3 ore fa:Odissea 2000 inaugura la 32ª stagione: 87 giorni per cavalcare l'onda del divertimento
4 ore fa:Co-Ro, Frasso in Festa da record: oltre 5mila persone per Nino Fiorello
1 ora fa:Castrovillari, festa De Gaio e striscione nostalgico: il primo caso politico è già servito
5 ore fa:Scuole chiuse e genitori in crisi: non è solo burnout, è incapacità di gestire il tempo dei figli
3 ore fa:Strage di Amendolara, Occhiuto: «La Regione pagherà viaggio dei familiari e rimpatrio delle salme»
3 ore fa:Castrovillari fa la storia: Anna De Gaio è la prima donna sindaco della città
4 ore fa:Cinghiali fuori controllo in Sila, l'allarme di Coldiretti: «A rischio la Patata della Sila IGP»
3 ore fa:Mandatoriccio, Iozzi vince sul filo: dopo la parità perfetta diventa sindaco per 16 voti
2 ore fa:Rossano, lo spettacolo delle Pigiessiadi 2026: oltre 800 giovani atleti al Villaggio Itaca Nausicaa
2 ore fa:Cariati, partiti i lavori sul Ponte Molinella: dopo anni di denunce si mette in sicurezza un tratto maledetto della Statale 106

Manfredi Borsellino riceve gli alunni dell'Erodoto a Palermo

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Manfredi Borsellino, figlio del Giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia, ha ricevuto a Palermo, nel Commissariato Libertà, una delegazione di alunni e di docenti dell’IC Erodoto di Corigliano-Rossano insieme alla Dirigente Susanna Capalbo.

«Un’iniziativa – riporta la nota - che si colloca nell’ambito di un’attività didattica promossa dalla professoressa Marinella Le Voci. L’incontro ha ripercorso le fasi di una famiglia profondamente segnata dagli eventi delle stragi di mafia, il confronto con la realtà odierna dei giovani, la necessità di un Sud che ha bisogno di persone che restano per cambiare le sorti di una terra piena di potenzialità. Un incontro denso di significati che si sono arricchiti di altri importanti suggestioni visitando i luoghi cari alla cultura dell’antimafia: il museo Don Puglisi, via D’Amelio, Capaci, la casa museo di Peppino Impastato.
Luoghi segnati dalla perdita di personalità esemplari nella lotta al crimine sconosciute per le nuove generazioni ma che la scuola ha il dovere di rappresentare attraverso iniziative come quella appena conclusa».

Queste le sue parole: «Di mio padre Paolo conservo il sorriso e l’attaccamento alla nostra famiglia, a mia madre, alle mie sorelle con le quali condivido tutto. Ho scelto un lavoro diverso da quello di mio padre perché ritengo che, per quello che è il vissuto della mia famiglia, non sarei riuscito ad essere imparziale nel lavoro di magistrato. Lui avvertiva quanto peso avesse il suo lavoro per la nostra famiglia e quando mia sorella si ammalò, mollò tutto per occuparsi personalmente della sua cura, la portò ovunque e rimase in ferie fino a che mia sorella venne rassicurata dalla sua presenza. Sebbene mio padre non volesse influenzare la nostra normalità, era vigile sulle nostre vite. Io camminavo con una lista contenente i nomi dei locali dove non avrei mai dovuto mettere piede: erano posti nei quali si tenevano incontri tra mafiosi e che pertanto dovevo evitare. Così come quando ci diceva di telefonarlo per avvisare che avremmo fatto tardi ed era per questo che camminavamo sempre con le tasche piene di gettoni non disponendo all’epoca di cellulari. Qualunque fosse l’orario in cui facevamo ritorno, lui era sempre in piedi ad aspettarci. Nelle sue ultime settimane di vita, noi percepivamo il suo cambiamento. Con la morte di Falcone lui sapeva che sarebbe stato il prossimo ad essere ucciso. Oggi sono il Dirigente della Questura Libertà di Palermo e quando la rassegnazione vorrebbe farsi strada nella mia vita, penso al sacrificio di mio padre, al suo esempio e alla sua determinazione nel combattere per la legalità e allora prevale la  responsabilità nei confronti delle persone che lavorano con me e dei miei figli. Dubito che sarà fatta pienamente luce sulla verità che ci ha privati della sua presenza. I testimoni stanno via via scomparendo, portandosi con loro i segreti delle morti nelle stragi. Credo che mio padre avrebbe rinunciato al suo lavoro soltanto per la nascita di un o di una nipote. Lo diceva sempre e chiedeva che se avessi avuto un figlio maschio avrei dovuto chiamarlo come lui, come poi è stato».  
 

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.