Amendolara, dopo il rogo c’è un’altra famiglia in ginocchio: «Franco ha perso il lavoro di una vita»
La stazione di servizio IP devastata dalle fiamme, l’attività ferma e il futuro appeso alle procedure giudiziarie. Il gestore Franco Bruno ha incontrato il senatore Ernesto Rapani: «Non lasciamoli soli»
AMENDOLARA - C’è la tragedia immensa delle quattro vite spezzate, dei corpi bruciati, delle indagini, delle responsabilità, del mondo sommerso dei braccianti e dello sfruttamento. Ma attorno al rogo di Amendolara c’è anche un’altra ferita, più silenziosa, rimasta inevitabilmente sullo sfondo in questi giorni di dolore e sgomento collettivo.
È la storia di Franco Bruno, gestore della stazione di servizio IP lungo la Statale 106, il luogo in cui si è consumata una delle pagine più drammatiche della cronaca recente calabrese. In poche ore, quella stazione di servizio è diventata teatro di morte, scena del crimine, simbolo di un orrore che ha scosso l’intero territorio. Ma per Franco e per la sua famiglia era anche, prima di tutto, il lavoro di una vita.
L’impianto è stato gravemente danneggiato dalle fiamme. L’attività è ferma. Qualsiasi intervento immediato resta oggi condizionato dalle procedure dell’autorità giudiziaria, dai tempi degli accertamenti e dalle verifiche necessarie dopo quanto accaduto. Per Franco Bruno, per la moglie e per i loro due figli, questo significa ritrovarsi improvvisamente senza l’unica fonte di reddito familiare e con davanti un futuro pieno di incognite.
Una vicenda umana dentro una vicenda giudiziaria e sociale enorme. Perché quando una tragedia esplode con questa violenza, non colpisce mai un solo punto. Produce onde lunghe, travolge vite, lascia conseguenze anche su chi è completamente estraneo ai fatti ma si ritrova, da un giorno all’altro, con il proprio lavoro cancellato.
A raccogliere l’appello della famiglia è stato il senatore Ernesto Rapani, che ha incontrato Franco Bruno nella sua abitazione di Francavilla. Un confronto lungo, nel quale sono emerse preoccupazioni, difficoltà economiche e timori per il domani.
«Ho trovato una famiglia profondamente provata – ha dichiarato Rapani –. In questi giorni si è parlato molto di questa vicenda, ma c’è anche chi ha perso improvvisamente il proprio lavoro e oggi non sa cosa accadrà domani».
Il parlamentare ha assicurato il proprio interessamento per verificare quali percorsi istituzionali e quali strumenti di sostegno possano essere eventualmente attivati a favore della famiglia Bruno. «Ho ascoltato le loro preoccupazioni – ha aggiunto – e mi impegnerò a verificare ogni possibile forma di supporto che possa aiutarli ad affrontare questo momento così difficile».
Il caso della stazione di servizio IP apre anche un tema concreto: quello delle conseguenze economiche e sociali che un fatto criminale può scaricare su attività, famiglie e lavoratori che si trovano loro malgrado dentro il perimetro della tragedia. Le vittime restano al centro del dolore e della richiesta di giustizia. Ma accanto a quella ferita principale ce ne sono altre, collaterali e reali, che rischiano di restare senza voce.
Franco Bruno e la sua famiglia oggi chiedono questo: non essere dimenticati. Non essere lasciati soli davanti a un danno che ha distrutto la loro attività e reso incerto il futuro.
Amendolara continua a interrogare il territorio, le istituzioni, la politica, il mondo agricolo e la società civile. Dentro questa tragedia ci sono i morti, ci sono gli indagati, ci sono le indagini, c’è il sistema dello sfruttamento da smantellare. Ma ci sono anche persone rimaste in piedi davanti alle macerie della propria vita quotidiana.
E anche da lì passa la misura di una comunità: dalla capacità di cercare giustizia per chi non c’è più, senza dimenticare chi, da quella notte, ha perso tutto quello che aveva costruito.