Prendersi cura, includere, rispettare le regole: la cittadinanza comincia da piccoli
Le cooperative Magnolia e Maya raccontano i percorsi del metodo pedagogico di Teresa Pia Renzo: animali, natura, inclusione ed educazione stradale al centro delle esperienze dell’anno scolastico 2025-2026
CORIGLIANO-ROSSANO – Accarezzare un cane senza trattarlo come un giocattolo. Aspettare un compagno che ha un passo diverso. Fermarsi prima di attraversare la strada. Gesti piccoli, nei quali comincia a prendere forma il rapporto con gli altri e con il mondo. È il filo che lega i percorsi educativi sviluppati nell’anno scolastico 2025-2026 dalle cooperative Magnolia e Maya, attraverso il metodo pedagogico di Teresa Pia Renzo.
Rispetto degli animali, inclusione ed educazione civica sono i tre ambiti sui quali si è concentrata una parte importante del lavoro. Esperienze diverse, unite dall’obiettivo di accompagnare i bambini a riconoscere bisogni, condividere spazi e assumere le prime responsabilità.
Per Renzo, pedagogista e presidente delle due cooperative, nidi, scuole dell’infanzia e servizi educativi sono presìdi sociali: luoghi nei quali, insieme all’accoglienza, si costruiscono sensibilità e comportamenti che possono lasciare traccia nella crescita.
La cura si impara incontrando gli animali
Uno dei percorsi ha avuto come protagonista il cane Silvia, per aiutare i bambini a comprendere che un animale è un essere vivente, con esigenze e tempi propri. Lo stesso approccio ha guidato le esperienze nelle fattorie didattiche e gli incontri con conigli, asini, papere, alpaca, pony, galline e cavalli.
Accarezzare con delicatezza, aspettare il proprio turno, dare da mangiare e osservare diventano occasioni per esercitare attenzione ed empatia. Nella prospettiva educativa proposta da Renzo, imparare presto il valore della cura significa anche contrastare l’indifferenza che può accompagnare incuria e abbandono.
Il contatto con la natura ha attraversato anche le attività nei castagneti, negli orti e negli spazi rurali, tra piante, argilla, zucche e giochi all’aperto. Toccare la terra, piantare un seme e seguirne la crescita permette di scoprire attraverso l’esperienza che ciò che vive richiede tempo e responsabilità.
L’inclusione diventa un’abitudine
Dai calzini spaiati alla Festa dei Popoli, dalle caramelle diverse all’esterno ma uguali nel cuore alla lettura condivisa, i percorsi hanno proposto ai bambini modi concreti per incontrare e valorizzare le differenze.
Giochi di gruppo e spettacoli di fine anno hanno affiancato le attività quotidiane: sedersi in cerchio, condividere, aiutare chi è più piccolo, rispettare i tempi di ciascuno. È in queste situazioni, sottolinea Renzo, che l’inclusione può diventare un’abitudine nelle relazioni.
Le regole proteggono gli spazi condivisi
Il terzo filone ha riguardato l’educazione civica e stradale, attraverso la “patente del bravo cittadino”, le attività negli spazi pubblici e la collaborazione con Polizia Locale e Carabinieri.
Segnali, semafori e strisce pedonali hanno offerto strumenti per spiegare il significato delle regole: fermarsi, osservare e attraversare correttamente sono comportamenti che proteggono sé stessi e gli altri. Un primo esercizio per imparare a vivere la città.
Per Teresa Pia Renzo, questi percorsi condividono la stessa radice educativa. Prendersi cura di un animale, coinvolgere un compagno e rispettare un attraversamento significa cominciare a comprendere che le proprie azioni hanno conseguenze anche sugli altri. È da questa consapevolezza che può crescere una comunità più attenta, accogliente e sicura.