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USC Corigliano, il ruggito della piazza non basta: ora è tempo di assalto all’Eccellenza

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CORIGLIANO-ROSSANO - Il cuore pulsante di Corigliano non ha mai smesso di battere, nemmeno quando il mare era agitato dai cambiamenti societari, nemmeno durante una rifondazione totale, nemmeno davanti a risultati altalenanti che avrebbero potuto scoraggiare qualsiasi altra piazza. Qui il pubblico non ha mai abbandonato la nave, restando saldo anche nei momenti più complessi. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire.

L'USC Corigliano vive una stagione intensa e non priva di difficoltà nel campionato di Promozione Girone A, una stagione che oggi lo vede al sesto posto, una posizione che racconta solo in parte la realtà perché se la classifica parla di rincorsa la piazza continua a gridare categoria superiore. Quando il divario tra ciò che sei e ciò che potresti essere diventa così evidente è il momento di cambiare passo. La vera grande notizia positiva di questa stagione è senza dubbio l’amore del pubblico: in un calcio dilettantistico spesso povero di passione e presenze, Corigliano rappresenta un’eccezione splendida, con una tribuna viva, un tifo costante e un sostegno incondizionato che ha fatto dei tifosi biancoazzurri il dodicesimo uomo in campo, dimostrando che questa piazza ha fame di grande calcio e non accetta di restare confinata in Promozione. Un entusiasmo che rappresenta un patrimonio prezioso e che va rispettato e alimentato, perché una piazza così non chiede miracoli ma pretende impegno, identità e ambizione.

L’analisi però deve essere onesta: in estate il Corigliano è ripartito praticamente da zero, con una squadra nuova, nuovi equilibri e una struttura dirigenziale rinnovata, un reset profondo che ha richiesto tempo e ha portato con sé errori di valutazione, fisiologici in un progetto così radicale. Ci sarebbe molto da dire sulle scelte di mercato e su alcune decisioni dei direttori sportivi, ma il calcio è fatto anche di tentativi e correzioni e solo chi non fa nulla non sbaglia, per questo è giusto guardare il bicchiere mezzo pieno e andare avanti con lucidità. Qualche punto è stato perso nei minuti finali, in più di un’occasione episodi arbitrali hanno penalizzato la squadra e alcune ingenuità sono costate caro, fattori che sommati iniziano a pesare ma che non devono diventare alibi. I 27 gol realizzati certificano che il potenziale offensivo esiste ed è evidente e spesso le prestazioni hanno detto più della classifica, ma il calcio non premia le sensazioni bensì la continuità, la cattiveria agonistica e la capacità di vincere anche quando si soffre.

Ed è qui che il Corigliano di Olivieri deve compiere il salto definitivo, perché il campionato entra nella sua fase decisiva e il tempo delle attese è finito. I punti a disposizione sono ancora tanti, la zona play-off è a portata di mano e le distanze restano colmabili, ma ora serve compattezza totale. Società, squadra, staff e ambiente devono guardare tutti nella stessa direzione, perché quando Corigliano cammina unita ha dimostrato di poter andare lontano.

Il pubblico ha già vinto il suo campionato, non ha mai smesso di crederci e continua a spingere, adesso tocca alla squadra rispondere sul campo e trasformare il potenziale in risultati concreti. Il ruggito della piazza è forte e chiaro, ora serve l’assalto, senza più esitazioni, per riprendersi l’Eccellenza.

Matteo Monte
Autore: Matteo Monte

Avvocato e giornalista. Da sempre appassionato di comunicazione, tra radio, televisione e carta stampata. La Provincia Cosentina, Il Piccolo, Calabria Ora, il Quotidiano del Sud, le esperienze sulla carta stampata. In tv conduttore ed ideatore per Telelibera Cassano di diverse trasmissioni sportive e non solo, Maracanà su tutte. Le passioni, la musica di Rino Gaetano, la Lazio, l'analisi tattica nel calcio ed i racconti di Jeffery Deaver.