Corigliano-Rossano si spegne una serranda alla volta: la crisi sta divorando il territorio
Costi alle stelle, incassi in caduta libera e assenza di confronto: il commercio muore mentre la città perde anima e sicurezza. La crisi non è più una previsione né un rischio futuro: è una realtà quotidiana che si tocca con mano
CORIGLIANO-ROSSANO - Da anni l’economia locale è in caduta libera e oggi il rischio default non è più dietro l’angolo, ma dentro le saracinesche che si abbassano una dopo l’altra.
Gli operatori economici provano da tempo a venire fuori con proposte, idee e soluzioni concrete. Ma senza ascolto da parte della politica e delle istituzioni diventa impossibile andare avanti. E, soprattutto, non si può più aspettare che la situazione precipiti del tutto: i segnali sono già evidenti e drammatici.
Il quadro è chiaro: incassi in continuo calo, costi dell’energia saliti in maniera spaventosa, tasse che comprimono praticamente ogni settore. Il commercio è finito dentro un’onda dalla quale non riesce più a riemergere. La maggior parte delle attività non riescono neppure a coprire le spese di gestione e la chiusura diventa, troppo spesso, l’unica soluzione possibile.
I numeri nazionali, riportati anche da Il Sole 24 Ore, parlano di una media di oltre 120 attività che chiudono ogni giorno in Italia. Un dato impressionante, che specialmente nel contesto fragile dei centri storici, assume un peso ancora più devastante. Qui ogni serranda abbassata non è solo un’attività che scompare, ma un pezzo di città che si spegne.
L’appello è chiaro e diretto: l’amministrazione deve ascoltare i commercianti, coloro che vivono quotidianamente i problemi reali del territorio. Non per creare scontri, ma per avviare un confronto serio e costruttivo, capace di tradursi in idee, progetti e soluzioni pratiche. Il dialogo e la collaborazione sono indispensabili per qualsiasi percorso di crescita.
Le associazioni di categoria hanno un ruolo importante, ma di supporto alle istituzioni, non di sostituzione. Le problematiche vere e le possibili soluzioni sono ben note a chi ogni giorno tiene aperta una saracinesca tra mille difficoltà. La riqualificazione urbana, per quanto necessaria, da sola non basta. Senza un programma strutturato a medio e lungo termine, con progetti mirati al rilancio economico e sociale, altrimenti ogni intervento rischia di restare solo estetico.
Il commercio è parte integrante del tessuto sociale. Una città senza attività è una città senza vita, senza luce, più fragile anche sotto il profilo della sicurezza. Ogni negozio che chiude è una luce che si spegne, un presidio che viene meno, un segnale di abbandono che avanza.
Ignorare la voce dei commercianti significa non aver compreso fino in fondo l’importanza strategica di questo settore, oggi uno dei più vulnerabili in una crisi economica che sta producendo degrado sociale e nuove povertà. Aumentano le famiglie che non riescono a far fronte alle spese e il rischio di dispersione sociale cresce di pari passo.
I commercianti insieme agli imprenditori e agli operatori del settore, non chiedono assistenzialismo, chiedono ascolto, confronto e una visione. Perché la ricetta per provare a salvare questo territorio non può nascere dall’alto, ma da chi ogni giorno vive, lavora e resiste in un centro storico che rischia di restare solo un ricordo.