Caporalato, la Calabria si candida a guidare le cinque regioni del Sud: «Servono servizi stabili e case»
Al seminario Su.Pr.Eme. 2, Straface chiede di consolidare i poli sociali e rimodulare oltre 15 milioni del PNRR per l’housing. Il programma interregionale dispone di 76 milioni e si concluderà nel 2029
CATANZARO – Rendere stabili i poli sociali integrati e utilizzare le risorse per dare risposte abitative durature ai lavoratori più vulnerabili. Sono le richieste avanzate dall’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, al seminario intermedio del programma Su.Pr.Eme. 2, ospitato nella Cittadella regionale e dedicato al tema “Contrasto allo sfruttamento lavorativo: tra pratiche promettenti e nuove sfide”.
Nel confronto con istituzioni nazionali, Regioni, rappresentanze del lavoro e Terzo settore, Straface ha proposto di fare del partenariato meridionale un laboratorio nazionale contro il caporalato, candidando la Calabria alla sua guida.
«Il superamento della tendopoli di San Ferdinando ha dimostrato che la collaborazione concreta tra istituzioni e un’efficace governance multilivello consentono di raggiungere risultati importanti, come la chiusura di una situazione di degrado e pericolo che si protraeva da oltre vent’anni», ha dichiarato l’assessore.
«Su.Pr.Eme. 2 rappresenta un ulteriore passo avanti perché consolida una dimensione interregionale che coinvolge Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata, accomunate dalla volontà di affrontare insieme un fenomeno che attraversa territori, filiere produttive e percorsi migratori. Ora la Calabria chiede innanzitutto che queste cinque regioni possano diventare un laboratorio nazionale innovativo di contrasto al caporalato, e la Regione Calabria si candida alla guida di questo partenariato».
Il programma quinquennale, finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021-2027 e dal Programma nazionale Inclusione e lotta alla povertà FSE+ e FESR 2021-2027, si rivolge a una platea di circa 18mila lavoratori stagionali migranti, impiegati principalmente nell’agroalimentare, ma anche in altri settori produttivi. L’obiettivo è contrastare sfruttamento, caporalato e condizioni di marginalità e vulnerabilità.
Per Straface, il passaggio decisivo è costruire strumenti che restino operativi oltre l’emergenza.
«La responsabilità che siamo chiamati ad assumere in questa fase è duplice: superare le emergenze e costruire le condizioni perché non si ripetano. Una sfida che riguarda il caporalato e che investe direttamente la legalità, la tutela della dignità del lavoro e la coesione sociale».
L’assessore ha richiamato i diversi fattori che alimentano il fenomeno: «Lo sfruttamento lavorativo non si esaurisce nell’intermediazione illecita della manodopera, ma è il risultato di molteplici fattori: lavoro irregolare, vulnerabilità sociale, povertà, condizioni abitative precarie, carenze nei servizi di trasporto e infiltrazioni criminali nelle filiere produttive».
Da qui la richiesta di consolidare i servizi: «È necessario stabilizzare i poli sociali integrati, perché l’esperienza maturata a San Ferdinando ha dimostrato l’efficacia di questo modello. Attraverso queste strutture, nelle quali operano psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali e consulenti legali, è possibile accompagnare i migranti verso percorsi di piena inclusione e regolarità».
Sul fronte abitativo, Straface ha ricordato che la Calabria è destinataria, attraverso i Comuni, di oltre 15 milioni di euro del PNRR. «Chiediamo una rimodulazione delle risorse affinché possano essere utilizzate per interventi di housing sociale, fondamentali per garantire risposte strutturali e durature ai lavoratori più vulnerabili».
Al seminario sono intervenuti la dirigente generale del Dipartimento Welfare Iole Fantozzi, la dirigente del settore Inclusione sociale e Innovazione del welfare, contrasto alle povertà Ersilia Amatruda, e il funzionario per l’Inclusione sociale Vito Samà.
Hanno partecipato, inoltre, rappresentanti della Direzione generale per le politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro, il commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi e la lotta al caporalato, generale Giovanni Maria Macioce, Barbara Siclari della Direzione generale ministeriale, Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento Famiglia e Politiche sociali della Regione Sicilia, e gli assessori alle Politiche sociali delle Regioni partner.
«Non si parte da zero: il lavoro svolto in questi anni, in particolare durante la programmazione PNRR, costituisce un patrimonio di progetti, conoscenze ed esperienze che non andrà disperso», ha sottolineato Macioce.
«Il nuovo mandato ci offre un orizzonte temporale più ampio e nuovi strumenti per trasformare questo patrimonio in interventi concreti e duraturi. Il metodo che, d’intesa con il ministro Calderone, è stato scelto è quello di ascoltare i territori, verificare le condizioni reali dei progetti e accompagnare le amministrazioni verso soluzioni concretamente realizzabili».
Il commissario ha assicurato «la massima disponibilità e capacità di coordinamento», richiamando però la necessità della «collaborazione concreta, responsabile e tempestiva di tutti i soggetti coinvolti».
Il confronto ha coinvolto anche i referenti di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Flai Cgil, Uila e Ispettorato nazionale del lavoro, con la moderazione di Stefania Congia, direttrice generale delle Politiche migratorie e dell’inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro.
Tra i temi affrontati, le politiche nazionali contro il caporalato, le azioni delle Regioni meridionali, gli interventi commissariali e il rafforzamento dei servizi territoriali. Particolare attenzione è stata dedicata alle vulnerabilità legate alla posizione amministrativa dei migranti, alla scarsa conoscenza dei propri diritti e alle difficoltà di accesso ai canali di tutela.
La prospettiva indicata dal Dipartimento Welfare guarda già oltre la durata del programma.
«Su.Pr.Eme. 2 si concluderà nel 2029 e vedrà la gestione, da parte delle cinque Regioni coinvolte, di risorse per 76 milioni di euro», ha spiegato Fantozzi. «Accanto a Su.Pr.Eme. 2, la Regione è impegnata in altri progetti dedicati ai fenomeni migratori, tra cui InGibit, Together e Ricerca e Integrazione. La sfida è integrare queste iniziative in una strategia unica e coerente. Dobbiamo già guardare oltre il 2029, costruendo reti, competenze e capacità diffuse che continuino a generare inclusione e dignità nel tempo».
Il seminario comprende anche il MediaLab “Raccontare lo sfruttamento, comprendere il cambiamento”, percorso formativo gratuito sulla comunicazione consapevole promosso nell’ambito di Su.Pr.Eme. 2 e realizzato dal Consorzio Nova con il Centro Studi e Ricerche IDOS e Carta di Roma.
Rivolto a giornalisti, comunicatori pubblici e del Terzo settore, leader di comunità, associazioni, funzionari, operatori sociali e studenti, il percorso coinvolge giornalisti, ricercatori e professionisti della comunicazione. Per il modulo “Notizie senza voce. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ruolo del giornalismo” è previsto il riconoscimento di sei crediti deontologici per la formazione professionale continua dei giornalisti.