Al Majorana nasce la parete verde hi-tech: : tecnologia e ambiente per il benessere degli studenti
Nell'istituto di Corigliano-Rossano prende forma “Il respiro verde della scuola”, un progetto che unisce elettronica e ambiente con una parete di muschio monitorata da sensori e sistemi digitali
CORIGLIANO-ROSSANO – «Le professioni del futuro nasceranno sempre di più dove tecnologia, ambiente e sviluppo sostenibile riusciranno a parlare la stessa lingua. È su questo terreno che la scuola è chiamata a formare nuove competenze: non soltanto tecniche, non soltanto umanistiche, ma capaci di leggere i bisogni reali delle persone, dei luoghi e delle comunità. Con Il respiro verde della scuola, l’IIS Majorana trasforma un progetto didattico in laboratorio vivo di innovazione, benessere e cultura ambientale».
L’iniziativa si inserisce nel percorso dell’Istituto d’Istruzione Superiore guidato dal Dirigente scolastico Saverio Madera, che ha aderito al movimento delle Avanguardie Educative, configurandosi anche in questo caso come palestra di compiti di realtà innovativi da condividere e diffondere. Nell’ambito della sezione Adotta un’idea, il Majorana propone un progetto interdisciplinare nato dall’incontro tra il Dipartimento di Elettronica e il Dipartimento di Lettere, con l’obiettivo di tenere insieme sapere tecnico-scientifico, sensibilità umanistica, creatività e riflessione critica.
Al centro del progetto c’è una parete di muschio vivo dotata di un sistema di monitoraggio avanzato. Sensori dedicati rilevano costantemente parametri fondamentali come temperatura, umidità ambientale e pH dell’acqua, così da garantire le condizioni ottimali per la crescita e la salute del muschio. I dati vengono gestiti attraverso un microcontrollore Raspberry Pi, che consente il controllo da remoto dell’intero sistema e la trasmissione delle informazioni in tempo reale alla pagina web dell’Istituto.
Il progetto lavora anche su una dimensione più profonda: il rapporto tra ambiente e qualità dell’apprendimento. La parete di muschio è pensata come strumento di rigenerazione dell’interesse degli studenti. Secondo la teoria del recupero dell’attenzione, il contatto visivo con elementi naturali favorisce una forma di stimolazione leggera, spontanea, capace di far riposare la mente dopo lo sforzo cognitivo senza ridurre la vigilanza. È quella che viene definita morbida fascinazione: una pausa naturale che aiuta a ridurre lo stress e a migliorare concentrazione e benessere.
Ma c’è un insegnamento più grande che passa da quella parete ipertecnologica e naturale insieme, quello volto a stimolare i sensi della biofilia, quell’innata predisposizione dell’uomo a cercare contatto con la natura. Portare il verde vivo dentro la scuola, infatti, significa ripensare gli ambienti non solo come contenitori di lezioni, ma come luoghi capaci di incidere sui processi cognitivi, emotivi e relazionali. Lo spazio scolastico diventa, quindi, parte attiva della didattica.
Insomma, elettronica, ambiente, comunicazione, benessere, gestione dei dati e cura degli spazi si intrecciano, anche in questo caso, in un’esperienza che prepara gli studenti a professioni nuove, sempre più legate alla sostenibilità, alla sensoristica, alla progettazione intelligente e alla qualità della vita. Insomma, una scuola che non separa ambiente e tecnologia, ma li mette insieme; che non guarda all’innovazione come effetto speciale, ma come strumento per migliorare la vita delle persone. Perché sviluppo, oggi, significa anche questo: formare giovani capaci di progettare luoghi più intelligenti, più sani e più umani.