Il Paese esplode. La politica continua a fare comizi
Dal caro vita alle proteste, fino alla violenza giovanile: il disagio sociale corre più veloce della politica. E mentre la rabbia cresce, chi governa resta prigioniero di slogan, ideologie e campagne elettorali permanenti
Gli effetti della guerra che dopo trent’anni è ritornata nel nostro continente, hanno toccato anche L’Italia. L’aumento dei carburanti, delle altre fonti di energia (gas), l’inflazione incalzante, le difficoltà di arrivare a fine mese, l’impossibilità di curarsi hanno portato alle prime proteste.
Rimostranze e malcontenti sono sfociati nel blocco delle strade nel meridione d’Italia, da parte degli autotrasportatori e nelle manifestazioni dei ragazzi delle scuole e dell’università nel nord.
In questo clima abbiamo scoperto un altro fenomeno sociale, dei tempi moderni, inaspettato, imprevedibile: quello dei giovani che si autoconvocano sui social, su internet e confluiscono nelle grandi città per demolire, saccheggiare, vandalizzare. Sono italiani di seconda generazione, figli di emigrati, perlopiù minorenni. Non hanno ideologie chiare, non appartengono a partiti, associazioni, sodalizi, ascoltano trap e rap e sono vittime del protagonismo social.
Si tratta di un fenomeno illegale, disdicevole, che va però analizzato e affrontato. Piena solidarietà alle Forze dell’Ordine che devono fronteggiarli. Il sangue che sgorgava sul viso di Angelo De Simone, l’integerrimo funzionario della Polizia di Milano è il sangue di tutti noi. Il dirigente De Simone ha dimostrato grande attaccamento al lavoro rimanendo sul campo e grande capacità di gestire un fenomeno nuovo, con il buon senso.
Con il malcontento di questi giovani, che vivono in periferia, in provincia, in nuclei familiari che non arrivano a fine mese, che scrollano solamente, che non hanno un senso della legalità e dello Stato devono confrontarsi le istituzioni e la classe dirigente, quella che governa e quella che aspira a farlo. Senza strumentalizzazioni, senza mantenere il clima di campagna elettorale permanente.
E poi bisogna capire che il paese reale corre più velocemente della politica. Bisogna capire e affrontare problemi nuovi che derivano dalle migrazioni, dal caro affitti, dalla sicurezza delle periferie, dalla movida, dall’inflazione che mette in ginocchio agricoltori e piccole e medie imprese, dal sistema sanitario che non funziona perfettamente, dal welfare che ha bisogno di uno slancio.
Alla politica spetta il compito di affrontare e riuscire a risolvere questi problemi.
Per esempio in alcune capitali europee esistono i “manager della notte” che coniugano le esigenze dei locali notturni, dei giovani che vogliono divertirsi, dei genitori che vogliono stare tranquilli, degli abitanti del quartiere che vogliono dormire perché il giorno devono lavorare.
Le migrazioni sono sempre esistite, anche i nostri avi le hanno vissute in prima persona con i bastimenti. I migranti provengono da zone di guerra e di povertà, ma detto ciò i flussi vanno regolati, gli accessi vanno controllati, le opportunità vanno date realmente ai migranti e ai loro figli e non a tutto quel mondo di cooperative e centri di accoglienza che vi gravita intorno.
I cittadini, i giovani, le categorie sociali, da par loro devono continuare controllare, essere critici, manifestare, senza delegare, ma senza distruggere fisicamente le nostre città.
Le classi dirigenti devono legiferare, creare opportunità, risolvere i problemi del terzo millennio, pensare al futuro, prevedere, senza creare steccati, (non ci sono problemi di destra o di sinistra, di campi larghi o stretti), e senza distruggere il nostro sistema costituzionale, sanitario, sociale che dal dopoguerra fino a pochi anni fa ha funzionato dignitosamente.