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Caso caregiver Co-Ro, Alboresi richiama la politica: tensioni su bilancio e welfare locale

4 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Non si placa l'acceso confronto politico e istituzionale che ha animato il dibattito pubblico a Corigliano-Rossano sul tema delle politiche sociali.  L’approvazione del bilancio comunale e, in particolare, la discussione sulle risorse destinate ai servizi per le fasce più fragili hanno infatti riacceso polemiche, sollevando interrogativi sulla gestione dei fondi e sulle priorità dell’azione amministrativa.

A catalizzare il confronto è stata, nelle ultime ore, la vicenda legata alla liquidazione dei finanziamenti per un progetto rivolto ai caregiver, su cui si sono innestate prese di posizione, tensioni istituzionali e dichiarazioni di rilievo anche a livello regionale. Un dibattito che, tuttavia, travalica gli aspetti tecnici e contabili per toccare questioni più profonde: il ruolo della politica nella tutela della fragilità, la sostenibilità del sistema di welfare locale e la capacità delle istituzioni di rispondere a bisogni sociali sempre più complessi.

In questo contesto si inserisce la riflessione pubblica dell'ex amministratrice comunale, Alessia Alboresi, che ha guidato in passato il settore delle Politiche sociali, offrendo uno sguardo interno e al tempo stesso libero da vincoli istituzionali sulla vicenda. Un intervento che invita ad abbassare i toni dello scontro e a riportare al centro del dibattito la dignità delle persone e delle famiglie coinvolte.

Di seguito la nota integrale:

In queste ore, di fronte al dibattito che si è sviluppato a Corigliano-Rossano dopo l’approvazione del bilancio e la discussione in Consiglio comunale sulle risorse destinate alle politiche sociali, sento il dovere di intervenire pubblicamente.

Lo faccio da ex assessore alle Politiche sociali del Comune di Corigliano-Rossano, ruolo che ho ricoperto con grande onore e onere e di cui conosco perfettamente la fatica di una gestione quotidiana tra emergenze e carenze infrastrutturali ed economiche a volte al limite dell’umanamente accettabile, con la serenità e la consapevolezza oggi  di poter esprimere una opinione libera da inevitabili sillogismi politici-amministrativi.

In particolare, la polemica che si è accesa sulla liquidazione dei fondi destinati a un progetto per i caregiver merita, a mio avviso, una riflessione seria e profonda. Non intendo entrare nel merito tecnico della vicenda, già ampiamente affrontata, né alimentare ulteriormente una contrapposizione che rischia di produrre più clamore che soluzioni. Ma una cosa credo vada detta con chiarezza: quando si parla di disabilità, non autosufficienza, fragilità e famiglie che vivono quotidianamente il peso della cura, la politica dovrebbe abbassare i toni e alzare il senso di responsabilità.

L’amministrazione comunale ha ovviamente il diritto e il dovere  di difendere il proprio operato. Allo stesso tempo, però, desta preoccupazione il livello di esasperazione istituzionale che si è raggiunto in questi giorni, anche a seguito delle dichiarazioni dell’assessora regionale alle Politiche sociali, che ha evocato prima l’ipotesi di revoca del progetto e addirittura di commissariamento dell’intero Ambito territoriale, salvo poi chiarire, nel corso del Consiglio comunale, che l’eventuale intervento riguarderebbe esclusivamente la progettazione in essere.

Credo che sia arrivato il momento di fermare le bocce.
Perché portare alla ribalta mediatica, in modo così eclatante, questioni che toccano la carne viva dei cittadini non fa bene a nessuno. Non fa bene alle famiglie. Non fa bene agli operatori. Non fa bene alle istituzioni. E soprattutto non fa bene a chi, ogni giorno, vive sulla propria pelle il peso della fragilità e della cura.

Ho avuto l’onore di lavorare per tre anni nel settore delle politiche sociali del Comune di Corigliano-Rossano, proprio in una fase decisiva, mentre si consolidava la gestione attraverso gli Ambiti territoriali sociali. È stato un lavoro enorme, complesso, spesso portato avanti con risorse limitate, ma con una visione chiara e condivisa insieme all’allora dirigente De Rosis e a un’équipe multisettoriale che ha rafforzato un settore che, all’epoca, era fragilissimo.

Quel lavoro ha consentito al nostro Comune di diventare uno degli Ambiti territoriali sociali più efficienti sul piano della programmazione, della spesa e della rendicontazione dei progetti. E soprattutto ha posto le basi per una struttura oggi più solida, grazie anche all’assunzione di 15 assistenti sociali, in linea con gli standard essenziali di servizio che indicano come obiettivo una presenza media di un assistente sociale ogni 4.000 abitanti.

Questo patrimonio amministrativo e professionale va tutelato, non esposto a tensioni continue e a delegittimazioni che rischiano di colpire, ancora una volta, chi lavora ogni giorno per dare risposte ai cittadini più fragili.

Durante il mio mandato ho sempre ritenuto che il primo dovere di chi amministra le politiche sociali fosse uno solo: proteggere la dignità delle persone.
I casi sociali non sono materia da propaganda. Non sono bandiere da sventolare. Non sono strumenti di scontro politico. Sono vite vere, sofferenze vere, fragilità vere. E meritano rispetto, discrezione e risposte concrete.

Purtroppo, questa vicenda non riguarda solo Corigliano-Rossano. È il riflesso di un problema più grande, che investe l’intero Paese. Da anni si parla di welfare, di non autosufficienza, di sostegno ai caregiver, di riforme annunciate e di fondi riorganizzati. Ma la verità è che, al di là degli slogan, le risorse continuano a essere insufficienti rispetto alla crescita dei bisogni reali.

Mentre il Paese invecchia, mentre cresce la denatalità, mentre aumentano le fragilità sociali ed economiche, le politiche sociali restano troppo spesso la cenerentola della programmazione pubblica. Vale a livello nazionale, vale a livello regionale, vale troppo spesso anche nei nostri territori.

Per questo, al di là delle eventuali responsabilità tecniche o amministrative che andranno chiarite nelle sedi competenti, credo che il vero punto politico sia un altro: non è nell’interesse di nessuno ritardare, bloccare o negare sostegno a famiglie che vivono condizioni di gravissima fragilità. Sarebbe un errore grave ridurre tutto a una gara a chi urla di più o a chi scarica meglio le responsabilità sull’altro.

Lo dico con sincerità, prima ancora che da ex amministratrice, da cittadina: mi ha sempre profondamente colpito — e spesso anche umanamente umiliata — constatare quanto poco il nostro Stato riesca concretamente a proteggere proprio chi avrebbe più diritto a essere tutelato. Le famiglie che si fanno carico della non autosufficienza, i caregiver, le persone con disabilità, restano ancora oggi l’anello più debole e più esposto del nostro sistema di protezione sociale.

Il mio auspicio è allora semplice ma chiaro: Corigliano-Rossano rimetta le politiche sociali al centro della propria agenda amministrativa, fuori dalle polemiche e dentro una visione seria, stabile, rispettosa. Lo faccia il Comune, lo faccia la Regione Calabria, lo faccia il Sistema Paese tutto.

Perché se c’è un punto da cui ripartire, è uno solo: dai più fragili.
Le politiche sociali non possono essere l’ultima voce da difendere quando scoppia un caso.
Devono diventare, finalmente, la prima responsabilità della politica tutta.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.