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Diffuso disagio sociale nell'area urbana Corigliano-Rossano

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ROSSANO - L’atmosfera natalizia, con quell’aria vivace che mette un velo sui problemi e lascia trasparire in superficie il buonismo delle città vestite a festa, ha lasciato il passo alla gelida brezza invernale. E come in un pacco regalo dimenticato o scartato a metà, sotto tanti strati di carta colorata, si può nascondere un’amara realtà fatta di un serio disagio sociale, una difficoltà che non si può certo richiudere in una scatola solo perché scomoda. Così, mentre ci si accomodava a tavole familiari per una cena natalizia resa certamente più rigorosa dalla crisi, c’era chi moriva per strada, stroncato da quelle temperature insolite che anche al sud hanno fatto saggiare il freddo siberiano. Colpa, chissà, proprio di questa depressione economica che ha incattivito gli animi e creato un clima di malessere, ciò che resta è la sensazione che si guardi quasi passivamente alla sofferenza che scivola via intorno a noi. Il rischio, insomma, è che quella insicurezza con cui si è imparato a convivere  incoraggi a fare di tutta l’erba un fascio, a gettare in un unico calderone dell’intolleranza tutti, indistintamente. Così, può capitare che la fame, la disperazione di chi sta peggio diventino invisibili o, ancor di più, si trasformino in quell’incubo che sta agitando la quotidianità delle comunità, anche quella dei comuni di Rossano e Corigliano. La paura, alimentata dagli ultimi fatti di cronaca, di sostare davanti ad un semaforo o, addirittura, di rimanere soli in quelle stesse abitazioni in cui ci si è sempre sentiti sicuri, quasi fa sentire impotenti di fronte allo sconosciuto. Ma disagio è anche quello di tante realtà familiari che si sono ritrovate inghiottite dalle ristrettezze economiche, gettate nel baratro dall’aggravarsi di situazioni già precarie. Emarginazione, disuguaglianza sociale, isolamento? Cosa si nasconda dietro alle difficoltà, dietro ad una disperazione sfogata attraverso gesti plateali e violenti, spesso è un’incognita. È bene però che se ne parli, senza retorica, buonismo o pietismo che dir si voglia. C’è esigenza di concretezza, quella che serve a risolvere davvero i problemi. Iniziamo da qui. m. f. s. t.   CORIGLIANO – Arrivano qui con un sogno che si chiama lavoro, sperando di poter “trovare l’America” in Italia, anche in Calabria. Li chiamiamo migranti, ma hanno una patria, una famiglia ed uno scopo: quella sopravvivenza così difficile da raggiungere nelle loro terre, dilaniate dalla povertà assoluta e finanche dalle guerre. Da anni, ormai, giungono qui, sfruttati nelle campagne coriglianesi durante la stagione della raccolta degli agrumi. E tutti con la speranza di poter mettere da parte qualche “soldo” da mandare alla famiglia. La realtà nella quale si imbattono, però, è ben lontana da quel loro sogno.  Paghe misere e spesso in “nero” li costringono a vivere in condizioni disumane. Un “rifugio” per la notte, che possa essere un posto letto da 100 euro al mese a Schiavonea – bene che vada – o addirittura sotto una “tenda” di fortuna, come sta avvenendo nella tendopoli di contrada Boscarello. In quell’accampamento sono circa un centinaio, prevalentemente nordafricani, di nazionalità tunisina, marocchina o algerina. Nella loro dignità non hanno altro, se non quel capanno fatto di teloni di plastica sulla testa che li ripara dalle notti gelide, umide e piovose. Di loro se ne occupa la Caritas, con un pasto caldo alla mensa di Schiavonea e qualche associazione, ma non basta. Ecco perché è partito il “tam-tam” della solidarietà nei giorni scorsi, soprattutto sui social, con l’obiettivo di raccogliere tutto il necessario per far fronte alle emergenze, dagli indumenti alle coperte.  Il problema, però, resta: quanto potranno rimanere a vivere in condizioni così disumane?
  1. l.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.