Ospedale della Sibaritide, 131 accessi nella prima settimana degli ambulatori. Ora servono i collegamenti
Il primo bilancio dal 6 al 10 ottobre mostra l’avvio dell’attività a Insiti. Fin da subito emerge la questione trasporti: aprire gli ambulatori significa anche permettere ai pazienti di raggiungerli agevolmente e in sicurezza
CORIGLIANO-ROSSANO – Dopo il taglio del nastro arrivano i primi numeri. Nella settimana dal 6 al 10 ottobre, gli ambulatori del nuovo Ospedale della Sibaritide hanno registrato 131 accessi per prestazioni riferite a singoli pazienti.
Questo è il primo dato concreto dell’attività sanitaria avviata a Insiti. Un punto di partenza che documenta il passaggio dall’attesa all’erogazione dei servizi, ma che porta già alla luce una necessità precisa. Alla nuova sede devono arrivare anche i collegamenti.
Il prospetto della settimana sui 22 ambulatori inaugurati e già operativi (3 pneumologia; 1 pediatria; 1 ortopedia e traumatologia, 1 neurologia; 1 diabetologia, 3 otorino; 1 oncoematologia; 1 nefrologia; 1dermatologia; 4 ginecologia; 2 cardiologia; 1 medicina interna; 1 endocrinologia; 1 geriatria) riporta: 29 prestazioni alla voce Pneumologia, 20 per Ortopedia, 13 per Cardiologia, 6 per Geriatria, 36 per Oncoematologia, 13 per Diabetologia-Endocrinologia, 13 per Diabetologia di II livello e una per Pediatria. Il totale è 131.
Sono sicuramente numeri da leggere per quello che rappresentano e cioè il bilancio iniziale di un servizio appena trasferito. Senza la piena operatività, infatti, appare prematuro ricavarne un giudizio sulla capacità della struttura o sulla risposta complessiva dell’utenza.
Resta però da ribadire la distinzione che l’Eco dello Jonio aveva evidenziato alla vigilia dell’inaugurazione del 6 ottobre: l’attivazione degli ambulatori è il primo passo e non rappresenta affatto l’apertura completa dell’ospedale. Il trasferimento dei reparti e il relativo cronoprogramma restano il passaggio decisivo per misurare l’entrata in funzione del nuovo presidio.
Dal confronto sull’avvio dei servizi emerge un’organizzazione ancora in transizione. La pneumologia, secondo quanto appreso, è stata trasferita integralmente nella nuova sede anche per la necessità di spostare l’unica cabina pletismografica disponibile. Per la cardiologia viene invece è atteso l’arrivo di ulteriore strumentazione, con la prospettiva di ampliare l’attività ambulatoriale.
Non tutte le prestazioni, però, seguono immediatamente lo stesso percorso. Le visite ginecologiche rientrano nell’attività della nuova sede, mentre procedure come isteroscopie e colposcopie continuano a essere effettuate nei vecchi presidi esistenti. Anche per l’otorinolaringoiatria si prospetta una distribuzione delle attività tra le sedi, in relazione agli esami e alle attrezzature. Il trasferimento richiede dunque un coordinamento quotidiano di personale, strumenti e appuntamenti. Una fatica che grava su medici e personale.
Ma il problema che affiora con maggiore insistenza nel primo bilancio riguarda ciò che sta fuori dagli ambulatori: «Mancano i trasporti. Non ci sono autobus che collegano». Una questione, questa, che impone una riflessione (oltre che una risposta) seria, soprattutto se si tratta di anziani, persone fragili e di chi non dispone di un’automobile o di un familiare che possa accompagnarlo.
Occorre mettere il paziente nelle condizioni di sapere dove andare, come arrivarci e come tornare a casa. Servono collegamenti compatibili con gli orari delle visite, fermate accessibili e informazioni comprensibili. Anche l’introduzione di eventuali nuove corse deve essere accompagnata da una comunicazione capillare che tracci percorsi, frequenze e coincidenze che devono diventare parte delle indicazioni fornite all’utente.
Riattivare lo scalo di Sant’Irene per superare le criticità relative alla mobilità
Nel novembre 2024 avevamo sollevato il tema dello scalo ferroviario a servizio di Insiti e il rapporto tra l’ubicazione del nuovo ospedale e la vicinanza alla linea jonica. Nell’aprile 2026 abbiamo rilanciato la proposta di uno scalo o, in alternativa, della riattivazione di quello di Sant’Irene, da integrare con collegamenti verso il presidio. Una prospettiva rivolta all’intero comprensorio, da Rocca Imperiale a Cariati.
Lo stesso tema è entrato nel dibattito politico cittadino. A settembre il Cantiere del Territorio del Partito Democratico ha proposto di fare dell’ospedale una nuova centralità urbana, programmando viabilità, trasporto pubblico dedicato, fermata ferroviaria, parcheggi e percorsi pedonali sicuri. Proposte sulle quali occorre ora costruire un confronto operativo tra le istituzioni competenti.
Il trasporto pubblico su gomma richiede una rimodulazione a servizio del presidio; il collegamento ferroviario una programmazione con responsabilità e tempi definiti. Le due esigenze devono procedere insieme, mentre cresce l’attività sanitaria.
Perciò, accanto ai prossimi numeri degli ambulatori e alle tappe del trasferimento dei reparti, il territorio avrà bisogno di conoscere anche il piano per raggiungere Insiti. Senza questo ulteriore step, il presidio risulterà isolato e inaccessibile, complicando ulteriormente la fruibilità dei servizi sorti in un contesto urbano caratterizzato da numerosi deficit non ancora colmati.