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Insiti apre la prima ala, Occhiuto: «Tutto l’ospedale entro primavera, spero già a marzo»

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CORIGLIANO-ROSSANO – «Oggi trasferiamo i laboratori, subito dopo l’intero blocco di Medicina e entro primavera, spero già marzo, avremo qui tutto l’ospedale al completo con tutti gli altri reparti, il pronto soccorso e le sale operatorie». Roberto Occhiuto indica così la prospettiva del nuovo Ospedale della Sibaritide nel giorno in cui Insiti apre la sua prima ala, sul lato ovest, e accoglie i 22 ambulatori trasferiti dai due presidi spoke di Corigliano-Rossano.

È il primo ingresso delle attività sanitarie nella struttura attesa da quasi vent’anni. Il trasferimento completo resta da realizzare, ma da questa mattina il percorso ha un punto di partenza concreto e un orizzonte indicato dal presidente della Regione: la primavera 2027, con l’auspicio di arrivarci già a marzo.

L’apertura degli ambulatori è la scelta di procedere per fasi, spiega Occhiuto, senza aspettare che ogni attività possa essere trasferita contemporaneamente. «Per troppe volte, per rimandare affinché si facesse tutto insieme, non si è fatto poi nulla». Ora, sostiene, il processo è avviato: «Tutti capiscono che si fa sul serio, che non ci si ferma, che il processo è attivato ed è irreversibile».

Le istituzioni nella prima ala di Insiti

Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano, il sindaco Flavio Stasi, Claudio Moroni, commissario delegato per l’edilizia sanitaria della Regione Calabria, gli assessori regionali Pasqualina Straface e Gianluca Gallo, l'arcivescovo di Rossano-Cariati, Mons. Maurizio Aloise, il presidente e la vicepresidente della terza commissione consiliare Sanità, Angelo Brutto e Rosellina Madeo.

Presenti anche i vertici locali e provinciali delle forze dell’ordine, consiglieri comunali e provinciali e rappresentanti delle istituzioni. Per la D’Agostino Costruzioni, concessionaria dell’opera, il project manager Domenico Gerardo Petrone, al quale Occhiuto ha rivolto un ringraziamento esteso alle maestranze. «Lui è della zona - ha detto il Governatore rivolgendosi proprio a Petrone - e quindi ha vissuto il suo lavoro come un modo di lasciare un segno tangibile sul suo territorio, sulla sua comunità».

Moroni: «Otto incendi dolosi, grazie alle forze dell’ordine»

Dietro l’apertura di oggi c’è anche una storia di ostacoli che Moroni ha riportato al centro della cerimonia. Il commissario ha riferito di otto incendi dolosi nel corso della costruzione, dicendo per la prima volta e forse inedita che sono stati «tutti portati dall’interno», e ha attribuito un ruolo determinante alla collaborazione con la Prefettura e le forze dell’ordine.

«Quest’opera l’abbiamo realizzata grazie alle forze dell’ordine», ha detto, ricordando riunioni convocate anche nei fine settimana per fronteggiare situazioni di emergenza. Occhiuto ha ripreso il passaggio con parole nette: «Forse c’era qualcuno che voleva dimostrare che le opere pubbliche in Calabria non possono finire. Ha perso e ha vinto lo Stato».

Il prefetto Padovano ha richiamato il protocollo di legalità e il lavoro comune di Regione, Prefettura, Asp e organizzazioni sindacali. Una collaborazione che, nella sua ricostruzione, ha consentito di affrontare anche difficoltà finanziarie capaci di compromettere i tempi di realizzazione.

Sul fronte dei controlli, il prefetto ha assicurato che l’attività delle forze dell’ordine è costante e viene intensificata secondo le necessità. «Non perché la guardia debba e possa mai essere abbassata», ha precisato, ma a garanzia della continuità della vigilanza. Il risultato di oggi, ha aggiunto, guarda al completamento del presidio: «A questo punto impariamo a godere di ciò di cui si ha già a disposizione e ringraziamo quanti questo hanno reso possibile».

Acqua e depurazione: la soluzione autonoma

Moroni ha affrontato anche il nodo dei sottoservizi, al centro del confronto politico alla vigilia dell’apertura. Secondo quanto dichiarato dal commissario, mancano ancora la fognatura e la condotta idrica esterne, mentre la corrente elettrica è arrivata operativamente il 1° ottobre.

La risposta, ha spiegato, è stata rendere la struttura autosufficiente, utilizzando gli strumenti emergenziali di Protezione civile. Una soluzione che ha consentito di procedere senza attendere il completamento di tutti i collegamenti esterni. «Abbiamo reso questa struttura autosufficiente sotto tutti gli aspetti e di conseguenza abbiamo potuto bypassare tutta una serie di servizi che non sono mai arrivati e che speriamo quanto prima arrivino», ha ricordato il commissario. Che ha poi accompagnato la spiegazione tecnica con un affondo politico: la persistente mancanza dei servizi, a suo giudizio, mostra che «al di là dell’intenzione di tutti, poi c’era qualcuno che quest’opera in realtà non la voleva».

Occhiuto ha richiamato il depuratore autonomo interno all'ospedale e l’approvvigionamento autonomo dell’acqua, spiegando che i futuri allacci alle reti aggiungeranno ulteriori possibilità di servizio alla struttura. È questa la risposta fornita oggi dalle istituzioni regionali ai dubbi sulle condizioni di avvio delle attività.

Lavori al 90%, trasferimenti da organizzare

Il dato tecnico indicato da Moroni è un avanzamento dell’opera pari al 90%. Un’opera che avuto un'accelerazione negli ultimi anni, soprattutto dopo l’approvazione della variante tecnico-sanitaria nel 2024, da quando, esclusi scavi e fondazioni, è partita la vera realizzazione del nuovo nosocomio.

Per rappresentare questa progressione ha richiamato gli importi degli stati di avanzamento dei lavori: nella sua ricostruzione, la media mensile è cresciuta fino a toccare gli 8,2 milioni di euro tra aprile 2025 e settembre 2026. Ma l’avanzamento edilizio, ha precisato, non coincide automaticamente con la possibilità di attivare l’intero ospedale. Occorre pianificare le attività con l’Asp, organizzare il trasferimento dei reparti e tenere conto anche della carenza di medici e della continuità dei servizi.

«L’apertura di un ospedale così grande non può che essere graduale e non può che avvenire per fasi», ha spiegato Moroni, indicando la necessità di una stretta relazione tra esigenze sanitarie e attività di cantiere.

Occhiuto ha invece definito l’ospedale «di fatto concluso», concentrando il proprio intervento sulla complessità della migrazione delle attività. Due formulazioni diverse, che raccontano i due piani su cui si gioca adesso il completamento di Insiti: quello tecnico dei lavori e quello sanitario dell’organizzazione.

Diciannove anni di attesa, ora il passaggio alle cure

La vicenda attraversa quasi due decenni. L’accordo del 2007, la gara aggiudicata nel 2013, le difficoltà della prima concessionaria, il successivo subentro della D’Agostino e la consegna dei lavori del 4 novembre 2020 hanno scandito un percorso fatto di ripartenze e attese. Nel 2024, con l’approvazione della variante tecnico-sanitaria, si è aperta una nuova fase del cantiere.

Una storia che Eco dello Jonio ha seguito passo dopo passo, accompagnandola dal maggio 2024 con un monitoraggio civico e un conto alla rovescia verso ottobre 2026.


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Occhiuto ha ricordato anche il famigerato «cocuzzolo degli annunci», simbolo delle ripetute cerimonie per una prima pietra alla quale, per troppo tempo, non seguiva il resto. Oggi la differenza è nelle stanze che accolgono gli ambulatori e nel trasferimento delle prime attività. «È un’opera che appartiene a tutta la Calabria e in particolar modo a questa bellissima parte della Calabria che è stata per troppo tempo trascurata e che ha ancora un fortissimo credito nei confronti delle istituzioni, anche nei confronti della Regione», ha concluso.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.