Roseto libera la spiaggia dagli ombrelloni abusivi: un esempio per tutto il litorale ionico
Il blitz notturno di Capitaneria e Polizia locale restituisce l’arenile ai cittadini. Un’azione che dovrebbe diventare modello da Rocca Imperiale a Cariati, soprattutto dove l’occupazione arbitraria delle spiagge libere è ormai una consuetudine
ROSETO CAPO SPULICO - Ombrelloni, sdraio e attrezzature lasciati sulla spiaggia libera per “prenotare” porzioni di arenile anche durante la notte. Un’abitudine tanto diffusa quanto arrogante, perché trasforma un bene pubblico in uno spazio privatizzato senza alcun titolo.
Nella notte del 5 agosto, sul litorale di Roseto Capo Spulico, Capitaneria di Porto e Polizia locale sono intervenute rimuovendo e sequestrando quanto era stato abbandonato sulla spiaggia. Un’operazione semplice, ma dal significato molto più ampio: l’arenile libero appartiene a tutti e nessuno può decidere di appropriarsene piazzando un ombrellone come fosse una bandiera di proprietà.
L’intervento ha consentito di ripristinare la piena fruibilità della spiaggia e di garantire il libero accesso al mare. Il Comune ha annunciato che i controlli continueranno lungo tutto il litorale, invitando cittadini e turisti a rispettare le regole e a segnalare eventuali occupazioni abusive.
Quella messa in campo dall’Amministrazione comunale di Roseto è però anche un’azione di ordine e decoro che dovrebbe fare scuola lungo l’intera costa della Calabria nord-orientale. Da Rocca Imperiale a Cariati, passando inevitabilmente per Corigliano-Rossano, il fenomeno degli ombrelloni lasciati stabilmente sulle spiagge libere è tutt’altro che marginale.
In diversi tratti di costa la malsana abitudine di occupare arbitrariamente l’arenile è ormai diventata una consuetudine. Ombrelloni montati per giorni, sdraio incatenate, tavolini, giochi e attrezzature lasciate sul posto finiscono per delimitare vere e proprie aree private dentro uno spazio che dovrebbe rimanere accessibile a chiunque.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: chi arriva al mare con il proprio telo o con un ombrellone da aprire soltanto per qualche ora è costretto a divincolarsi tra una selva di attrezzature già piazzate, quasi dovesse chiedere permesso per utilizzare una spiaggia che è libera per definizione.
È una situazione che genera disagio soprattutto per la maggioranza dei cittadini che non pretende di riservarsi un pezzo di costa, ma vorrebbe semplicemente trovare uno spazio disponibile senza sentirsi un intruso. Perché l’effetto prodotto da queste occupazioni è proprio questo: far apparire “di qualcuno” ciò che appartiene alla collettività.
A Corigliano-Rossano il fenomeno è particolarmente diffuso e appare largamente privo di controlli sistematici. Su ampi tratti di spiaggia libera si consolidano così piccole occupazioni permanenti, tollerate fino al punto da trasformarsi in una regola non scritta.
Ed è proprio qui che l’esempio di Roseto assume un valore politico e amministrativo. Non servono campagne eccezionali né proclami: servono controlli, rimozioni e continuità. Occorre ricordare che lasciare stabilmente attrezzature sull’arenile non è una forma innocua di organizzazione familiare, ma un comportamento che limita il diritto degli altri.
La spiaggia libera non è il prolungamento della casa di nessuno. Non si eredita, non si prenota e non si conquista arrivando prima. È uno dei pochi spazi nei quali ogni cittadino dovrebbe poter trovare posto senza dover attraversare recinti invisibili e rendite di posizione improvvisate.
Roseto Capo Spulico ha indicato una strada. Ora sarebbe opportuno che anche gli altri Comuni costieri la percorressero, restituendo davvero le spiagge libere alla loro funzione: essere libere, per tutti.