Fiume Crati, il PSI di Cassano torna all’attacco: «Troppe omissioni, servono verità e responsabilità»
Tra accuse di ritardi e silenzi istituzionali, i socialisti cassanesi chiedono chiarezza sulla gestione dell’emergenza e invocano l’intervento della magistratura per accertare eventuali responsabilità
CASSANO JONIO - Una vicenda ancora irrisolta, che continua a pesare sul territorio e sulle comunità locali. È quanto traccia il Partito Socialista Italiano di Cassano Jonio, intervenuto nuovamente sulla questione relativa all'esondazione del fiume Crati dopo la partecipazione, lo scorso 20 aprile, a un’assemblea pubblica svoltasi a Thurio, nel comune di Corigliano-Rossano, promossa dall’associazione “I Guardiani del Crati”.
Secondo il PSI locale, l’incontro ha confermato «tutta la drammaticità di una vicenda che non appartiene al passato, ma rappresenta una ferita ancora aperta». Un’emergenza che, per i socialisti cassanesi, va ben oltre la dimensione contingente, configurandosi come «una clamorosa catena di omissioni, ritardi e incapacità».
Nella nota, il partito richiama le numerose domande già avanzate nelle settimane precedenti e rimaste, a loro dire, senza risposta. Tra queste, la richiesta di chiarimenti sulla gestione della diga di Tarsia: perché sarebbe rimasta chiusa in pieno inverno e chi avrebbe autorizzato l’apertura delle paratoie, causando il riversamento a valle di ingenti quantità d’acqua e fango.
Dubbi analoghi vengono sollevati anche sulla diga di Roggiano Gravina, per la quale si chiede conto del mancato mantenimento dei livelli di sicurezza nonostante le allerte meteo. E poi il Consorzio di Bonifica, accusato di non aver effettuato per tempo la pulizia dei canali di scolo, e la gestione del canale Stombi, ritenuto corresponsabile dei danni registrati nell’area dei Laghi di Sibari.
Tra i punti più critici evidenziati, anche il funzionamento dell’impianto idrovoro: «Quattro pompe disponibili, una sola funzionante, peraltro la più piccola», sottolinea il PSI, parlando di una situazione che contrasterebbe con l’efficienza spesso dichiarata nelle comunicazioni ufficiali.
Non mancano poi le contestazioni sui ritardi nell’utilizzo dei fondi destinati alla messa in sicurezza degli argini del Crati, stanziati già dal 2019 ma ancora bloccati, secondo il partito, da lungaggini burocratiche. Critiche anche all’amministrazione comunale di Cassano, accusata di non aver informato tempestivamente la popolazione nonostante l’attivazione del Centro Operativo Comunale e le allerte meteo già diramate.
«Domande semplici, legittime e necessarie», ribadiscono i socialisti, denunciando un clima fatto di «silenzi, rinvii e vuoti di memoria» da parte delle istituzioni. Da qui la decisione di riproporre pubblicamente tutti i quesiti, non “per sterile polemica”, ma per rispetto verso cittadini e operatori economici colpiti.
Il PSI chiede verità, giustizia e ristori per chi ha subito danni, auspicando risposte rapide da parte degli enti competenti. In caso contrario, conclude il comunicato, saranno gli sviluppi delle indagini e l’azione della magistratura – già attivata sulla vicenda – a fare chiarezza.
Una presa di posizione netta, che riaccende i riflettori su una delle questioni più controverse degli ultimi mesi nel territorio della Sibaritide, dove la gestione del rischio idrogeologico resta un tema centrale e ancora aperto.