Longobucco, scontro su Palazzo Citino: «La giunta Pirillo si arrampica sugli specchi mentre il tetto crolla»
L’opposizione attacca l’amministrazione: «Oltre un milione di euro di finanziamenti sfumati e nessun intervento dopo nove anni»
LONGOBUCCO - Nuovo capitolo nello scontro politico a Longobucco sul futuro di Palazzo Citino, lo storico edificio del centro storico finito al centro di un acceso dibattito tra maggioranza e opposizione.
A intervenire con toni duri è il gruppo di minoranza che torna ad accusare l’amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Pirillo di immobilismo e incapacità amministrativa nella gestione del recupero dello stabile.
Secondo l’opposizione, la risposta fornita dall’area vicina alla maggioranza attraverso la pagina social “Laboratorio Civico” non farebbe altro che confermare le criticità già denunciate nei giorni scorsi. «Abbiamo letto con stupore quella replica – affermano – perché rappresenta un vero e proprio autogol: l’amministrazione conferma di aver partecipato a bandi per oltre 1,1 milioni di euro senza ottenere alcun finanziamento».
Nel mirino finisce soprattutto la gestione delle opportunità di finanziamento legate a due progetti: “Transumanze Culturali tra due Parchi”, da 450mila euro, e il programma di rigenerazione urbana da 695mila euro. «Dire che i fondi non sono stati persi perché non sono stati finanziati è un insulto all’intelligenza dei cittadini – attaccano dall’opposizione –. Dopo nove anni di governo il risultato è zero».
Critiche anche alla giustificazione avanzata dall’amministrazione sulla questione della proprietà esclusiva dell’immobile, requisito richiesto da alcuni bandi. «Se non si avevano i requisiti – osservano – perché partecipare comunque? O si è trattato di progetti presentati sapendo di non poter vincere oppure di un errore nella lettura dei bandi. In entrambi i casi il risultato è lo stesso: il palazzo resta nel degrado».
Altro punto contestato riguarda il presunto abuso edilizio sull’ultimo piano, indicato dalla maggioranza come problema ereditato dal passato. «Se davvero esiste – incalzano – perché in nove anni non è stato sanato o rimosso per rendere l’immobile idoneo ai finanziamenti? L’inerzia non può essere scaricata sul passato».
Infine l’affondo sulla sicurezza dell’edificio. «Si parla di impegni di spesa e tabelle millesimali – prosegue la nota – ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: la porzione comunale è quella che sta degradando più velocemente, mettendo a rischio l’intero stabile e la sicurezza della piazza».
Per l’opposizione la vicenda rappresenta «l’ennesima dimostrazione di incapacità amministrativa». «Amministrare – concludono – significa risolvere i problemi, non elencarli per giustificare anni di inerzia mentre un bene storico pubblico continua a deteriorarsi».