Corigliano-Rossano: turismo, sviluppo... e polemiche. La visione di chi contesta l'era Stasi
Una riflessione che riapre il dibattito su governance, partecipazione e futuro del turismo in uno dei territori più rilevanti della Calabria. Dalla collaborazione al gelo istituzionale: il grido degli operatori turistici
CORIGLIANO-ROSSANO – Qual è stata, davvero, la visione del turismo durante la prima e la seconda amministrazione guidata dal sindaco Flavio Stasi? È la domanda centrale che emerge dalla lunga e articolata lettera aperta di Natale Falsetta, imprenditore turistico con oltre cinquant’anni di esperienza nel settore, che ripercorre la crescita del comparto e denuncia un progressivo deterioramento dei rapporti tra istituzioni e operatori.
Falsetta racconta un percorso imprenditoriale iniziato «con un piccolo chiosco a bordo pineta per accogliere i bagnanti» e culminato nella gestione di un resort a quattro stelle che – dice - «oggi è un fiore all’occhiello del nostro Comune, capace di attrarre turisti italiani e stranieri». Un cammino fatto di sacrifici, difficoltà e continui investimenti, nel quale – sottolinea – il Comune ha storicamente rappresentato «un ruolo importante, collaborativo e di sostegno verso una realtà economica rilevante per il territorio».
Secondo l’imprenditore, infatti, le precedenti amministrazioni - a prescindere dal colore politico - hanno sempre dimostrato «collaborazione e rispetto», consapevoli che il turismo rappresenta uno dei principali motori economici locali insieme ad agricoltura e pesca. I numeri, ricorda, parlano di una Corigliano-Rossano che si colloca al secondo posto in Calabria per presenze turistiche, subito dopo Ricadi, grazie soprattutto «al grande lavoro svolto dagli imprenditori con sacrificio e professionalità».
Il cambio di passo, nella ricostruzione di Falsetta, arriva con le amministrazioni guidate da Stasi, definite «le meno collaborative e produttive nel percorso di crescita del turismo», nonostante la disponibilità di maggiori risorse, come quelle derivanti dalla tassa di soggiorno.
«La delusione più grande è stata la cancellazione del rapporto umano e professionale», scrive ancora l’imprenditore, ponendo una serie di interrogativi: «Perché rifiutarsi di incontrare gli operatori? Di ascoltare chi lavora quotidianamente in questo ambito? Chi sono i tuoi consiglieri sul turismo e quali proposte avanzano?».
Non manca un passaggio sull’assessorato al turismo. Falsetta precisa di non voler attaccare personalmente l’assessore, «un bravo ragazzo, capace nell’organizzazione di spettacoli e concerti», ma evidenzia come, sul piano strategico, non si sia sviluppata una visione concreta del settore turistico.
«È normale che il secondo Comune della Calabria per presenze turistiche tratti in questo modo il turismo e i suoi operatori?», si chiede, sollecitando la creazione di una consulta permanente con gli operatori del settore, strumento che – a suo dire – potrebbe colmare il vuoto di confronto.
Uno dei punti più critici riguarda la gestione della tassa di soggiorno. L’imprenditore denuncia la mancata concertazione sulle modifiche al regolamento e sulle tariffe: «Perché non convocarci a un tavolo per scriverlo insieme? Hai preferito ignorarci». Ricorda inoltre che la normativa prevede il coinvolgimento delle associazioni di categoria e cita un precedente del 2019, quando una delibera simile fu annullata dal TAR dopo un ricorso.
Altro nodo è la destinazione delle risorse: «L’introito della tassa di soggiornoviene utilizzato senza problemi, spesso senza una chiara destinazione al turismo, nonostante la legge preveda il contrario».
Nel documento emerge anche una critica più ampia alla strategia complessiva: il turismo, sottolinea «si basa su ambiente, mare pulito, decoro, bellezza, promozione e valorizzazione del territorio» e richiede investimenti continui per mantenere competitività.
Il dialogo, secondo l’imprenditore, è la chiave: «Comune e imprese devono dialogare per un interesse reciproco». E invece, denuncia, persino la partecipazione a importanti fiere di settore come Rimini o Milano avverrebbe senza il coinvolgimento delle strutture ricettive, né prima né dopo, sollevando dubbi sull’efficacia e sulla trasparenza di tali iniziative.
Il turismo – osserva – è un settore diverso da agricoltura e pesca, poiché richiede una forte sinergia tra pubblico e privato. A supporto di questa visione ricorda l’esperienza del COTAJ, attivo da quarant’anni lungo la costa jonica, come esempio virtuoso di collaborazione tra operatori.
Infine, guarda al futuro proponendo un modello organizzativo più evoluto: la creazione di una DMO (Destination Management Organization) per costruire una vera destinazione turistica della Sibaritide, affidandosi a competenze specifiche. In assenza di una strategia condivisa, avverte, «si rischia solo di creare confusione e iniziative inefficaci».
La lettera si chiude nel segno dell’apertura: «Noi siamo disponibili a collaborare, a mettere a disposizione la nostra esperienza per il bene del Comune».