Tragedia di Amendolara, Garofalo: «Basta retorica, servono diritti e dignità»
Il presidente del Centro Studi "Giorgio La Pira" richiama le parole del Vescovo Savino: «L'indignazione va trasformata in impegno concreto per chi vive e lavora in condizioni disumane»
AMENDOLARA – «Adesso basta». Francesco Garofalo, presidente del Centro Studi "Giorgio La Pira", fa proprie le parole del Vescovo della Diocesi di Cassano Jonio, Monsignor Francesco Savino, intervenendo sulla tragedia che ha colpito Amendolara e che ha scosso profondamente l'opinione pubblica.
«Basta con la retorica, basta con le passerelle, basta con l'ipocrisia», afferma Garofalo, che richiama l'attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro di molti braccianti. «La realtà è fatta di paghe di pochi euro all'ora, di giornate trascorse nei campi sotto il sole cocente, di abitazioni fatiscenti e di condizioni spesso disumane. Di fronte a fatti così drammatici, capaci di scuotere le coscienze, una domanda si impone: dove è finita la nostra umanità?».
Il presidente del Centro Studi esprime inoltre il timore che, una volta spenti i riflettori mediatici, l'attenzione su questa vicenda possa rapidamente affievolirsi. «Non vorrei che, terminato il clamore del momento, si dimenticasse una tragedia che resta in tutta la sua gravità. È necessario trasformare il dolore e l'indignazione in un percorso concreto di cambiamento».
Nel suo intervento, Garofalo richiama la necessità di costruire una società fondata sulla solidarietà, sulla giustizia sociale e sulla "convivialità delle differenze", principi che considera indispensabili per una nuova progettualità politica capace di restituire al Mezzogiorno e all'intero Paese un ruolo centrale nello sviluppo e nella speranza.
«I quattro giovani barbaramente assassinati – conclude Garofalo – ci lasciano un imperativo morale che non possiamo ignorare: l'indignazione deve trasformarsi in impegno concreto per la tutela dei diritti, affinché a tutti, nessuno escluso, siano garantite condizioni di vita dignitose e pienamente umane».