Castrovillari, bocciata la commissione contro odio e apologia del fascismo. Saraceni: «Un grave errore politico»
La maggioranza respinge la mozione presentata dalla consigliera di Democratici per Castrovillari insieme a Ernesto Bello. Nel mirino anche il presidente del Consiglio comunale: «Su un tema costituzionale ha rinunciato alla terzietà»
CASTROVILLARI - La maggioranza del Consiglio comunale di Castrovillari ha respinto la proposta di istituire una commissione speciale dedicata allo studio dei fenomeni di intolleranza, discriminazione, incitamento all’odio e apologia del fascismo sul territorio cittadino.
A denunciare quanto accaduto nella seduta del 30 luglio è Rosa Saraceni, consigliera comunale di Democratici per Castrovillari, prima firmataria della mozione insieme al collega Ernesto Bello.
La proposta chiedeva anche al Consiglio di affermare pubblicamente il ripudio di ogni comportamento riconducibile al fascismo, richiamando i principi sui quali si fonda la Costituzione repubblicana.
«Non era una battaglia tra schieramenti su tariffe, appalti o bilanci – sostiene Saraceni –. Chiedevamo all’Assemblea di dire che i valori dell’antifascismo sono i valori della città, perché sono quelli della Repubblica italiana».
La commissione, secondo quanto previsto dalla mozione, non avrebbe avuto funzioni d’inchiesta né comportato spese per il Comune. Avrebbe dovuto rappresentare uno spazio istituzionale di studio, ascolto, proposta e prevenzione, coinvolgendo scuole, associazioni, presìdi culturali e realtà sociali.
La consigliera lega l’iniziativa a episodi che definisce «precisi e documentati». Tra questi cita l’esposizione, durante i festeggiamenti successivi al ballottaggio dell’8 giugno, di uno striscione contenente un richiamo alla Marcia su Roma e la successiva circolazione sui social di messaggi discriminatori e di incitamento all’odio in occasione delle iniziative legate al Pride.
«Sono episodi che non possono essere minimizzati o ignorati da chi rappresenta le istituzioni territoriali», afferma Saraceni.
La mozione era stata presentata il 29 giugno, giorno dell’insediamento del nuovo Consiglio comunale. In quella seduta la maggioranza ne aveva rinviato la discussione. Una decisione che i proponenti ritengono contraria al regolamento consiliare e sulla quale hanno presentato un esposto alla Prefettura di Cosenza e al Ministero dell’Interno.
Per Saraceni, quel passaggio avrebbe già dimostrato la volontà della maggioranza di sottrarsi al confronto nel merito. Il voto contrario espresso il 30 luglio ne rappresenterebbe ora la conferma definitiva.
Particolarmente duro l’attacco rivolto al presidente del Consiglio comunale. La consigliera ricorda che il presidente dovrebbe garantire il corretto funzionamento dell’Assemblea e tutelare le prerogative di tutti i rappresentanti eletti, indipendentemente dalla loro appartenenza politica.
Secondo Saraceni, invece, il presidente avrebbe già compromesso la propria imparzialità avallando il rinvio della mozione e votando successivamente contro la sua approvazione.
«Un presidente del Consiglio che vota contro una mozione antifascista non è più un arbitro: è una parte», afferma la consigliera, attribuendo al voto un significato politico che va oltre la normale dialettica tra maggioranza e opposizione.
Critiche anche a Forza Italia, partito del presidente del Consiglio comunale. Saraceni contesta l’assenza di una presa di distanza pubblica rispetto allo striscione apparso durante i festeggiamenti elettorali e considera il voto contrario alla mozione il punto conclusivo di quasi due mesi di silenzio.
«Forza Italia si definisce un partito moderato, liberale ed europeista, ma non ha trovato il modo di censurare un episodio che richiamava uno dei capitoli più bui della storia italiana», sostiene.
La consigliera respinge infine l’idea che la proposta avesse un valore puramente simbolico. La commissione avrebbe dovuto diventare, nelle intenzioni dei promotori, uno strumento concreto per osservare i fenomeni di odio, ascoltare il territorio e costruire iniziative di prevenzione.
«Chi ha votato no non ha rifiutato un simbolo, ma ha precluso uno strumento», conclude Saraceni. «Castrovillari merita istituzioni capaci di dire ad alta voce che il fascismo è una pagina chiusa e che non appartiene alla nostra città. Noi non ci fermiamo».