15 ore fa:Non solo spettatori: 30 studenti del Palma Green dietro le quinte del Beach Pro Tour
1 ora fa:Femminicidio, Renzo: «Il “no” si impara da bambini. Non possiamo delegare tutto alla scuola»
12 ore fa:Carcere e reinserimento, dalla Regione 13 milioni per i progetti Ama De e Ama Es
14 ore fa:“Mare in Movimento”, Rapani a Sky Sport: «Si può vivere di turismo per diversi mesi»
13 ore fa:Tragedia sull’A2, la vittima è Marco Curia: la Procura di Lagonegro apre un fascicolo
14 ore fa:Aggressione al Pronto Soccorso di Rossano, USB: «Non aspettiamo che accada qualcosa di più grave»
13 ore fa:Europei di Taekwondo, trionfo azzurro al PalaBrillia: Laura Martella regina con tre ori
45 minuti fa:SP 188, consegnati i lavori per ripristinare l’illuminazione della galleria: fine prevista entro il 20 ottobre
Adesso:«Livatino è ancora scomodo perché dimostra che si può dire di no». Il ricordo di Garofalo
15 ore fa:Altomonte, Barbieri unisce Roggiano e Pollino nel segno delle tradizioni

«Livatino è ancora scomodo perché dimostra che si può dire di no». Il ricordo di Garofalo

1 minuti di lettura

CASSANO JONIO – Una testimonianza che continua a porre domande a chi esercita una responsabilità pubblica. Nel giorno dell’anniversario dell’uccisione di Rosario Livatino, il presidente del Centro Studi Giorgio La Pira di Cassano all’Ionio, Francesco Garofalo, richiama soprattutto l’attualità della figura del magistrato siciliano. «Perché Rosario Livatino è scomodo. E proprio per questo dobbiamo ricordarlo», afferma Garofalo.

Livatino aveva 37 anni quando, il 21 settembre 1990, venne assassinato lungo la statale Agrigento-Caltanissetta mentre si recava in tribunale senza scorta. Aveva condotto indagini sulla criminalità organizzata agrigentina e nel 2021 la Chiesa cattolica lo ha proclamato Beato, riconoscendone il martirio.

Per Garofalo, tuttavia, il significato della sua storia non sta nella costruzione postuma di un eroe, ma nella normalità con cui esercitava il proprio lavoro. «Ha dimostrato che si può dire di no. Rifiutava compromessi, raccomandazioni, telefonate di amici degli amici. Non perché era un fanatico, ma perché credeva che il diritto servisse a proteggere gli ultimi».

Il presidente del Centro Studi richiama anche la profonda dimensione religiosa del magistrato e quella sigla, “S.T.D.” – Sub Tutela Dei, che Livatino era solito utilizzare nei propri scritti.

Una fede che, nella lettura di Garofalo, non diventava ostentazione né strumento di potere, ma responsabilità personale nell’esercizio della funzione pubblica. «Non era antimafia di facciata. È un Beato, non un monumento», sottolinea Garofalo, indicando soprattutto nei giovani i destinatari più importanti della memoria di Livatino.

A oltre trent’anni dall’omicidio, è proprio qui che il ricordo del magistrato continua ad avere un significato civile: non soltanto nella condanna della mafia che lo uccise, ma nell’idea che legalità e libertà si misurino anche nelle scelte quotidiane, quando dire di no ha un costo.

«Ai giovani – conclude Garofalo – Livatino dice una cosa che nessuno dice più: anche in situazioni difficili si può essere liberi».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.