Sanità Co-Ro, il circolo Pd: «Basta derby tra Corigliano e Rossano. La priorità è il nuovo ospedale»
Madeo e Candreva: «Scelte di questa natura finiscono inevitabilmente per creare tensioni tra operatori sanitari, smarrimento nelle comunità locali e sfiducia nei cittadini»
CORIGLIANO-ROSSANO - «Il caos generato nelle ultime ore attorno ai trasferimenti dei reparti tra gli ospedali cittadini dimostra ancora una volta che la sanità della Sibaritide continua ad essere gestita senza una visione definitiva. Provvedimenti annunciati e poi modificati nel giro di poche ore non possono rappresentare il modello di governo della salute pubblica di un territorio vasto e complesso come il nostro. Scelte di questa natura finiscono inevitabilmente per creare tensioni tra operatori sanitari, smarrimento nelle comunità locali e sfiducia nei cittadini». Così in una nota il segretario cittadino PD Francesco Madeo e il Capogruppo PD Giuseppe Candreva, intervenuti sul tema della riorganizzazione sanitaria degli spoke di Corigliano-Rossano.
«Occorre dirlo con chiarezza - hanno affermato -: Corigliano-Rossano è una sola città! Continuare a leggere l’organizzazione sanitaria attraverso appartenenze territoriali significa indebolire l’intero sistema e dividere una comunità che invece ha bisogno di unità, stabilità e certezze. La sanità non è una competizione tra presidi! È un diritto costituzionale che deve essere garantito con programmazione e responsabilità».
«Il problema - osservano i due rappresentanti - non è dove collocare temporaneamente un reparto. La domanda che i cittadini pongono — e alla quale ancora manca una risposta definitiva - è una sola: quando entrerà pienamente in funzione l’Ospedale della Sibaritide. Lo scorso 21 gennaio, su iniziativa dell’ASP, si è tenuta una riunione con tutte le unità operative dello spoke finalizzata proprio a definire il percorso di trasferimento nel nuovo ospedale. È su quel percorso che oggi bisogna tornare con decisione, accelerando ogni attività necessaria».
«Siamo ormai a un passo dal traguardo e servono atti concreti: completamento delle opere sui sottoservizi; realizzazione degli interventi su depurazione e reti idriche; adeguamento della viabilità stradale e ferroviaria; definizione di un cronoprogramma pubblico e verificabile per il trasferimento delle attività sanitarie. Sui lavori dell’ospedale unico dall’ultimo stato di avanzamento risultano già liquidati circa 170 milioni di euro su un costo complessivo di 229 milioni di euro a carico della finanza pubblica».
«Per questo motivo l’ASP non può più rinviare la predisposizione, già annunciata, di un vero piano operativo di trasferimento verso il nuovo ospedale. Ma abbiamo anche un nodo ancora più preoccupante di cui nessuno parla: accanto alle infrastrutture esiste un vuoto ancora più grave. Oggi quasi tutte le divisioni ospedaliere risultano prive di primario, in alcuni casi da anni: ginecologia, pediatria, psichiatria, chirurgia, ortopedia, pronto soccorso, medicina. Nel presidio “Guido Compagna” non risulta attualmente in servizio neanche un primario. Una situazione inaccettabile».
«Strutture moderne e spazi accoglienti non bastano: senza direzioni sanitarie stabili e professionalità qualificate non può esistere una buona sanità pubblica. Per questo chiediamo all’ASP di predisporre immediatamente: un piano straordinario di assunzioni dei primari mancanti, una programmazione delle professionalità già orientata al nuovo ospedale, procedure rapide e senza ulteriori rinvii o tatticismi amministrativi. Infine, ricordiamo che l’attuale organizzazione delle unità operative dei due presidi risale al DCA n.64 del 2016, concepito in una fase transitoria in attesa del nuovo ospedale. Negli anni lo spostamento di unità operative tra i due stabilimenti ha comportato l’impiego di ingenti risorse pubbliche mentre era già in corso il progetto del nuovo presidio, previsto dal contratto sottoscritto il 9 settembre 2014 tra Regione, ASP e concessionario».
«Oggi - vanno avanti - a pochi passi dall’attivazione della nuova struttura, tornare indietro con soluzioni provvisorie rischia solo di aumentare confusione e instabilità. Chiediamo con fermezza che nessun presidio venga depotenziato e che ogni decisione sia assunta esclusivamente sulla base di criteri sanitari, organizzativi e di sicurezza».
«I cittadini della Sibaritide - concludono -hanno già pagato troppo in termini di mobilità sanitaria, disagi e carenze assistenziali. Oggi non serve scegliere tra Corigliano e Rossano. Serve scegliere finalmente la sanità che merita l’intero territorio. L’Ospedale della Sibaritide non è un’opera da inaugurare, ma un diritto da rendere operativo. Per questo chiediamo tempi certi, responsabilità chiare e decisioni definitive: perché una comunità di oltre centomila persone non può più vivere nell’attesa. La stagione delle divisioni è finita. Adesso è il tempo delle scelte e dei risultati».