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Nel carcere di Corigliano-Rossano «la situazione è esplosiva. Si intervenga subito»

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CORIGLIANO-ROSSANO - «Risulta alquanto improbabile che tutte le Organizzazioni Sindacali rappresentate e rappresentative di questo reclusorio e del Corpo della Polizia Penitenziaria Sappe, 0sap, Sinappe, Uilpa Polizia Penitenziaria e Cgil, congiuntamente, rivolgano la loro voce unanime alla propria Amministrazione. Diventa poi impossibile che ciò accada per la seconda volta specie se la prima nota congiunta non ha suscitato il più flebile accento da parte di tutte le Autorità cui la stessa è stata diretta né da parte degli organi amministrativi centrali e periferici di questa Amministrazione Penitenziaria».

È quanto scrivono in una nota congiunta I Segretari: SAPPE Nicola Scigliano, OSAP Nicola Agazio, SINAPP e Giuseppe Caruso, UILPA P.P. Francesco Critelli e CGIL Domenico Vennari

«Dinnanzi l'interesse per la salvaguardia della salute e della vita dimostrato dal Superiore Dap verso il Cesare Battisti, le firmatarie organizzazioni sindacali avevano sollecitato a tenere fermo tale principio anche nei confronti di quei ristretti "figli di un dio minore", presenti presso questo reclusorio e reclamanti altre destinazioni dove poter espiare più adeguatamente la loro pena. Ed in effetti così è stato. Da quel dì, questo reclusorio, è stato destinatario di plurime assegnazioni di reclusi con evidenti problematiche di convivenza con la popolazione detenuta ivi ristretta per essere stati aggrediti e malmenati da più consimili in altre sedi penitenziarie della regione e che giacciono in settori del reclusorio al di fuori di ogni opportunità trattamentale, se non con forti ed evidenti problematiche psichiatriche, taluni addirittura, pare, provenienti da articolazioni territoriali per la tutela della salute mentale in carcere ivi assegnati, sembra, molto spesso in barba ad ogni regola che questa Amministrazione si è data in materia di trasferimento nel rispetto della normativa anti covid-19».

«Nella serata del 29 agosto 2021 – affermano - presso questo reclusorio veniva devastata l'infermeria del penitenziario ad opera di un detenuto affetto da problemi di instabilità mentale il quale stava per essere medicato dai sanitari a seguito di atto autolesionistico. Una violenza incontenibile ed incontrollata posta in essere con inaudita rabbia e forza brutale capace di distruggere apparati informatici in uso ai medici nonché attrezzature diagnostiche ed annientamento della farmacia e di vari suppellettili d'arredo. Furia devastante che si è riusciti a contenere nonostante l'esiguità del Personale di Polizia Penitenziaria in servizio “equipaggiato” della sola professionalità e grazie al sangue freddo tenuto dal personale medico ed infermieristico presente. Si è appreso che talmente esiguo era il numero delle unitá di Polizia Penitenziaria in servizio nel turno pomeridiano che si è ricorso a far confluire nel penitenziario Personale fuori servizio».

«Lo si ribadisce, il gravissimo evento non ha avuto nefaste conseguenze grazie alla solerzia con cui il personale medico ha abbandonato i locali oggetto della “crisi distruttiva”, mettendosi in salvo ed evitando l'ira del detenuto assorbita interamente dalle poche e coraggiose unità di Polizia Penitenziaria presenti e quelle successivamente accorse. Nella giornata del 31 agosto 2021, detenuto sempre ivi assegnato, pare, al di là di ogni formalità anti covid-19, in zona Ingresso Istituto dove si trovava per essersi recato in Matricola, oltraggiava e minacciava non solo il Comandante del Reparto lì presente ma tutto il Personale di Polizia Penitenziaria sopraggiunto attesa la sua volontà di non voler far rientro nella propria camera di pernottamento permanendo in quella zona in cui consta la porta automatizzata che dall’intercinta interna immette ai reparti detentivi e, quindi, di converso, da questi verso la Portineria dell’Istituto. Ci si esenta invece di dire alcunché circa l’assegnazione “per le vie brevi” effettuata nel trascorso mese di agosto, pare mediante vorticoso intreccio telefonico di più dirigenti di altro detenuto manifestamente psichiatrico e, si crede, incompatibile con l’ambiente carcerario il quale, da che risulta ivi assegnato, è alla perenne ricerca di uno scontro fisico con qualunque operatore penitenziario e, quindi, anche col Personale di Polizia Penitenziaria che, fino ad ora, si è sempre molto opportunamente scongiurato».

«Le scriventi organizzazioni sindacali – spiegano - con preoccupazione e senso di responsabilità vogliono richiamare l'attenzione dei vertici sulla situazione in cui versa il Personale di Polizia Penitenziaria operante presso la Casa di Reclusione di Rossano ove la condizione lavorativa da tempo è divenuta insostenibile tanto che l’ambiente di lavoro è ormai diventato a rischio per l'incolumità fisica di tutti coloro che vi lavorano. Pericolosità oggettiva dovuta alla concentrazione di un numero elevato di detenuti affetti da conclamate turbe psichiatriche unita all'esiguità numerica di un organico di Polizia Penitenziaria sempre più stanco che a giusta ragione si sente abbandonato a se stesso. Non va nemmeno sottaciuta la circostanza che nonostante la presenza di un numero considerevole di detenuti con problemi psichiatrici, la locale Area Educativa, la presenza di un funzionario pedagogico nella giornata del sabato, ne risultano assenti non si sa da quanto e da quando ormai. Questo istituto non può diventare riparo delle disfunzioni o delle criticità di altre realtà penitenziarie dotate di Personale di Polizia Penitenziaria adeguatamente formato per la gestione dei detenuti psichiatrici con la presenza di strutture e di camere di pernottamento adeguate alle necessità terapeutiche ma anche di contenimento e dotati di Personale Medico ed Infermieristico con specifiche conoscenze in materia».

«Questi ed altri fattori – continuano - a parere delle Scriventi organizzazioni sindacali determinano nella sostanza una criticità operativa strutturale e costante della quale il Personale di Polizia Penitenziaria di questo reclusorio è ormai oppresso poiché costretto a carichi di lavoro insostenibili per dover espletare la propria attività e sia quelle di altre aree dell’Istituto in un contesto organizzativo caratterizzato da un'emergenza operativa senza soluzione di continuità. Come organizzazioni sindacali ci assumiamo la responsabilità di affermare che non solo l'ordine e la sicurezza dell'Istituto di Corigliano-Rossano sono altamente a rischio ma lo è anche quello della vita amministrativa del reclusorio che, sempre più, attese le numerose assenze dal servizio anche in concomitanza all’assegnazione di tali soggetti, vede la partecipazione diretta nella gestione degli eventi critici di larga parte del Personale di Polizia Penitenziaria addetta negli Uffici Matricola, NTP, Colloqui Familiari, Servizi, Conticorrenti, Comando ed altri che, vuoi poiché impegnati direttamente nel frangente illegittimo, vuoi poiché da questo ne discendono eventi aggressivi nei confronti di questi suscettibili di prognosi medica, vedono la loro attività amministrativa se non nulla, garantita fortemente a rilento se non con grave ritardo».

«Si spera – proseguono -  di non dover mai arrivare al punto in cui la Polizia Penitenziaria, non potendo più assicurare la propria incolumità fisica, non sia più nelle condizioni oggettive di assicurare quella di chiunque, sia esso detenuto o operatore o volontario, accedi nella struttura. La certificazione dell'inadeguatezza dell'organico risiede nella drammatica situazione d'impiego del personale, specie nei turni pomeridiani e notturni, con prolungamento del servizio o anticipo del medesimo. In molti casi una sola unità è chiamata a garantire la funzionalità di più posti di servizio con tutti i rischi connessi. Il Personale di Polizia Penitenziaria in forza al Reparto della Casa di reclusione di Corigliano-Rossano ha l’assoluta necessità di un incremento del proprio numero alfine di scongiurare anche richieste di supporto operativo urgente che potrebbero pervenire qualora le presenze odierne dovessero ulteriormente scemare. Non spetta certamente alle organizzazioni sindacali assumere iniziative per le quali sono preposti i Dirigenti Generali, tra l'altro lautamente retribuiti, non per aspettare il peggio ma per pianificare interventi concreti per prevenire e ridurre i rischi».

«Questa ulteriore nota congiunta ha la propria ratio nel senso di responsabilità che pervade ciascun firmatario della medesima, scevra da qualunque idea di denigrazione verso qualcuno ma per il solo dovere di garantire leale e fattiva cooperazione necessaria e finalizzata a migliorare il sistema in cui persone e non numeri, vivono ed operano. Si è ormai stanchi di assistere all'atteggiamento di una Dirigenza Penitenziaria lontana ed incapace di determinare migliorie alle periferie sempre più dimenticate ed isolate, come è la sede ed il Personale Rossanese. Una Dirigenza che par sempre più espletare mera attività notarile volta a registrare dati statistici (vedi gli eventi critici), limitandosi a prendere atto delle violenze che quotidianamente si realizzano, ordinando assegnazioni di questo o quel detenuto presso questa o quella casa penitenziaria in forza non si capisce di quale criterio, specie se poi l’accoglimento o il diniego ad una assegnazione per motivi di ordine e sicurezza, viene affidato ad una “noterella” ciclostilata uguale per tutte».

«Ribadiamo il concetto: la situazione appare esplosiva anche se finora si è riusciti ad evitare il peggio pur navigando a vista in un mare tempestoso agitato dalla violenza di detenuti maneschi e dall'incertezza di un personale lasciato solo, mortificato e sopraffatto dalla paura di poter finire non solo sotto le grinfie dei reclusi, ma anche sotto l'azione dell'Autorità Giudiziaria in caso di reazioni per legittima difesa. Per quanto sopra esposto queste organizzazioni sindacali chiedono un incontro con qualunque Autorità sia desiderosa di confronto mirato alla risoluzione dei problemi detti. Si auspica anche intervento autorevole del Signor Sindaco di Corigliano-Rossano e del Dirigente del locale Distretto Sanitario atteso che, entrambi, autorevolmente, risultano responsabili diretti dei trattamenti e dei presidi sanitari psichiatrici del territorio e, quindi, interlocutori primari della direzione e del dirigente sanitario di questa struttura nella gestione della criticità psichiatrica anche di questo reclusorio. Autorevole intervento si spera giunga anche dal Garante Nazionale dei Detenuti cui si chiede di asseverare anche con l’acquisizione degli atti emanati, se i criteri che hanno determinato l’assegnazione dei detenuti citati nella presente, siano avvenuti nel rispetto della normativa in materia anche in considerazione alla capacità di questa struttura di gestirne le peculiarità trattamentali e le prerogative psichiatriche. Nell'auspicio che il presente atto sia considerato un pressante allarme nonché l'ennesimo atto di concreta collaborazione volto a disinnescare potenziali criticità dagli esiti imprevedibili; si rimane nell'attesa di riscontro e non solo scritto. Cordiali saluti» concludono.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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