Il Sud attraverso gli occhi di De Seta: tra Castrovillari e Unical il cinema si fa memoria
Dal 29 ottobre al 15 novembre la Rassegna Internazionale di Documentari Etnografici: proiezioni, mostre, libri e workshop per raccontare comunità, lavoro e tradizioni popolari
CASTROVILLARI – Il lavoro, i volti, i riti. E quei silenzi nei quali Vittorio De Seta riusciva a riconoscere una storia prima ancora di accendere la macchina da presa. Il suo cinema torna al centro di un percorso che, dal 29 ottobre al 15 novembre 2026, coinvolgerà Castrovillari e l’Università della Calabria: la Rassegna Internazionale Vittorio De Seta di Documentari Etnografici.
In programma mostre, presentazioni di libri, proiezioni, workshop e incontri che metteranno in relazione cinema, antropologia e tradizioni popolari. Un’occasione per tornare alle immagini del maestro e affiancarle alle opere in concorso, seguendo il filo delle comunità, dei loro paesaggi umani e delle storie che chiedono di essere ascoltate.
Da "Lettere dal Sud" a "Banditi a Orgosolo", passando per i documentari di De Seta, la rassegna propone un viaggio dentro un cinema che ha saputo dare spazio alla vita quotidiana del Sud. Nei gesti del lavoro, nelle consuetudini e nei volti, il regista cercava ciò che uno sguardo frettoloso avrebbe lasciato fuori dall’inquadratura.
È qui che il ricordo dell’autore incontra il senso dell’iniziativa: interrogare il presente attraverso ciò che le immagini hanno conservato. Guardare una comunità significa provare a comprenderne i legami, riconoscere il valore delle sue pratiche, ascoltare le persone che ne custodiscono e trasformano la cultura.
Le tradizioni popolari entrano così nella rassegna come una materia viva, che attraversa le generazioni e cambia insieme a chi la porta avanti. Una prospettiva che richiama la visione della Federazione Italiana Tradizioni Popolari ETS, presieduta da Gerardo Bonifati: custodire la memoria per consegnarla al futuro.
Il confronto fra le opere del maestro e i documentari in concorso permetterà di intrecciare ricerca e racconto, eredità culturale e nuovi sguardi. Mostre, libri e workshop allargheranno questo percorso oltre le proiezioni, offrendo occasioni di approfondimento e incontro.
In un tempo nel quale le immagini scorrono senza sosta, tornare a De Seta significa concedersi il tempo di guardare. Fermarsi su un volto, seguire un gesto, ascoltare una voce. Perché la memoria di una comunità continua a vivere anche nella capacità di qualcuno di raccontarla.