Chitarre distorte e distopia provinciale: il debutto a muso duro degli Ashgarden con In the Air
Da Corigliano-Rossano arriva una nuova voce del rock alternativo: il primo singolo della band calabrese racconta alienazione, controllo sociale e disagio contemporaneo attraverso un sound ruvido e internazionale
CORIGLIANO-ROSSANO- Esiste ancora uno spazio per la ribellione sonora in un panorama musicale sempre più standardizzato e anestetizzato dagli algoritmi? La risposta arriva dalla provincia calabrese, precisamente da Corigliano-Rossano, e porta il nome di Ashgarden.
La band ha appena pubblicato il singolo di debutto, “In the Air”, un brano Alternative Rock/Post-Grunge cantato in inglese che rappresenta il primo capitolo di un progetto musicale più ampio, costruito attorno a una precisa idea di musica: non un semplice intrattenimento, ma uno strumento per raccontare il disagio, l’isolamento e le contraddizioni della contemporaneità.
Gli Ashgarden nascono infatti come risposta viscerale all’appiattimento culturale e all’isolamento sociale che, secondo la band, caratterizzano sempre più la vita nella provincia moderna. In un’epoca dominata da trend passeggeri, formule ripetitive e contenuti costruiti per adattarsi agli algoritmi, il gruppo di Corigliano-Rossano sceglie deliberatamente una strada diversa: quella di un rock diretto, rumoroso e non accomodante.
Il loro rifugio è un sound fatto di riff di chitarra pesanti, batteria incisiva e una sezione ritmica viscerale, con evidenti influenze del post-grunge e del rock alternativo internazionale dei primi anni Duemila. Nel loro immaginario si avvertono richiami alla potenza melodica di band come Alter Bridge e Foo Fighters, reinterpretati però attraverso una sensibilità legata al presente e alla realtà provinciale da cui il progetto prende forma.
La scelta dell’inglese nasce dalla volontà di non confinare il progetto entro i limiti del territorio d’origine e di guardare a un pubblico internazionale. Ma il cuore del brano rimane profondamente legato a una sensazione universale: quella di vivere dentro una società sempre più controllata, alienante e difficile da comprendere.
“In the Air” è una critica oscura e distopica del controllo sociale e dell’alienazione contemporanea. Il testo costruisce immagini volutamente brutali e visionarie: cervelli umani intrappolati all’interno di una vasca per pesci rossi, in attesa di vermi appesi a un amo; formiche laboriose che bruciano quando vengono osservate attraverso una lente.
Sono metafore che restituiscono l’immagine di individui apparentemente liberi, ma in realtà intrappolati dentro meccanismi sociali che ne condizionano comportamenti, desideri e percezione della realtà.
Nel ritornello, la tensione raggiunge il suo punto massimo attraverso il contrasto tra due immagini apparentemente inconciliabili: la primavera e la polvere da sparo.
diventa così la sintesi di un’esistenza sospesa tra possibilità di rinascita e minaccia permanente, tra la speranza di un nuovo inizio e la violenza latente che attraversa la società.
È proprio questa contraddizione a rendere significativo il debutto degli Ashgarden: una band nata a Corigliano-Rossano, lontana dai principali centri dell’industria musicale italiana, che sceglie di confrontarsi direttamente con un linguaggio sonoro internazionale.
La provincia, nel loro immaginario, non è soltanto il luogo da cui partire, ma diventa materia artistica. È lo spazio dell’isolamento, della ripetitività, delle dinamiche sociali soffocanti, ma anche il punto di osservazione privilegiato dal quale guardare ciò che accade nel mondo.
E in questo scenario emerge anche un sentimento paradossale: l’invidia verso chi riesce ancora a trovare una forma di pace semplicemente ignorando il caos e le contraddizioni che lo circondano. Una pace che il protagonista del brano sembra non riuscire più a concedersi.
“In the Air” non vuole essere soltanto il primo singolo degli Ashgarden, ma una dichiarazione d’intenti. Il gruppo di Corigliano-Rossano presenta fin dal debutto un’identità precisa, costruita attorno a un rock pesante e melodico e a testi che cercano deliberatamente il conflitto anziché la rassicurazione.
La loro è una musica che nasce dalla provincia ma guarda oltre i suoi confini, con l’ambizione di trasformare il disagio locale in un racconto capace di parlare anche a chi vive dall’altra parte del mondo.
Il viaggio discografico degli Ashgarden è appena iniziato. Ma con “In the Air”, il muro di suono è già alto e, soprattutto, non sembra intenzionato a chiedere il permesso prima di farsi sentire.