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Giallo a Spaccanapoli: quel vicolo segreto che parla di San Nicola e… Nilo

3 minuti di lettura

NAPOLI – C’è un filo invisibile che unisce il cuore pulsante del centro storico di Napoli, patrimonio UNESCO, alla città di Rossano. Un legame avvolto nel mistero e racchiuso in una targa stradale che ogni giorno migliaia di turisti trapassano senza conoscerne il segreto ma che, all’occhio identitario di un rossanese (o coriglianorossanese, oggi) verace non poteva affatto sfuggire: Via San Nicola a Nilo. Una via lunga e stretta, a cui si accede, da Via dei Tribunali proprio all'imbocco della più nota via d'accesso per Napoli Sotterranea, attraverso una volta che sembra un grande portone e si estende per circa 200 metri lungo un leggero pendio. 

Non so perché, ma appena me la sono trovata di fronte, mi è subito venuto in mente il prof Gennaro Mercogliano, il mio preside alle scuole medie Da Vinci, che conosce a menadito la città partenopea.

Via San Nicola a Nilo. Un nome che, per qualunque rossanese, accende immediatamente una lampadina. Sappiamo tutti che il nostro amato San Nilo, prima di rivestire l’abito monastico bizantino, nacque nel 910 d.C. con il nome di battesimo di Nicola. Trovare nel cuore di Napoli un vicolo che unisce nello spazio di pochi centimetri il nome "San Nicola" e la parola "Nilo" sembra la prova definitiva: un omaggio monumentale al più illustre cittadino di Rossano.

L’esca: tra monaci orientali e lo spettro del “Munaciello”

La suggestione è fortissima e si arricchisce di dettagli che sembrano incastrarsi alla perfezione come in un thriller storico. Napoli è stata per secoli un ducato bizantino e l'influenza del monachesimo italo-greco nel Meridione è un fatto documentato. A questo si aggiunge l'atmosfera esoterica dei vicoli napoletani, dove la leggenda più famosa in assoluto è quella del Munaciello: lo spirito bizzarro e incappucciato che abita le case e i sotterranei della città.

Per gli amanti delle coincidenze, il cerchio sembra chiudersi: la figura del Munaciello (letteralmente "piccolo monaco") non potrebbe essere una deformazione popolare, un ricordo sbiadito nei secoli di quei monaci basiliani, austeri e vestiti di scuro, che si aggiravano proprio attorno a Via San Nicola a Nilo seguendo le regole ascetiche del Santo di Rossano?

Immaginare che quella stretta stradina sia nata per celebrare la doppia identità (Nicola/Nilo) del nostro Santo, e che le leggende sui monaci abbiano fatto il resto, è un pensiero che riempie d'orgoglio. È la dimostrazione di come la Calabria antica abbia colonizzato culturalmente e antropologicamente la grande metropoli partenopea.

Ma se avete già iniziato a gonfiare il petto per il richiamo rossanese a Spaccanapoli e a due passi dal Cristo Velato... vi conviene fare un respiro profondo. Siamo caduti in una meravigliosa trappola linguistica e folkloristica.

La realtà, purtroppo per il nostro orgoglio locale, è radicalmente diversa e la storiografia ufficiale non lascia spazio a dubbi. Quel vicolo non ha assolutamente nulla a che fare con San Nilo da Rossano, e il Munaciello ha tutt'altra origine (legata storicamente ai vecchi gestori dei canali dell'acqua sotterranei, i pozzari, che indossavano saii per proteggersi dall'umidità).

Ci troviamo davanti a un "corto circuito" toponomastico, un puro caso nato dalla sovrapposizione di due storie completamente slegate tra loro. Gli storici spiegano il nome della via dividendo nettamente i due elementi.

Il primo. Il "San Nicola" in questione è quello di Mira (o di Bari): La strada prende il nome dalla Chiesa di San Nicola a Nilo, fondata a metà del XVII secolo da un devoto droghiere napoletano, Sabato Anella, come orfanotrofio. La chiesa fu dedicata al San Nicola più famoso del mondo cattolico, che per coincidenza è il protettore degli orfani e della corporazione dei droghieri e degli speziali. Nessun monaco basiliano dietro l'abito.

Il secondo. Il "Nilo", invece, è un'eredità pagana ed egizia: Il suffisso "a Nilo" non è un nome proprio di persona, ma un indicatore geografico dell'epoca romana. In quel preciso quadrante della Napoli antica (l'Insula Nilensis), nel I secolo d.C., si insediò una ricca comunità di mercanti arrivati da Alessandria d'Egitto. Furono loro a portare il culto del fiume egiziano e a scolpire la celebre Statua del Dio Nilo (il "Corpo di Napoli") che si trova ancora oggi nella piazzetta adiacente.

Nessun documento d'archivio, nessuna bolla ecclesiastica e nessun legame con il monachesimo calabrese. Via San Nicola a Nilo significa semplicemente: "La chiesa di San Nicola (di Mira) situata nel quartiere del fiume Nilo". La prossima volta che passeggerete per il centro di Napoli, potrete comunque guardare quel cartello con un sorriso. Così come ho fatto io! La storia non ci ha dato una via nel cuore della Napoli verace, ma la lingua e il mito ci hanno regalato una splendida coincidenza che, per un momento, ci ha fatto sentire a casa anche tra i fantasmi e i vicoli di Spaccanapoli.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.