Nord-Est Calabria, la sfida dello sviluppo secondo Carmine Zuccaro e l’associazione Salvemini
Un progetto condiviso tra Sibaritide e Pollino per costruire un futuro autonomo, sostenibile e competitivo
Un percorso già avviato, che ha visto l’adesione di 42 comuni della Sibaritide e del Pollino a un progetto turistico condiviso, fondato sulla valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, artigianali, commerciali e culturali del territorio. Ma la vera sfida, oggi, è fare un salto di qualità.
Come sottolineato da Carmine Zuccaro, presidente dell’associazione politico-culturale Salvemini, «si tratta, prioritariamente, di promuovere iniziative ed azioni di carattere eminentemente culturale», capaci di costruire una consapevolezza diffusa: quella che uno sviluppo duraturo e autopropulsivo può nascere solo dalla collaborazione di un’area vasta, articolata e coesa.
È qui che il progetto assume un valore che va oltre l’economia. «Un pezzo di Calabria che decide di pensarsi da sé», si legge, rappresenta infatti «una vera rivoluzione culturale prima che politica». Un cambio di paradigma che punta a superare una lunga stagione in cui il territorio è stato «pensato fuori da sé», spesso subendo scelte esterne che hanno lasciato «guasti e macerie».
In questa visione, emergono due poli strategici complementari. Da un lato Corigliano-Rossano, con le sue potenzialità come hub logistico, energetico e manifatturiero, basato sulla relazione tra porto, retroporto e comunità. Dall’altro Castrovillari e l’area del Pollino, che possono costruire un’offerta turistica integrata, fondata sulla tradizione culturale e sul valore ambientale di un parco nazionale riconosciuto a livello europeo e globale.
«Fare la ricognizione dei punti di forza», tuttavia, non basta. Il passo successivo — forse il più delicato — è trasformare questa visione in un progetto operativo. Da qui la proposta di una «cabina di regia» tecnico-politica, capace di coordinare, sviluppare e rendere partecipato il percorso di crescita, coinvolgendo attori istituzionali, sociali, produttivi e culturali.
Il rischio, in assenza di un salto organizzativo, è evidente: «l’affievolimento di ogni speranza» per un territorio che, nonostante le difficoltà, continua a scommettere sul proprio riscatto.