Trattori, terzo giorno di protesta a Spezzano: «Andremo avanti a oltranza, siamo esausti»
Il presidio contro il caro carburante continua al quadrivio strategico dell’Alta Piana di Sibari. Gli agricoltori: «Costi alle stelle, prodotti pagati sempre meno. Le piccole e medie aziende sono già morte»
SPEZZANO ALBANESE – Il terzo giorno comincia come sono finiti i primi due: con i trattori ancora fermi al quadrivio di Spezzano Albanese e gli agricoltori decisi a non arretrare.
La protesta contro il caro carburante continua in uno degli snodi più importanti per l’agricoltura della Piana di Sibari. Il presidio è ormai stabile e, almeno nelle intenzioni di chi vi partecipa, destinato ad andare avanti fino a quando non arriverà un segnale concreto sul prezzo del gasolio agricolo, che in queste settimane viene indicato dagli operatori vicino a 1,70 euro al litro.
«Tutte le spese sono aumentate, il prodotto è diminuito: come facciamo ad andare avanti?», è una delle domande che si ripetono tra i mezzi parcheggiati lungo il presidio.
Non è più soltanto una protesta sul carburante. A tenere insieme la mobilitazione è una condizione economica che gli agricoltori descrivono come ormai insostenibile: costi di produzione cresciuti, margini ridotti, prezzi riconosciuti ai produttori ritenuti insufficienti. «Siamo di nuovo punto e a capo con le proteste. Anzi, peggio ancora. Cercheremo con tutte le nostre forze di far valere i nostri diritti».
Ma La parola che ricorre più spesso lungo quella croce d’asfalto che connette da un lato la media valle del Crati, dall’altra la Piana di Sibari e più a nord l’entroterra del Pollino è esasperazione. «Andremo ad oltranza stavolta perché siamo esausti. Le aziende agricole, soprattutto quelle medie e piccole, sono già morte», dice uno dei manifestanti.
C’è però anche un altro elemento che emerge con forza dal presidio: la delusione per una partecipazione che gli stessi agricoltori considerano ancora troppo limitata rispetto alla portata della vertenza. Lì, a Spezzano, infatti, ci sono gli agricoltori, ci sono tanti lavoratori che hanno portato con loro anche le famiglie con tantissimi giovani (segnale che il problema c’è davvero e che tocca a pieno il cuore l’economia familiare) ma manca chi dovrebbe dar voce a questa gente nelle stanze che contano: i sindacati, la politica ma – soprattutto – le associazioni di categoria.
«Quello che lamentiamo è la scarsa partecipazione. La gente dovrebbe approfittare del nostro coraggio per protestare e lottare per i propri diritti». Il riferimento, dicevamo, non è soltanto ai cittadini. Tra i trattori viene sottolineata anche l’assenza, secondo i manifestanti, di diversi pezzi del mondo produttivo, delle associazioni di categoria e della politica.
Tra i manifestanti c’è anche Mario Martilotti, il vulcanico produttore giramondo di Schiavonea, che ai nostri mocrofoni denuncia una protesta rimasta troppo sola. Ed è proprio lui a fare da grillo parlante: «Manca il mondo della pesca di Schiavonea, mancano le rappresentanze associative e della politica». E questo perché ormai è «tutto politicizzato».
Parole dure, che fotografano il clima al terzo giorno di mobilitazione. Perché a Spezzano Albanese, al di là dei numeri del presidio, il messaggio che arriva dalle campagne è sempre lo stesso: con questi costi produrre diventa ogni giorno più difficile. E questa volta i trattori, dicono gli agricoltori, non hanno intenzione di tornare nei campi senza una risposta.