Dalla cultura dell’emergenza alla prevenzione: serve una nuova strategia per il territorio
Mazza (CMG) propone l'istituzione della figura del Custode del Territorio per superare la logica dell’emergenza e investire nella prevenzione e nella manutenzione del territorio, una sfida decisiva per la sicurezza e il futuro delle comunità
CORIGLIANO-ROSSANO - La Calabria si trova in una fase decisiva della propria evoluzione territoriale e ambientale. A sostenerlo è Domenico Mazza del Comitato Magna Graecia, che in una riflessione articolata richiama l’attenzione sulla necessità di cambiare radicalmente il modello di gestione del territorio regionale.
«La Calabria si colloca oggi in una fase cruciale della propria evoluzione socio-territoriale», afferma Mazza. «Per decenni la gestione del territorio è stata improntata a un paradigma eminentemente reattivo: si è puntato sulla risposta post-evento anziché sulla mitigazione preventiva».
Secondo Mazza, questo modello, riconducibile alla cosiddetta “cultura dell’emergenza”, ha generato conseguenze profonde. «Ha prodotto un duplice effetto distorsivo: da un lato ha consolidato una dipendenza strutturale da interventi straordinari e frammentati; dall’altro ha occultato la natura sistemica e prevedibile dei fenomeni idrogeomorfologici che interessano la Regione».
In un territorio caratterizzato da una forte fragilità e sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici, la strada da seguire deve essere diversa. «La manutenzione programmata deve essere riconosciuta come infrastruttura strategica, non come voce residuale di bilancio», sottolinea Mazza. «La prevenzione, intesa come investimento pluriennale, rappresenta il fondamento di una resilienza territoriale autentica e duratura».
Un altro punto centrale della riflessione riguarda il rapporto tra aree montane e zone costiere. «La letteratura scientifica internazionale ha ampiamente dimostrato come i bacini idrografici costituiscano sistemi complessi nei quali le dinamiche montane e costiere sono strettamente interconnesse», spiega Mazza.
In Calabria, aggiunge, questa relazione è ancora più evidente. «Il progressivo degrado degli alvei fluviali è stato determinato dall’accumulo incontrollato di sedimenti, dalla presenza di ostacoli antropici e dalla mancanza di manutenzione ordinaria».
Le conseguenze non riguardano solo il rischio alluvionale. «Questo fenomeno compromette il naturale ciclo del trasporto solido dei sedimenti e genera un deficit che si manifesta, a valle, sotto forma di erosione costiera».
Per Mazza, quindi, la regressione delle spiagge calabresi non è un fenomeno isolato. «La regressione dei litorali rappresenta la proiezione marittima di un dissesto montano». Da qui la necessità di cambiare approccio: «La difesa costiera non può essere affrontata con interventi sporadici e localistici, ma richiede una visione olistica del bacino idrografico».
Tra le criticità evidenziate c’è anche il progressivo indebolimento del presidio umano nelle aree interne. «Uno degli elementi più critici del quadro attuale riguarda il depauperamento delle maestranze dedicate alla cura del territorio», osserva Mazza.
Negli ultimi anni il comparto forestale si è progressivamente ridotto e il blocco del ricambio generazionale ha aggravato la situazione. «La rarefazione del presidio fisico nelle aree interne ha prodotto un indebolimento del sistema di sorveglianza e manutenzione del rischio idrogeologico».
Le conseguenze, spiega, sono evidenti. «Gli effetti sono tangibili: aumento del rischio alluvionale, perdita di controllo sui versanti montani e accelerazione dei processi di degrado ambientale».
La proposta: istituire i “Custodi del Territorio”
Per affrontare queste criticità Mazza propone una nuova figura professionale. «In tale contesto istituire i Custodi del Territorio potrebbe rappresentare un’evoluzione necessaria».
Si tratterebbe di operatori con competenze integrate. «Questa figura dovrebbe unire le competenze tradizionali del settore forestale con le tecniche di ingegneria naturalistica e con strumenti avanzati di monitoraggio».
Tra le tecnologie citate ci sono droni, sensori per il monitoraggio dei suoli, sistemi GIS per la mappatura digitale dei rischi e modelli predittivi. «Il Custode del Territorio dovrebbe disporre di capacità operative sugli alvei, sui versanti e sulle infrastrutture verdi».
Ma il valore della proposta non è solo tecnico. «Oltre alla dimensione operativa, questa figura assumerebbe un ruolo strategico anche sul piano socio-economico, contribuendo a contrastare lo spopolamento delle aree interne e offrendo nuove opportunità professionali radicate nei territori».
Per Mazza, però, il cambiamento richiede anche un quadro istituzionale più efficace. «La transizione verso un modello di resilienza strutturale richiede un assetto istituzionale rinnovato», afferma.
Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla frammentazione amministrativa e dalla complessità delle procedure. «L’attuale sistema rappresenta spesso un freno alla realizzazione tempestiva degli interventi».
La proposta è quella di costruire un vero e proprio Patto strategico tra istituzioni e territori. «È necessario coinvolgere enti locali, Regione, Autorità di Bacino, università e comunità territoriali».
Gli obiettivi, secondo Mazza, devono essere chiari: «semplificazione normativa, in particolare per gli interventi negli alvei fluviali, e garanzia di flussi finanziari certi e pluriennali, superando definitivamente la logica dei fondi emergenziali».
Allo stesso tempo occorre guardare al lungo periodo. «È fondamentale adottare una pianificazione decennale basata su indicatori di rischio, scenari climatici e modelli di gestione adattiva».
La conclusione della riflessione richiama la centralità del territorio nella costruzione del futuro della regione. «Solo restituendo centralità alle proprie matrici geografiche – montagne, fiumi e boschi – la Calabria potrà costruire un futuro sostenibile per le comunità che continueranno ad abitarla», conclude Mazza.