il mare calabrese non può essere considerato soltanto pesca, trasporto o turismo. È una piattaforma naturale nella quale possono convivere portualità e la cantieristica, la logistica e la mobilità sostenibile, aree marine e ricerca. In questo contesto possono avere una leva strategica le fonti rinnovabili offshore che rappresentano un importantissimo asset nella produzione energetica da fonti rinnovabili. Questa convivenza, però, non nasce spontaneamente. Va governata con regole chiare, visione unitaria e capacità di distinguere tra sfruttamento del territorio e sviluppo duraturo. La tutela dell’ambiente marino non deve essere l’alibi per bloccare ogni progetto, né lo sviluppo può ignorare la qualità degli ecosistemi.
I porti – aggiunge l’imprenditore – possono diventare laboratori della transizione energetica. Dall’elettrificazione delle banchine ai sistemi di accumulo per finire alla gestione intelligente dei consumi, tutte queste azioni possono ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’efficienza degli scali. Non si tratta di aggiungere tecnologia come accessorio, ma di ripensare il porto come ecosistema energetico.
Poi c’è tutto il tema delle energie marine che – precisa - non è fantascienza. Anzi. La Calabria, con una popolazione pari a circa il 3% di quella nazionale e una quota costiera molto rilevante rispetto al totale italiano, ha condizioni che rendono interessante il ragionamento sul moto ondoso. Ma ogni investimento deve produrre valore locale: ricerca, competenze, manutenzione, occupazione e filiere tecniche devono rimanere in Calabria. Altrimenti il rischio è trasformare ancora una volta il territorio in semplice spazio da colonizzare.
Su tutti c’è il modello sea-to-grid – spiega - nel quale l’energia prodotta dal mare può alimentare anche veicoli elettrici destinati al trasporto di merci e passeggeri collegati agli scali. In questo modo il mare non resta soltanto risorsa paesaggistica o turistica, ma diventa parte attiva di un sistema energetico più autonomo e meno dipendente dai combustibili fossili.
Anche la ricerca va in questa direzione. L’Università della Calabria ha sviluppato studi sul potenziale energetico delle onde lungo le coste regionali, mentre dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria arriva il caso del REWEC3, dispositivo ideato dal professor Paolo Boccotti per trasformare il moto ondoso in elettricità. La convenzione sottoscritta nel 2025 tra Mediterranea e Autorità di Sistema Portuale per studiare l’applicazione di questa tecnologia al porto di Vibo Valentia indica una prospettiva concreta: porti capaci di produrre internamente parte dell’energia necessaria al proprio funzionamento.
Per Omnia, la vera partita è utilizzare la disponibilità energetica per attrarre nuova industria. Energia competitiva, porti efficienti e infrastrutture moderne possono rendere la Calabria molto più interessante per imprese innovative e filiere tecnologiche legate alla transizione. Ma non si può parlare di porti senza parlare di collegamenti: alta velocità, rete ferroviaria regionale, viabilità portuale e connessioni con le aree produttive devono appartenere allo stesso disegno.