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La Sibaritide fa rete: nasce Fàri, il festival che dalle Grotte di Cassano guarda a Londra

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CASSANO JONIO – Molte sono le cose che non funzionano in Calabria, ma altrettante sono quelle che, attraverso l'impegno di cittadini, associazioni e realtà territoriali, riescono a produrre risultati concreti. L'associazionismo rappresenta certamente una di queste realtà. Da qualche tempo, nel territorio della Sibaritide, è nata Visit Sibaritide, un'associazione composta in larga parte da giovani e impegnata nella valorizzazione del patrimonio artistico, naturalistico e culturale del comprensorio, con l'obiettivo di promuoverne le identità e le potenzialità anche al di fuori dei confini locali. Martedì 22 settembre 2026, nella prestigiosa Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Festival. All’incontro hanno preso parte il dott. Antonio Basile, fondatore del progetto “Visit Sibaritide”, il dott. Cesar Manuel Cirolia, co-fondatore del progetto “Visit Sibaritide”, il vicepresidente della Provincia di Cosenza, Federico Belvedere, l’assessore alla Cultura del Comune di Cassano all’Ionio e gli altri rappresentanti istituzionali e organizzativi coinvolti nell’iniziativa. I lavori sono stati moderati dalla giornalista e madrina del Festival, dottoressa Elvira Sangineto, che ha accompagnato gli interventi, illustrando al pubblico le finalità, i contenuti e il programma della manifestazione. È proprio da questa ambizione che nasce il Festival “Fàri - Tradizione, Esperienza ed Emozione”, promosso dall'Associazione Visit Sibaritide e in programma domenica 27 settembre nelle Grotte di Sant’Angelo a Cassano all’Ionio. Un'iniziativa che punta a mettere insieme territorio, cultura, produzioni locali, enogastronomia, esperienze e partecipazione, attraverso una giornata pensata per raccontare la Sibaritide partendo dalle sue comunità e dalle sue identità. Un programma articolato accompagnerà l'intera giornata, dalle 10 alle 22: otto laboratori, cinque panel tematici, showcooking e un concerto di musica saranno affiancati da attività dedicate alla scoperta sensoriale e alla valorizzazione delle produzioni del territorio, come il “Percorso sensoriale del Gusto” e il Mercato dei Produttori Locali. Non soltanto, dunque, un appuntamento turistico, ma un tentativo di costruire una narrazione diversa della Sibaritide, mettendo in relazione le sue eccellenze e, soprattutto, le persone che quotidianamente lavorano per preservarle e valorizzarle.

Per comprendere meglio la genesi del progetto, gli obiettivi dell'associazione e la visione che sta alla base del Festival, abbiamo incontrato il fondatore di Visit Sibaritide, Antonio Basile, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Perché avete scelto di chiamare questo Festival “Fàri” e di mettere il “fare” al centro dell’identità della Sibaritide? Cosa significa oggi trasformare il saper fare delle nostre comunità in una leva di sviluppo? «Abbiamo scelto il nome Fàri perché, prima ancora di essere una parola, è un modo di essere. Il “fare” appartiene profondamente alla Sibaritide: è nei mestieri, nell’artigianato, nell’agricoltura, nella cucina, nelle tradizioni e nella capacità delle nostre comunità di trasformare le risorse del territorio in qualcosa di unico. Oggi però non basta più custodire questo patrimonio: bisogna renderlo visibile, raccontarlo e condividerlo. Fàri nasce proprio con questa idea: mettere al centro le persone, le competenze e le storie che rendono questo territorio riconoscibile. Trasformare il saper fare in una leva di sviluppo significa creare nuove opportunità, soprattutto per le imprese e per i giovani, ma anche dare un valore contemporaneo a tradizioni che rischierebbero altrimenti di rimanere confinate alla memoria. Il nostro patrimonio più importante non è soltanto ciò che abbiamo, ma ciò che sappiamo fare con ciò che abbiamo».

Fàri prova a superare l’idea del turista come semplice spettatore, coinvolgendolo direttamente nelle esperienze e nei laboratori. Quanto può incidere concretamente il turismo esperienziale sull’economia e sulla competitività della Sibaritide? «Può incidere molto, perché cambia il rapporto tra visitatore e territorio. Un turista che guarda un prodotto è un visitatore; una persona che lo realizza insieme a un artigiano, raccoglie un prodotto in campagna, cucina una ricetta del territorio o ascolta direttamente la storia di chi la custodisce, porta con sé un ricordo e una relazione. Questo significa anche creare valore per tante realtà locali che spesso non rientrano nei circuiti turistici tradizionali: piccoli produttori, artigiani, aziende agricole, ristoratori, associazioni e comunità. Il turismo esperienziale può quindi contribuire ad allungare la permanenza, distribuire maggiormente la spesa sul territorio e costruire nuove motivazioni di viaggio, che non dipendano esclusivamente dalla stagione balneare. La vera sfida è passare dal “venire in Sibaritide” al “vivere la Sibaritide”».

La Sibaritide ha un patrimonio straordinario, ma spesso le sue eccellenze vengono raccontate separatamente. È possibile costruire una vera destinazione turistica unitaria, capace di mettere in rete Comuni, imprese, produttori e comunità? «Sì, ed è probabilmente una delle sfide più importanti che abbiamo davanti. La Sibaritide non ha bisogno di inventarsi un’identità: ha già tantissime identità, e il punto è riuscire a metterle in relazione. Il mare, la montagna, l’archeologia, i borghi, l’enogastronomia, l’agricoltura, le tradizioni e il patrimonio culturale non devono essere percepiti come elementi separati, ma come parti di un’unica esperienza territoriale. Per farlo serve però un cambio di prospettiva: ragionare sempre meno per confini amministrativi e sempre più per territorio. Significa costruire reti tra Comuni, imprese, operatori, produttori e comunità, condividendo progettualità, promozione e servizi. Fàri vuole essere anche questo: un luogo di incontro, nel quale le tante energie della Sibaritide possano riconoscersi e iniziare a camminare nella stessa direzione».

C’è però una domanda di fondo: se domani la Sibaritide riuscisse ad attrarre molti più visitatori, sarebbe già pronta ad accoglierli? Quali sono oggi le principali criticità su servizi, mobilità, accoglienza e infrastrutture che rischiano di frenare questo processo? «La crescita turistica deve essere accompagnata dalla capacità di accogliere. Sarebbe inutile lavorare sulla promozione se poi il visitatore incontrasse difficoltà negli spostamenti, nella mobilità interna, nell’accessibilità o nella qualità e continuità dei servizi. Le criticità riguardano soprattutto la mobilità e i collegamenti, la necessità di migliorare alcuni servizi turistici, la fruibilità coordinata delle attrazioni e una maggiore integrazione dell’offerta. E c’è anche un tema di cultura dell’accoglienza: una destinazione non è fatta soltanto di infrastrutture, ma anche di persone preparate a raccontarla e ad accogliere chi arriva. Queste criticità, però, non devono diventare un alibi. Devono diventare un’agenda di lavoro. Più cresce l’attenzione sulla Sibaritide, più diventa evidente ciò che dobbiamo migliorare».

Guardando oltre il 27 settembre, qual è l’obiettivo di Visit Sibaritide? Quale Sibaritide vorrebbe contribuire a costruire con questo progetto? «Il 27 settembre non deve essere un punto di arrivo. Se Fàri funziona, deve lasciare qualcosa anche dopo il Festival: relazioni, collaborazioni, nuove idee e soprattutto la consapevolezza di avere un territorio capace di raccontarsi insieme. Con Visit Sibaritide vorremmo contribuire a costruire una Sibaritide più conosciuta, più connessa e più consapevole del proprio valore. Una destinazione che non si limiti ad attirare visitatori, ma che sappia farli sentire parte di un’esperienza. E vogliamo farlo anche portando il nome della Sibaritide fuori dai suoi confini. Un passaggio importante sarà la nostra presenza, dal 3 al 5 novembre 2026, al WTM di Londra, all’interno del Padiglione “Calabria Straordinaria”: un’occasione internazionale per presentare il territorio, le sue esperienze e la sua capacità di accogliere nuovi visitatori e nuovi interlocutori. Vorremmo una Sibaritide che non aspetti semplicemente che qualcuno da fuori ne riconosca il valore, ma che inizi per prima a riconoscerlo, raccontarlo e metterlo a sistema. In fondo, è questo il senso di Fàri: non soltanto celebrare ciò che la Sibaritide sa fare, ma cominciare a fare insieme. E portare questo “fare” anche fuori dal territorio, fino a una vetrina internazionale come Londra». (G.M.)

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.