Dal fango ai post: «Così non si amministra una città»
L’opposizione di Cassano attacca: «Troppa narrazione social, poche decisioni concrete nell’emergenza»
CASSANO - Dall’alluvione di Sibari al Consiglio comunale, il sindaco Iacobini avrebbe mantenuto – secondo l’opposizione di Cassano – una linea comunicativa «più vicina al racconto che all’amministrazione». Una critica netta, che punta il dito contro la gestione dell’emergenza e, soprattutto, contro le priorità politiche adottate nei momenti più difficili.
«Raccontare non basta. In quelle ore servivano atti, non post», dichiarano i consiglieri di minoranza, sottolineando come, mentre il fango invadeva case e strade, «si sia scelta la via della comunicazione emotiva, con aggiornamenti continui e grande presenza sui social, ma senza tradurre tutto questo in decisioni immediate e tangibili».
Il confronto, neanche troppo velato, è con quanto avveniva sull’altra sponda del Crati: «Altrove si interveniva con atti concreti, qui si costruiva il racconto dell’emergenza». Un passaggio che sintetizza il cuore della critica politica: «Non è mancata la comunicazione, è mancata l’amministrazione».
Secondo l’opposizione, anche il Consiglio comunale avrebbe risentito di questo approccio: «Più che un luogo di confronto, è sembrato uno spazio in cui si prendeva atto senza discutere davvero. Le proposte avanzate non solo sono state respinte, ma spesso nemmeno messe al centro di un vero dibattito».
Nel frattempo, fuori dall’aula, «i cittadini si rimboccavano le maniche, quelle vere, mentre la politica sembrava impegnata a raccontare ciò che accadeva». Due piani paralleli che, per la minoranza, non si sono mai incontrati: «Da una parte chi chiedeva aiuto, dall’altra chi cercava consenso».
Il nodo centrale resta quello delle risorse. «Nemmeno nei momenti più drammatici è stato stanziato un fondo straordinario per famiglie e imprese», accusano i consiglieri, evidenziando come, nello stesso periodo, siano state approvate variazioni di bilancio significative. «Altro che casse vuote: i numeri dimostrano che margini di intervento c’erano».
Da qui le domande politiche: «Davvero non era possibile destinare almeno 100 mila euro a un sostegno immediato? Davvero non si poteva cancellare, e non solo sospendere, il carico fiscale per alcuni mesi?». Interrogativi che restano, secondo l’opposizione, «senza risposta».
Le misure adottate, infatti, vengono giudicate insufficienti: «25 mila euro alla Caritas e la sospensione dei tributi fino al 30 giugno 2026 non possono rappresentare una risposta adeguata». Il rischio, spiegano, è quello di «rinviare semplicemente il problema, caricando famiglie già in difficoltà di un peso ancora maggiore nei mesi futuri».
Non manca, poi, un passaggio politico preciso sull’assenza di riconoscimenti istituzionali: «Il contributo operativo arrivato da altri livelli istituzionali è stato determinante, ma non è stato neppure citato. Un silenzio che pesa».
Accanto alle critiche, però, arriva anche un riconoscimento: «La rottamazione delle entrate locali 2026 è una misura utile e condivisibile», afferma l’opposizione, parlando di «un provvedimento concreto, capace di aiutare sia i cittadini sia le casse comunali».
Ma la conclusione resta fortemente critica: «Questo territorio merita di più. Merita scelte, responsabilità e coraggio. Non basta raccontare le emergenze, bisogna affrontarle».
E il messaggio finale è chiaro: «Tra narrare il fango e rimuoverlo c’è una differenza sostanziale. La seconda richiede decisioni. Ed è su quelle che si misura davvero chi amministra».