Bambini arbëreshë tra disegno e canto: la 43ª rassegna del costume rivive nelle scuole
A Vakarici laboratori e concorsi guidano i più piccoli alla scoperta della tradizione, tra colori, ornamenti e canti tipici della cultura arbëreshe
VACCARIZZO ALBANESE - Nel cuore di Vakarici, il Salotto diffuso diventa luogo di memoria e creatività, dove i bambini diventano protagonisti della trasmissione dell’identità arbëreshe. La 43ª Rassegna del Costume riparte dai più piccoli, intrecciando educazione, partecipazione e tradizione attraverso laboratori didattici dedicati agli alunni delle scuole primarie delle comunità arbëreshe.
Il Sindaco Antonio Pomillo annuncia l’avvio del concorso di disegno Il costume arbëreshe visto con gli occhi di un bambino, un’iniziativa che permette ai più giovani di interpretare artisticamente i simboli degli abiti tradizionali, dei colori e degli ornamenti, accompagnati in classe da esperti e anziani. «Educare all’identità significa seminare consapevolezza e appartenenza. I bambini non sono spettatori della tradizione, ma protagonisti della sua reinterpretazione», sottolinea il Primo cittadino. Tutti i lavori saranno esposti al Museo del Costume e degli Ori Arbëreshë, in una mostra temporanea e itinerante pensata anche come occasione culturale e turistica.
Accanto al percorso creativo, si sviluppa quello musicale guidato dalla docente Emiliana Oriolo, esperta di canto tradizionale arbëresh. Gli studenti e i giovani partecipanti si immergeranno nei vjershe, i canti tradizionali, approfondendone il valore rituale e sociale attraverso studio, ascolto e performance.
Fondamentale è il contributo delle istituzioni scolastiche, in particolare dell’Istituto Omnicomprensivo di San Demetrio Corone, con la collaborazione della Dirigente Scolastica Concetta Smeriglio, della maestra Francesca Servidio e della professoressa Demetra Minisci. Alla presentazione dei laboratori hanno preso parte, insieme al Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale Francesco Godino, il direttore artistico della Rassegna Roberto Cannizzaro, la docente Emiliana Oriolo e la direttrice organizzativa Katia Cannizzaro.
Nella visione del Salotto Diffuso di Vakarici, la scuola diventa laboratorio permanente di identità e cittadinanza. Qui la tradizione non si conserva passivamente, ma si pratica, si interpreta e si rilancia. «Quando un bambino disegna il proprio costume e un ragazzo canta nella propria lingua – conclude Pomillo – non stiamo solo ricordando ciò che siamo stati, ma stiamo costruendo ciò che saremo».