Cultura sportiva, siamo prossimi allo zero. Purtroppo
Grida, insulti, tensioni e profili falsi, il peggio del dilettantismo è spesso in bella mostra, in campo, così come sulle tribune e sui social
CORIGLIANO-ROSSANO - Passano gli anni e ci ritroviamo puntualmente a dover raccontare episodi che nulla hanno a che vedere con i valori dello sport: risse, falli gratuiti, minacce, tentativi di aggressione. E, cosa ancor più grave, atteggiamenti ostili verso giovani arbitri, spesso alle prime esperienze.
Un momento di riflessione appare doveroso. Perché, così come un centrocampista può sbagliare tre passaggi consecutivi o un attaccante può fallire tre gol a porta vuota, anche un arbitro può prendere una decisione non condivisibile. Anche un rigore “netto”, che a molti sembra evidente, può sfuggire a chi dirige la gara.
Si parla spesso di investimenti, di sacrifici, di progetti sportivi. Tutto legittimo. Ma non bisogna dimenticare che lo sport è soprattutto aggregazione, crescita, socialità. È molto diverso dal trasformare una partita in una valvola di sfogo.
Queste sono riflessioni che facciamo ad alta voce, quasi un appello al buon senso. Perché, oltre ai comportamenti sopra le righe sui campi, dobbiamo spesso fare i conti anche con un altro fenomeno altrettanto triste: i profili falsi e i commenti d’odio sui social. Su questo, lasciamo parlare Umberto Eco, che in una sua celebre citazione aveva già descritto perfettamente la deriva del dibattito pubblico ai tempi della rete.
Una partita di calcio dovrebbe tornare a essere un momento di divertimento, di condivisione e rispetto reciproco. Solo così potremo parlare davvero di cultura sportiva.