Welfare, ormai è una guerra di (op)posizioni tra Comune e Regione: “Fondi bloccati? No, dati letti male”
Anche l'assessore comunale Marinella Grillo replica all'assessore regionale Pasqualina Straface sul caso caregiver e Ats: “Nessuna inerzia, servizi attivi”. Ma la frattura politica ormai è aperta e potrebbe aprire scenari imprevedibili
CORIGLIANO-ROSSANO – Non è più solo una questione tecnica. È diventato uno scontro politico pieno, frontale, che mette al centro uno dei temi più sensibili: il welfare e le risposte alle fragilità. Una vera e propria guerra di posizionamento delle posizioni, degli atti, delle date, dei protocolli e - infine - dei servizi. Perché tra la politica e la gente rimane sempre la burocrazia. La stessa che sguazza nel guado e che determina, molto spesso, la differenza tra realtà e percezione della realtà. Ma andiamo per ordine.
Dopo le accuse arrivate nei giorni scorsi dall’assessore regionale Pasqualina Straface – che aveva acceso i riflettori su fondi non spesi e criticità nella gestione dell’Ambito territoriale sociale – arriva l'ennesima replica del Comune, questa volta affidata all’assessore alle Politiche sociali Marinella Grillo. Ed è una risposta che respinge, punto per punto, la narrazione costruita a livello regionale.
«Quando si parla di welfare e di persone fragili è necessario attenersi ai fatti», esordisce Grillo, entrando subito nel merito del nodo più esplosivo: quello delle risorse.
«Le risorse destinate al sociale non sono ferme. Le somme indicate come residui sono già impegnate in servizi attivi o in procedure in corso».
Il passaggio è chiave, perché smonta la lettura che aveva fatto emergere numeri pesanti – milioni di euro apparentemente non utilizzati – trasformando la questione in un caso politico.
Secondo il Comune, il problema è tutto nella lettura dei dati: «Confondere la fase contabile con quella della liquidazione significa offrire una rappresentazione non corretta della gestione amministrativa».
È qui che lo scontro diventa anche tecnico, quasi da addetti ai lavori. Perché il terreno è quello delle piattaforme, delle rendicontazioni, dei passaggi burocratici che spesso sfuggono alla narrazione pubblica ma che determinano tempi e modalità di spesa.
Grillo parla di «attività pienamente nei tempi previsti» e sottolinea come il passaggio tra diverse piattaforme regionali e ministeriali abbia complicato le procedure, «senza incidere sulla continuità dei servizi».
Ma il punto più delicato resta quello del Fondo Povertà e della QSFP, finiti al centro della polemica. «Non esistono 7,1 milioni di euro bloccati», chiarisce l’assessore. «Circa 3 milioni sono stati programmati per le annualità 2024-2025, mentre le annualità precedenti risultano già impegnate».
Una precisazione che punta a ribaltare completamente il quadro: non risorse ferme, ma fondi già destinati e in fase di utilizzo.
E poi c’è il tema più politico, quello che negli ultimi giorni ha acceso il dibattito anche sul fronte caregiver e servizi territoriali.
Grillo alza il livello dello scontro e parla apertamente di «narrazione distorta», costruita su «dati parziali e linguaggi semplificati» che rischiano di trasformare il welfare «in uno strumento di contrapposizione».
Il riferimento è chiaro: la polemica tra Regione e Comune – già emersa sul caso dei fondi caregiver e sulla gestione dell’Ats – si allarga e diventa una questione di metodo, oltre che di merito.
Particolarmente significativo il passaggio sul “Dopo di Noi”, dove l’assessore comunale sposta il focus: «Le criticità non sono riconducibili a una mancata operatività locale, ma a linee di intervento definite a livello regionale», ritenute non coerenti con i bisogni reali delle famiglie.
Un ribaltamento di responsabilità che segna il punto più alto della tensione istituzionale.
Nel finale, la chiusura è netta e politica: «Trasformare questo tema in un attacco politico, utilizzando proprio le fragilità come leva comunicativa, è un modo di intendere la politica che finisce per strumentalizzare le persone».
Parole che certificano una frattura ormai evidente.
Perché dietro la disputa sui numeri e sulle piattaforme c’è qualcosa di più profondo: una diversa lettura del welfare, delle sue responsabilità e dei suoi fallimenti. E soprattutto, una partita tutta politica che si gioca sulla pelle delle persone più fragili.