Della Pietra e dell’Oro: Corigliano-Rossano deposita il dossier per Capitale Italiana della Cultura 2029
Completata una delle tappe centrali della candidatura. Scrittura e “Città Ponte” sono i due assi del progetto, sostenuto da istituzioni, università, 27 Comuni e partner internazionali. Nei prossimi giorni la presentazione alla città
CORIGLIANO-ROSSANO – Della Pietra e dell’Oro. È questo il titolo scelto per il dossier con cui Corigliano-Rossano concorre a Capitale Italiana della Cultura 2029. Il documento è stato depositato, completando una delle tappe centrali del percorso avviato nei mesi scorsi.
Con la consegna si chiude una fase intensa di lavoro e se ne apre una nuova. Per conoscere nel dettaglio progetto, contenuti e linee progettuali bisognerà attendere ancora qualche giorno. L’Amministrazione comunale, infatti, ha annunciato una presentazione pubblica dedicata alla città.
LEGGI ANCHE – Corigliano-Rossano in corsa per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2029
Dalla scrittura alla Città Ponte
Sono due gli assi fondamentali sui quali la città ha deciso di costruire la propria candidatura. Il primo è quello della scrittura, che attraversa in maniera profonda la storia di Corigliano-Rossano: dal Codex Purpureus Rossanensis ai grandi archivi, dalla scrittura pentagrammata di Valente a quella di Giovan Battista Palatino, sopravvissuta anche all’evoluzione digitale. Un percorso che il dossier sintetizza suggestivamente nel passaggio “dal Codex al Codice”, quello informatico.
Il secondo asse è quello della “Città Ponte”: una realtà nella quale si sono incontrate nel tempo storie e culture diverse, collocata in Occidente ma saldamente legata all’Oriente, dove le tradizioni della Sila convivono con quelle marinare e dove lingue, culture e identità differenti continuano a incrociarsi.
Il significato del titolo Della Pietra e dell’Oro, che affonda nelle radici e nella storia della città, sarà invece raccontato nel corso della presentazione pubblica del dossier.
Stasi: «Abbiamo tracciato una rotta per il Futuro»
«Con la consegna del dossier raccogliamo il frutto di mesi di lavoro, confronto e costruzione – dichiara il sindaco Flavio Stasi – ed è sinceramente motivo di grande orgoglio proporre la nostra città a concorrere per il titolo di Capitale Italiana della Cultura».
Per il primo cittadino la candidatura non coincide soltanto con la corsa a un riconoscimento nazionale, ma rappresenta anche un passaggio nella costruzione di una visione della città.
«Concorreremo per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso ed un titolo prestigiosissimo, ma abbiamo anche tracciato un percorso chiaro di sviluppo della città, una ulteriore visione della città che siamo stati, che siamo e che intendiamo costruire e questa rappresenta, di per sé, una vittoria».
Da Berat a San Paolo, la dimensione internazionale del progetto e la capacità di Corigliano-Rossano di fare squadra
La candidatura guarda anche oltre i confini nazionali. E lo fa partendo proprio dalle radici multiculturali della città. Nel dossier, infatti, entrano i rapporti di scambio e collaborazione sviluppati con Berat, in Albania, città legata alla storia mediterranea e bizantina e a quella presenza arbëreshe che continua a rappresentare un ponte tra la Calabria e l’altra sponda dell’Adriatico. C’è poi il rapporto giovanissimo con San Paolo del Brasile, rafforzato nelle scorse settimane attraverso il Patto di Cooperazione e alimentato dalla storia delle migrazioni calabresi e dal forte culto dell’Achiropita. Un legame che il dossier interpreta come ponte tra memoria, identità e nuove occasioni di incontro e scambio.
Il sindaco ha ringraziato per il sostegno alla candidatura il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, il rettore dell’Università della Calabria Gianluigi Greco, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Paolo Piacenza, il presidente della Provincia di Cosenza Biagio Faragalli, i vertici del Conservatorio di Cosenza, il presidente della Camera di Commercio Klaus Algieri e i sindaci dei territori coinvolti nelle diverse reti.
Tra i sostegni internazionali figurano il sindaco di Berat Ervin Ceka, il ministro degli Affari interni dell’Albania Ervin Demo, il sindaco di San Paolo Ricardo Nunes e la Secretária Municipal de Relações Internacionais Angela Gandra. A questi si aggiungono, tra gli altri, l’arcivescovo di Rossano-Cariati Maurizio Aloise, il vescovo dell’Eparchia di Lungro Donato Oliverio, il direttore dei Parchi Archeologici di Sibari e Crotone Filippo Demma e il direttore del Museo Diocesano e del Codex don Pino Straface.
Il sostegno di 27 comuni
Il progetto ha ricevuto il sostegno di 27 Comuni: Acri, Amendolara, Caloveto, Cariati, Cassano allo Ionio, Campana, Cerzeto, Civita, Crosia, Fagnano Castello, Frascineto, Longobucco, Lungro, Paludi, Paola, Pietrapaola, Roggiano Gravina, San Marco Argentano, Terranova da Sibari, Oriolo, San Basile, San Benedetto Ullano, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Tarsia e Villapiana, oltre all’associazione Terrae Magna Grecia – Rete Turistica.
A sostenere la proposta c’è inoltre un ampio board scientifico, composto da docenti universitari, studiosi, rappresentanti del mondo musicale, culturale, scolastico e delle istituzioni cittadine. Da Vincenzo Piro che ha coordinato l'articolato lavoro di elaborazione della proposta a Vincenzo Fortunato, da Maria Mirabelli a Mauro La Russa, da Franco Altimari a Lorenzo Bongirolami, da Francesco Perri a Carmelo Gallo, da Agata Febbraro, ad Anna Maria Brunetti, da Pino Scaglione ad Alessandra Mazzei, da Rosa Assunta Matteo a Francesco Filareto, da Tonino Caracciolo a Mario Greco, Giorgio Tricarico e Nino De Gaudio.
Con il deposito del dossier, Corigliano-Rossano entra adesso nella fase nazionale della selezione. Il Ministero ha registrato 17 manifestazioni di interesse, tra le quali figurano anche Cassino, Cremona, Tivoli, Bassano del Grappa e altre realtà italiane. La giuria dovrà selezionare entro dicembre dieci finaliste, che accederanno alle audizioni del 2027.
Una candidatura che può valere anche oltre il risultato
Ed è forse qui che questa candidatura può trovare il suo significato più profondo. Qualunque sarà il risultato finale – in una competizione nazionale nella quale sono presenti candidature di peso, a partire da realtà come Cassino – questa volta non dovrebbe valere necessariamente la regola secondo cui chi non vince ha perso. La speranza è che il percorso intrapreso riesca comunque a lasciare qualcosa di duraturo e ad innescare una vera rivoluzione culturale nella città.
Una rivoluzione che potrebbe partire proprio dai centri storici, dalla loro storia e dalla loro capacità di tornare ad essere luoghi vivi di elaborazione culturale, per contribuire da lì a completare il processo di unificazione della prima grande città policentrica d’Italia.
Perché la fusione potrà dirsi veramente compiuta non soltanto negli atti amministrativi o nella condivisione dei servizi, ma quando una comunità riuscirà a riconoscersi in un destino comune. E questa è forse la sfida più difficile per il mondo culturale di Corigliano-Rossano: abbandonare bizantinismi, steccati e appartenenze contrapposte per costruire un metodo stabile di confronto, contaminazione e comunione identitaria.
Non significa rinunciare alle identità delle due estionte città che hanno dato origine al nuovo Comune. Esattamente il contrario. Significa custodirle, valorizzarle e farne le fondamenta sulle quali costruire una nuova grande realtà comunale: pluriculturale e policentrica, capace finalmente di trasformare la propria enorme diversità e diversificazione identitaria da possibile elemento di divisione nella sua più grande forza culturale.