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La società cooperativa 3M replica agli operai: «Una verità distorta»

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CORIGLIANO- ROSSANO - La cooperativa 3M replica alla nota “Gli operai della 3m ringraziano” che - secondo la società - «va a distorcere e celare una verità storica evidente, a danno, nuovamente, dell’immagine e della reputazione della Cooperativa».

«La 3M, dunque, - precisano - nell’interesse di tutti i lavoratori è costretta a replicare, portando alla luce alcune circostanze volutamente omesse per coltivare una strumentalizzazione che si sperava di evitare. Il primo elemento di rilievo riguarda la partecipazione allo stato di agitazione. La Cooperativa 3M conta oltre 235 lavoratori mentre gli operai iscritti alla CGIL che hanno partecipato allo sciopero sono appena due decine, meno del 10% della forza lavoro, un numero oggettivamente irrilevante. Questo va a smentire gli autori del post, che illegittimamente si auto-elevano a voce di tutti i lavoratori, quando oltre il 90% di questi non ha aderito all’agitazione, manifestando così la loro contrarietà e non condivisione dello sciopero. Entrando nel merito dei rapporti con il l’Organizzazione Sindacale, fra la 3M e la CGIL si era da tempo instaurato un produttivo e cordiale rapporto di collaborazione reciproca, finalizzato ad elaborare congiuntamente un contratto di secondo livello utile a distribuire compensi maggiori ai lavoratori sfavoriti dall’imminente trasferimento nella sede di Montalto, considerato che non era riconosciuta dal CCNL e dalla legge alcuna indennità di trasferta. Nelle more della trattativa ad uno dei lavoratori è stato addebitato un grave inadempimento contrattuale. Questi, dopo aver ricevuto la contestazione disciplinare, si è iscritto repentinamente alla CGIL».

«Susseguentemente - vanno avanti - l’organizzazione sindacale ha chiesto di non procedere con la risoluzione contrattuale – scontata visto l’oggetto della contestazione -, motivando questa richiesta con la circostanza che il lavoratore era un suo iscritto e il licenziamento avrebbe ostacolato i negoziati in corso sul contratto di secondo livello. Questa Cooperativa ha il dovere di garantire equità a tutti i propri lavoratori, dunque ha proceduto comunque con la risoluzione, ritenendola giusta e motivata, mantenendo distinta la posizione individuale del lavoratore (che avrebbe potuto adire tranquillamente alla Giustizia ordinaria per far valere le sue ragioni) con quella collettiva di tutti gli altri lavoratori. La 3M, indipendentemente dal licenziamento, ha insistito nella prosecuzione dei negoziati sul contratto di secondo livello, che auspicava di concludere nel mese di maggio, così da applicare le nuove condizioni già a giugno. Epperò la sigla sindacale ha interrotto la trattativa, anteponendo l’interesse del singolo a quello di tutti gli altri lavoratori e imponendo come condizione imprescindibile per proseguire i negoziati la reintegra del lavoratore, sol perché iscritto alla sua sigla sindacale. Al rifiuto della reintegra è seguita la fase dell’agitazione, che per numero di adesioni non ha minimamente intaccato l’attività o creato alcun disagio di rilevanza (oltre il 90% dei lavoratori non ha aderito)».

«Tuttavia, complice anche il contesto di campagna elettorale, la protesta, seppure insignificante nei numeri, è stata fortemente strumentalizzata ed enfatizzata oltre quanto meritava, alimentando un clima di vero e proprio odio tra gli stessi lavoratori, in particolare tra chi aderiva all’agitazione e il restante 90% che rimaneva contrario. Inoltre, veniva disegnato all’opinione pubblica un contesto lavorativo dittatoriale, volgare e addirittura violento, minando gravemente l’immagine e la reputazione della 3M, descrizione che – è giusto evidenziarlo - contrasta con la volontà del lavoratore di essere reintegrato e rientrare in un ambito lavorativo definito dallo stesso schiavizzante. La 3M ha più volte sollecitato la CGIL a continuare il percorso intrapreso sulla trattativa di secondo livello e lasciare gli interessi del singolo al giudizio dell’Autorità Giudiziaria, così che tutti i lavoratori si potessero giovare di migliori strumenti economici e rendere meno gravoso il trasferimento a Montalto, come la detassazione di alcune voci di salario, la concertazione di una forma di maggiorazione economica per garantire un supporto economico al trasferimento o il riconoscimento di maggiorazioni salariali. La 3M ha cercato in tutti i modi di portare il sindacato sul binario della negoziazione, affinché non si strumentalizzasse la posizione di un singolo dipendente e si procedesse verso la contrattazione di secondo livello, che avrebbe inciso positivamente sulla totalità dei dipendenti visto l’imminente trasferimento nella sede di Montalto, ma ad ogni tentativo di discutere le posizioni collettive, veniva anteposta la reintegra del lavoratore».

«La 3M vista la posizione del sindacato, il clima di odio sempre più acceso che si stava instaurando tra i dipendenti e la continua denigrazione pubblica della sua reputazione ha deciso di reintegrare il lavoratore per distendere un clima oramai giunto al limite, e di contro il sindacato ha cessato ogni protesta. Tuttavia, proprio il clima di forte violenza verbale e di ostilità che si era creato tra i lavoratori ha costretto la 3M a posticipare la ripresa dell’attività lavorativa del dipendente al 16 giugno in Montalto, in un reparto diverso da quello in cui era in forza prima. Inoltre, sempre a causa del clima di tensione creato dall’agitazione, i negoziati per giungere ad un contratto di secondo livello sono stati sospesi, in attesa di una distensione dei rapporti, con una ripresa programmata della trattativa a settembre, in evidente danno a tutti i lavoratori che avrebbero potuto giovarsi sin dal mese di giugno dei vantaggi fiscali ed economici originati da un contratto di secondo livello. Inoltre, le parti si erano impegnate a non rilasciare comunicati stampa senza prima averli concertati, per dare la giusta dimensione unitaria del lavoro contrattuale che ci si accingeva a costruire. Purtroppo, ci duole constatare che la CGIL e i suoi venti iscritti continuano a portare avanti una battaglia identitaria, e che per ottenere un risultato “politico” – attribuendosi conquiste trionfanti in un contesto dove chi ha perso è chiaramente la maggioranza dei lavoratori a vantaggio di uno solo di loro - continuano a creare ostacoli alla contrattazione di secondo livello, alimentando nuovamente un clima di ostilità non adatto ad una concertazione serena. Le trattative al momento sono state rinviate a settembre - ovvero dopo il trasferimento, con danno di tutti i lavoratori – ma la permanenza di questo contesto ostile obbligherà a nuove posticipazioni, con l’acuirsi del danno economico per tutti i dipendenti. La 3M, a questo punto pubblicamente, invita l’Organizzazione Sindacale ed i suoi venti iscritti ad impegnarsi in un percorso costruttivo, per il perseguimento degli interessi di tutti lavoratori, evitando di inneggiare una bandiera senza seguaci, che inevitabilmente li ostacola».

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.