Biovalle del Nicà, il progetto prende forma: un modello di sviluppo tra ambiente, storia e identità locali
La Biovalle del Nicà si candida a diventare un laboratorio di sviluppo integrato, capace di trasformare un territorio ricco di storia, natura e tradizioni in un esempio concreto di sostenibilità e rilancio per l’intera Calabria ionica
CARIATI - Un territorio straordinario, sospeso tra mare e montagna, diventa il fulcro di una nuova visione di sviluppo: è la “Biovalle del Nicà”, al centro di una proposta di legge regionale che punta a coniugare sostenibilità ambientale, crescita economica e valorizzazione delle comunità locali. L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’area in un laboratorio di economia resiliente capace di contrastare lo spopolamento e rilanciare le identità territoriali della Calabria ionica.
Il progetto si sviluppa lungo la fiumara del Nicà, uno dei corsi d’acqua più suggestivi della regione. Il fiume nasce nella Sila Greca, nel territorio di Campana, presso il Cozzo di Calamacca, e attraversa un paesaggio variegato fino a sfociare nel Mar Ionio tra Cariati e Crucoli, segnando il confine tra le province di Cosenza e Crotone. Lungo il suo corso tocca centri ricchi di fascino come Scala Coeli e Terravecchia, offrendo scenari naturali ancora in gran parte incontaminati, tra colline, vallate e ambienti fluviali.
La storia del Nicà affonda le radici nell’antichità: talvolta identificato con l’antico Hylia, il fiume rappresentava una via strategica per gli scambi commerciali, in particolare per il trasporto della pece silana. Nei pressi della sua foce, secondo la tradizione, si combatté nel 510 a.C. la battaglia che portò alla distruzione di Sibari. Oggi la valle è una meta ideale per escursioni, trekking e turismo lento, arricchita da siti storici e archeologici di grande valore, come la Porta della Trinità a Campana, antico accesso medievale legato al detto popolare “chi la passa arriva a cent’anni”.
Proprio Campana rappresenta uno dei simboli del territorio: antica Kalasarna, conserva tracce di civiltà rupestri e importanti ritrovamenti archeologici. Nelle vicinanze si trovano le celebri “Pietre dell’Incavallicata”, i cosiddetti Giganti di Pietra, imponenti formazioni rocciose che, secondo la tradizione, sarebbero sculture megalitiche: una ricorda un elefante, l’altra un “guerriero seduto”, alimentando suggestioni tra mito e leggenda.
A Terravecchia, definita “borgo dell’infinito” per i suoi panorami tra mare e Sila, si trova il parco archeologico di Pruja, con resti di un insediamento fortificato dei Brettii (IV–III secolo a.C.), tra mura difensive e torri che testimoniano l’importanza strategica dell’area. A Cariati spicca invece la cinta muraria del XV secolo, tra le meglio conservate della Calabria, con otto torrioni e origini bizantine, affiancata dalla Tomba Brettia con corredi funerari di grande valore.
Il viaggio nella Biovalle prosegue a Scala Coeli, tra grotte rupestri legate al monachesimo basiliano e curiosità geologiche come il monolite “A Lifànda”, simile a un elefante, e una singolare roccia che ricorda un dinosauro. A Mandatoriccio il paesaggio si apre tra i fiumi Arso e Acquaniti, con il castello feudale e la Torre dell’Arso, costruita nell’XI secolo da Roberto d’Altavilla.
A Pietrapaola emergono le antiche “Muraglie di Annibale” e la Grotta del Principe, mentre Umbriatico, arroccato tra dirupi e sede di una cattedrale dell’XI secolo con cripta bizantina; fino a Cirò e Cirò Marina, dove storia, vino e archeologia si fondono, tra castelli, mercati saraceni e il tempio di Apollo Haleo a Punta Alice.
Dal punto di vista normativo, la proposta definisce la Biovalle come un’area a vocazione agroecologica, caratterizzata da agricoltura biologica, basso impatto ambientale, economia circolare e integrazione con il turismo sostenibile. L’ambito territoriale sarà individuato dalla Giunta regionale entro 90 giorni, con possibilità di aggiornamento dei confini.
Strumento operativo sarà il “Programma Biovalle del Nicà”, triennale, che prevede incentivi economici per le aziende agricole, misure per la tutela delle risorse idriche e del suolo, progetti di educazione ambientale e interventi per la mobilità sostenibile. Sono previsti contributi a fondo perduto per la conversione al biologico, agevolazioni fiscali, finanziamenti per start-up e sostegno alla commercializzazione, oltre alla creazione del marchio “Biovalle del Nicà”.
Ampio spazio è riservato alla tutela ambientale: limitazione dei pesticidi chimici, promozione di pratiche rigenerative, protezione della biodiversità e recupero dei terreni abbandonati, anche tramite cooperative. La Regione collaborerà inoltre con università ed enti di ricerca per il monitoraggio ambientale.
Sul fronte turistico, la proposta punta su agriturismi biologici, percorsi escursionistici e ciclabili, eventi e turismo esperienziale legato alla cultura contadina, favorendo partenariati tra pubblico e privato.
La governance sarà affidata a un comitato composto da rappresentanti istituzionali, amministrazioni locali, associazioni e operatori economici, con il compito di coordinare e monitorare l’attuazione della legge. Le risorse proverranno da fondi regionali, europei e contributi pubblici e privati, mentre i regolamenti attuativi dovranno essere adottati entro 120 giorni dall’approvazione.
La Biovalle del Nicà si candida così a diventare un laboratorio di sviluppo integrato, capace di trasformare un territorio ricco di storia, natura e tradizioni in un esempio concreto di sostenibilità e rilancio per l’intera Calabria jonica.