Borghi da cartolina, servizi da incubo: la Calabria del nord-est che resta lontana da tutto
Solo nell'Alto Jonio 18 comuni su 18 sono aree interne. In alcuni centri servono oltre 70 minuti per raggiungere i poli di riferimento. La sfida non è soltanto ripopolare, ma garantire il diritto di restare
Se in Calabria ci sono luoghi dove il panorama, l'aria e le radici rappresentano un privilegio unico, irreplicabile, inimitabile, spesso in quegli stessi luoghi la distanza diventa una condanna... a morte. Paesi magnifici. Borghi sospesi tra montagne e vallate, custodi di una bellezza che resiste al tempo. Ma dove, troppo spesso, la quotidianità si misura in chilometri. Per studiare, lavorare, accedere ai servizi. E, soprattutto, per curarsi.
È la Calabria delle distanze. Quella che non si vede mai nelle cartoline e nemmeno negli spottoni politici.
I numeri della Strategia nazionale per le aree interne restituiscono una geografia impietosa. Nell'Alto Jonio Cosentino tutti i 18 comuni dell'area sono classificati come interni: 12 periferici, tre ultraperiferici e tre intermedi. Il tempo medio verso le destinazioni prevalenti indicate nel dossier regionale raggiunge 54,38 minuti.
Ad Alessandria del Carretto, addirittura, il dato sale a 79,5 minuti, a Nocara a 74, a Castroregio a 69,2. Sul Pollino, Papasidero arriva a 83,8 minuti e Laino Borgo a 68,2. Nella Sila Greca, invece, Campana registra 64,5 minuti e Bocchigliero 53,2. Sono tempi riferiti ai poli di destinazione prevalente, non necessariamente al presidio sanitario più vicino.
Ma è la demografia a pronunciare la sentenza più severa. Tra il 2011 e il 2020 Alessandria del Carretto ha perso il 29,25% dei residenti, Castroregio il 28,70%, San Lorenzo Bellizzi il 24,80%. Quasi un abitante su tre scomparso dall'anagrafe dei primi due centri in appena nove anni. Dati storici, certo. Ma eloquenti.
E mentre la montagna si svuota, la Regione prova a invertire la rotta. Il presidente Roberto Occhiuto ha appena presentato Ripopola Calabria: cinquanta abitazioni pubbliche da recuperare e concedere gratuitamente per dieci anni a chi trasferirà la propria residenza. Domande fino al 18 dicembre. Una misura intelligente. Un tentativo concreto di restituire vita al patrimonio abbandonato.
Ma c'è un paradosso che nessun incentivo immobiliare può eludere. A cosa serve regalare il tetto se intorno manca tutto il resto?
Non bastano le chiavi di una casa per costruire una comunità. Servono strade, trasporti, scuole, negozi, presidi sanitari. E servizi capaci di rendere l'esistenza possibile anche lontano dalle città. Perché lo spopolamento non è soltanto una questione anagrafica. È spesso l'esito di una progressiva sottrazione di opportunità.
Ben vengano, dunque, i progetti per riportare abitanti nei borghi. Sono necessari. Perfino lungimiranti. Ma il loro successo dipenderà dalla capacità di ricucire la distanza tra quei luoghi e i diritti fondamentali.
Perché si può essere felici anche in un paese di cento anime. Persino più che in una metropoli. Ma se per comprare il pane bisogna organizzare un viaggio e per curarsi affrontare un'odissea, la bellezza diventa una consolazione. Non una ragione sufficiente per restare.
E un borgo, per quanto incantevole, rischia di trasformarsi da luogo dell'anima a luogo da... incubo.