Rossano, la città sotto la città: centinaia di grotte bizantine chiuse a chiave
Chiese rupestri, eremi e celle di monaci sono finiti in mano a privati, tra garage e cantine. Per salvarli, spiega Umberto Romano, serve un grande parco archeologico che parta dal Codex Purpureus e scenda nel sottosuolo
CORIGLIANO-ROSSANO - C'è una Rossano che tutti vedono e una Rossano che nessuno vede. Quella di sopra è bizantina, splendida, con il Duomo, il Codex Purpureus che brilla d'oro e di porpora nel Museo Diocesano, l'unico al mondo a contenere l'immagine più antica di Marco Evangelista.
E poi c'è quella di sotto.
Da due anni, ogni volta che si scava per un tubo, per una fondamenta, per un parcheggio, Rossano si apre. Si apre e rivela quello che gli anziani hanno sempre saputo: sotto la città c'è un'altra città. Centinaia di grotte. Non dieci, non venti. Centinaia.
Non sono cantine. Sono chiese rupestri, eremi basiliani, frantoi, celle di monaci, cisterne, vie di fuga, abitazioni scavate nel tufo quando Rossano era la Ravenna del Sud, la capitale bizantina della Calabria, la città che non fu mai conquistata dai Longobardi. I monaci di San Nilo venivano qui a pregare nella pietra. Qui hanno nascosto il Codex per salvarlo.
Oggi che fine hanno fatto? Chiuse. Murate. Privatizzate. Una è diventata garage, una deposito di legna, una discarica di elettrodomestici, una cantina per il vino del proprietario che ha messo un lucchetto arrugginito. L'oro di Rossano è chiuso a chiave da privati mentre la città sopra muore di spopolamento.
È una follia che non possiamo più permetterci.
Rossano non ha bisogno di inventarsi un'attrazione turistica. Ce l'ha già, sotto i piedi. Dobbiamo avere il coraggio di fare quello che ha fatto Matera trent'anni fa. Requisire. Censire. Espropriare per pubblica utilità ogni grotta chiusa. Aprire tutto.
Immaginate il progetto: Rossano Rupestre
Un percorso unico, sotterraneo, che parte dal Museo del Codex e scende. Un chilometro, due chilometri di città scavata, illuminata, messa in sicurezza, raccontata. Il visitatore vede il Codex Purpureus sopra, l'oro della parola di Dio, e poi scende sotto e vede dove quella parola è stata vissuta, pregata, scavata a mani nude dai monaci.
Non più grotte chiuse, ma un unico grande parco rupestre bizantino, il più grande della Calabria, gestito dalla comunità. Lì dentro ci fai laboratori, ci fai concerti bizantini, ci fai il museo dell'olio e della seta.
Il Codex da solo è un gioiello per studiosi. Il Codex più la Città Sotterranea è un volano mondiale. È la Matera bizantina. È la Cappadocia d'Italia. È il motivo per cui un turista da Berlino o da New York prende un aereo e viene a Rossano e ci resta tre giorni, non tre ore.
Le grotte non sono di nessuno. Sono di Rossano. Sono di mille anni di storia. È ora di riprendercele.
di Umberto Romano