Montanità per algoritmo, il caso calabrese: «Cosenza “montana”, Corigliano-Rossano esclusa»
Dibattito sui criteri della Legge 131/2025: l’uso di medie altimetriche ridefinisce la mappa dei Comuni montani. Domenico Mazza (CMG): «Così si ignorano territori e comunità reali»
CORIGLIANO-ROSSANO – La nuova classificazione dei Comuni montani introdotta dalla Legge 131/2025 apre il dibattito in Calabria e, in particolare, nella Sibaritide. Al centro della discussione c’è un criterio ritenuto troppo “algoritmico” e distante dalla realtà territoriale, basato su indicatori sintetici come l’altitudine media, che finisce per produrre effetti considerati distorsivi.
A intervenire sulla questione è Domenico Mazza, presidente del Comitato Magna Graecia, che punta il dito contro un impianto normativo che, a suo dire, “smarrisce la geografia reale”. Il caso più emblematico riguarda due realtà simbolo: da un lato Cosenza, riconosciuta come comune montano pur essendo storicamente collocata nel fondovalle del Crati; dall’altro Corigliano-Rossano, esclusa dalla classificazione nonostante comprenda vaste aree della Sila Greca e territori interni con caratteristiche tipicamente montane.
Secondo Mazza, si tratta di una “lettura astratta” che non tiene conto della complessità reale dei territori. «La montanità viene ridotta a una media matematica – evidenzia – perdendo ogni riferimento alla dimensione sociale, economica e infrastrutturale delle comunità».
Il nodo delle medie e il caso Corigliano-Rossano
Sotto accusa è il meccanismo delle medie altimetriche. Corigliano-Rossano, con oltre 350 chilometri quadrati di estensione, presenta una morfologia articolata che comprende sia la fascia costiera sia un’ampia area montana interna, parte del Parco Nazionale della Sila. Qui si trovano migliaia di ettari di patrimonio forestale e centri abitati situati anche oltre gli 800 metri di altitudine, con tutte le criticità tipiche delle aree interne: difficoltà infrastrutturali, servizi ridotti, spopolamento. Eppure, secondo i criteri adottati, la presenza della pianura “neutralizza” il peso delle aree montane, determinando l’esclusione del Comune dai benefici previsti per i territori montani, come fondi dedicati, deroghe scolastiche e incentivi economici.
Cosenza “montana”, il paradosso opposto
Speculare il caso di Cosenza, inserita tra i Comuni montani per effetto di porzioni collinari che incidono sugli indicatori statistici, ma che – secondo Mazza – non rappresentano una reale condizione di marginalità territoriale. Ne deriverebbe una discrepanza tra “montanità formale” e “montanità sostanziale”: la prima legata ai parametri numerici, la seconda alla concreta difficoltà di vivere e garantire servizi nelle aree interne. Una distinzione che, sottolinea il presidente del Comitato Magna Graecia, ha effetti diretti sulla distribuzione delle risorse pubbliche.
Le ricadute su risorse e servizi
La classificazione non è infatti solo teorica. Da essa dipende l’accesso a strumenti fondamentali come il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT), oltre a misure di sostegno per scuole, imprese e servizi essenziali. «Così si sottraggono risorse a chi vive realmente la montagna», afferma Mazza, evidenziando come il sistema attuale finisca per penalizzare i Comuni più estesi e complessi, premiando invece realtà territorialmente più compatte.
Critiche alla politica e richiesta di correttivi
Nel documento si parla apertamente di “deficit di visione istituzionale”, con riferimento all’applicazione uniforme di criteri nazionali in un contesto come quello calabrese, caratterizzato da una forte componente montana. Tra le proposte avanzate, l’introduzione di correttivi che tengano conto dei sub-ambiti territoriali, delle frazioni e della cosiddetta “montanità funzionale”, cioè delle reali condizioni socio-economiche e infrastrutturali. Nel mirino anche la politica regionale, accusata di non intervenire su una normativa ritenuta penalizzante per l’area jonica e per lo stesso progetto amministrativo di Corigliano-Rossano.
Una questione di rappresentazione del territorio
Al di là degli aspetti tecnici, il tema sollevato riguarda il modo in cui lo Stato rappresenta e governa i territori complessi. Ridurre la montanità a un dato numerico, secondo Mazza, rischia di generare disuguaglianze e di accelerare fenomeni già in atto come lo spopolamento delle aree interne. «Quando la misurazione è inadeguata – conclude – anche l’azione pubblica diventa inefficace».
Il rischio, per la Calabria e per la Sibaritide, è quello di una “montagna di carta” riconosciuta nei dati ma non nella realtà, mentre le comunità delle aree interne continuano a confrontarsi con carenze strutturali e marginalità crescente.