Patrizia Di Vico esordisce con Il Benedetto: un romanzo sul dolore che attraversa le generazioni
L’insegnante di Corigliano-Rossano firma il suo primo romanzo. Una storia familiare ambientata nella Calabria degli anni '50 che intreccia amore, tragedia e memoria. Il ricavato sarà destinato alla Fondazione Parkinson e Parkinsonismi di Milano
CORIGLIANO-ROSSANO - Nel panorama degli scrittori locali, di Corigliano Rossano, non ci sono solo storici e saggisti, ma anche coloro che si cimentano nel raccontare le storie, nello scrivere romanzi di genere, oppure classici. Fra questi abbiamo conosciuto di recente la professoressa Patrizia Di Vico, insegnante di lettere che dato alle stampa il suo primo romanzo: “Il Benedetto”, edito da VJ Edizioni pubblicato a fine maggio.
Ambientato in una Calabria intensa e contraddittoria, sospesa tra bellezza e dolore, il romanzo racconta la storia di una famiglia segnata da una tragedia originaria che si trasforma in un’eredità emotiva e psicologica.
Negli anni Cinquanta, Alberto, giovane inquieto e animato dal sogno di emigrare in America, si innamora di Caterina, una donna fragile, cresciuta sotto il controllo esclusivo del padre, don Luigi. Il loro amore, ostacolato e vissuto tra silenzi e tensioni, si trasforma presto in desiderio di fuga. Quando Alberto tenta di portarla via, lo scontro con il padre sfocia in un tragico evento: parte un colpo di pistola.
Convinto di aver ucciso Caterina, Alberto fugge e, sopraffatto dalla colpa, si toglie la vita.
Questo gesto segna la nascita di una presenza inquietante e rimossa: “Il Benedetto”, figura sospesa tra memoria e oblio. Da quel momento, il dolore si radica nella famiglia e si trasmette come una maledizione silenziosa. Le sorelle crescono segnate da fragilità profonde: tra perdite, malattie e incapacità di liberarsi da un peso interiore che non trova spiegazione. Caterina sopravvive ma resta intrappolata in un’esistenza isolata, vivendo in una dimensione quasi allucinata in cui Alberto continua a essere presente accanto a lei. Alberto viene cancellato dalla memoria collettiva: senza tomba e senza nome, diventa simbolo di una moderna damnatio memoriae.
È un romanzo in cui il dolore non scompare, si trasforma e si tramanda, ma allo stesso tempo ci dice che dare voce ad un gesto, raccontarlo, diventa un atto di consapevolezza e di resistenza.
L’autrice del libro convive con una patologia rara, per la quale si cura a Milano, ma nonostante tutto ha scelto di non arrendersi, di offrire un messaggio di vita, di coraggio di speranza. Ha scritto il libro per tirare fuori il suo dolore, ma allo stesso modo ci mostra quanto la forza interiore, possa trasformare le cose in qualcosa di prezioso. In alcune interviste che ha rilasciato, dopo l’uscita del libro, la Di Vico invita coloro che soffrono di queste malattie a parlarne, a tirare fuori il dolore perché è solo condividendo che lo si può attraversare.
Il ricavato del romanzo andrà alla fondazione Parkinson e Parkinsonismi del professor Pezzioli di Milano. Il sogno della nostra autrice è quello di creare una succursale dell’associazione del sopraccitato professore qui nel nostro territorio. E noi dell’Eco dello Jonio le auguriamo di riuscirci quanto prima.