Vinitaly and the City cresce... Ora la sfida è far crescere il territorio
La manifestazione consolida il legame tra enoturismo e patrimonio archeologico. Ora, però, serve una strategia che vada oltre l'evento
SIBARI - Alla sua terza edizione, Vinitaly and the City a Sibari smette definitivamente di essere una novità. È un appuntamento che trova la sua dimensione, consolida la propria identità e, soprattutto, dimostra di aver imparato dai primi passi.
Anche quest'anno il Parco archeologico ha offerto una scenografia difficilmente replicabile altrove. Tra i resti della Sybaris antica, il vino diventa un linguaggio che dialoga con la storia, senza che uno prevalga sull’altro. È questa la cifra e il taglio che gli organizzatori hanno voluto imprime e che prova a tenere insieme cultura, paesaggio e produzioni.
Gli espositori hanno risposto ancora una volta con una presenza ampia e qualificata. Le cantine calabresi, affiancate da realtà provenienti da altri territori, hanno costruito un percorso di degustazione ricco e variegato, capace di soddisfare tanto il visitatore curioso quanto l'appassionato. Accanto al vino, un'offerta gastronomica discreta, ben distribuita e coerente con il contesto, senza eccessi ma sufficiente ad accompagnare il percorso di assaggio e a valorizzare le eccellenze agroalimentari del territorio.
Uno degli aspetti più evidenti di questa edizione riguarda però l'organizzazione. La gestione dei flussi è apparsa più ordinata rispetto agli anni passati, gli spazi più leggibili, i percorsi più fluidi. Piccoli miglioramenti logistici che incidono concretamente sulla qualità della permanenza e restituiscono al pubblico la sensazione di un evento pensato con maggiore attenzione.
Anche il ritmo della manifestazione è sembrato più equilibrato. Nessuna corsa contro il tempo, nessuna frenesia da grande evento, ma una scansione capace di lasciare spazio agli incontri, alle conversazioni e alle degustazioni. Il vino, del resto, richiede tempo. E un evento che sceglie di rispettarne i tempi naturali finisce per offrire un'esperienza più vera.
Naturalmente restano margini di crescita. Una manifestazione di questo livello può ancora ampliare i momenti di approfondimento culturale, rafforzare il dialogo con il patrimonio archeologico che la ospita e continuare a investire nella qualità dei servizi. Ma sarebbe ingeneroso non riconoscere il percorso compiuto.
La vera sfida, tuttavia, comincia quando i riflettori si spengono. Vinitaly and the City ha dimostrato ancora una volta di poter attrarre pubblico, produttori e operatori, offrendo a Sibari una vetrina di rilievo nazionale (?). Perché questo patrimonio non si disperda, serve però che l'evento non resti isolato, per quanto riuscito. La promozione di un territorio non può vivere di appuntamenti occasionali, ha bisogno di continuità e della capacità di trasformare tre giorni di visibilità in opportunità permanenti
Manifestazioni come questa hanno il merito di ricordare il valore di alcuni territori e di renderli visibili a un pubblico sempre più ampio. Ma il loro valore più autentico si misurerà nella capacità di lasciare un'eredità: creare reti, rafforzare il sistema dell'accoglienza, alimentare nuove occasioni di investimento e consolidare un racconto del territorio che non si interrompa con la chiusura degli stand. Se la terza edizione ha certificato la solidità dell'evento, adesso il passo successivo riguarda il territorio facendo in modo che quella energia diventi una presenza costante e non soltanto un appuntamento da attendere ogni estate.