Gasolio agricolo oltre 1,70 euro, la Sibaritide non regge più: lunedì parte la mobilitazione
Il Movimento Territorio e Agricoltura chiama a raccolta il comparto lunedì mattina alle 8 allo svincolo di Firmo-Sibari. Sul tavolo caro carburante, vendita sottocosto dei prodotti e fauna selvatica
CORIGLIANO-ROSSANO – Il gasolio agricolo ha ormai superato anche nella Sibaritide la soglia di 1,70 euro al litro. E per molte aziende agricole quella cifra rischia di rappresentare il punto oltre il quale continuare a produrre diventa sempre più difficile. Dalla clementinicoltura all’olivicoltura, dalla zootecnia alle drupacee fino alla risicoltura, il rincaro del carburante entra direttamente nei costi quotidiani delle aziende: trattori, lavorazioni, trasporti, irrigazione e movimentazione dei prodotti. Una pressione che arriva mentre diversi comparti fanno già i conti con margini ridotti e prezzi riconosciuti alla produzione giudicati insufficienti dagli agricoltori.
Non è un fenomeno isolato alla Piana di Sibari. Il 23 settembre la quotazione all’ingrosso del gasolio agricolo sulla piazza di Milano ha raggiunto 1,65 euro al litro, con un aumento del 7,72% in una sola settimana; pochi giorni prima, nella vicina puglia tarantina, erano già stati segnalati prezzi di 1,64 euro.
Nella Sibaritide, però, il dato assume un peso particolare perché arriva nel cuore di uno dei territori agricoli più produttivi della Calabria.
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Il carburante è la goccia che sta facendo traboccare il vaso, ma non è l’unico problema indicato dal movimento.
Accanto al costo del gasolio, la protesta mette al centro altri due fronti che da tempo pesano sulle aziende: la vendita sottocosto dei prodotti agricoli e i danni provocati dalla fauna selvatica.
Tre questioni che, alla fine, ricadono tutte nello stesso punto: la capacità delle imprese agricole di restare in piedi.
Perché mentre aumentano le spese, molti produttori denunciano di non riuscire a vedere riconosciuto sul mercato un prezzo adeguato al lavoro e agli investimenti sostenuti.
Nella Sibaritide questo significa parlare di un’economia reale, fatta di aziende familiari, di campagne lavorate ogni giorno e di produzioni che rappresentano una parte importante dell’identità e del reddito del territorio.
Lunedì 28 settembre la protesta dei trattori
Adesso il malessere prova a trasformarsi in mobilitazione. Il Movimento Territorio e Agricoltura (MTA) ha convocato per lunedì mattina (28 settembre) alle ore 8, allo svincolo di Firmo-Sibari, il primo appuntamento di protesta.
Il manifesto diffuso in queste ore è diretto: «Parte la mobilitazione. È ora di alzare la testa». Tre i temi messi in evidenza dal movimento: costo del carburante, vendita sottocosto dei prodotti agricoli e fauna selvatica. Tre problemi differenti che, per gli agricoltori, finiscono però per ricadere tutti sullo stesso punto: il reddito delle aziende.
È soprattutto sul gasolio che in queste ore si concentra la preoccupazione. Il carburante agricolo beneficia di un regime di accisa agevolata attraverso il sistema UMA, previsto proprio per le lavorazioni agricole, l’allevamento e le altre attività ammesse. Ma l’impennata dei prezzi sta progressivamente erodendo anche questo vantaggio.
E nella Piana di Sibari il momento è particolarmente delicato. Le aziende si preparano o sono già impegnate nelle lavorazioni di alcune delle produzioni più importanti del territorio. Ogni aumento del carburante finisce quindi per moltiplicarsi su migliaia di ore di lavoro e migliaia di litri consumati.
A questo si aggiunge l’altro fronte denunciato dal MTA: la vendita sottocosto dei prodotti agricoli, con il produttore stretto tra spese crescenti e un valore all’origine che spesso, secondo il movimento, non remunera adeguatamente il lavoro. Il terzo nodo è quello della fauna selvatica, altra emergenza che da tempo pesa sulle campagne attraverso danni alle colture e alle aziende.
Anche la Sibaritide si prepara alla mobilitazione
È dentro questo scenario che nasce l’appuntamento di lunedì. Non una protesta legata a una singola coltura, ma una mobilitazione che prova a riunire le diverse anime dell’agricoltura della Piana di Sibari attorno a problemi che vengono percepiti ormai come comuni. Clementine, olio, allevamenti, drupacee, riso: produzioni diverse, ma la stessa domanda che cresce nelle campagne. Quanto può ancora aumentare il costo di produrre prima che per un’azienda agricola non convenga più farlo? Lunedì mattina, allo svincolo di Firmo-Sibari, gli agricoltori proveranno a trasformare quella domanda in una protesta visibile.