Estate, Vakarici scommette sull’identità e vince la sfida dell’entroterra. Pomillo: «Il Salotto Diffuso è la nostra idea di futuro»
Il sindaco traccia il bilancio della dodicesima edizione: «Non volevamo riempire un calendario, ma continuare a riempire di significato il paese». Identità arbëreshë, cultura, relazioni internazionali e comunità al centro del modello Vakarici
VACCARIZZO ALBANESE – Non inseguire il mare. Non copiare altrove formule pensate per altri luoghi. Non rassegnarsi all’idea che l’entroterra debba aspettare agosto per vedere tornare qualcuno. Vakarici ha scelto un’altra strada: essere sé stessa.
E l’estate appena conclusa ha restituito proprio questa immagine di un piccolo centro arbëreshë capace di trasformare la propria differenza in attrattività, facendo delle piazze e dei vicoli non la semplice cornice degli eventi, ma luoghi da abitare, attraversare e condividere.
È forse questo, prima ancora dei singoli appuntamenti, il risultato più importante della dodicesima edizione di Vakarici – Il Salotto Diffuso d’Estate, la cui programmazione aveva accompagnato il borgo da giugno fino a settembre.
È questo il messaggio con il quale il sindaco Antonio Pomillo traccia il consuntivo della programmazione estiva. «Non ci interessava riempire un calendario. Volevamo continuare a riempire di significato il paese. Il Salotto Diffuso nasce esattamente da questa visione: prendere quello che siamo, la nostra storia e i nostri luoghi e farne un’esperienza contemporanea».
«L’estate – aggiunge – ci consegna la conferma che anche un piccolo comune dell’entroterra può essere attrattivo se smette di sentirsi periferia e comincia a riconoscere il valore di ciò che possiede».
Una delle immagini che meglio sintetizza questa impostazione resta quella del 27 giugno: nella stessa giornata Vakarici ha conferito la cittadinanza onoraria all’assessore regionale Gianluca Gallo, inaugurato il nuovo tratto della SP180 e ospitato la XXI edizione del Concorso dei Vini Arbëreshë.
Non tre iniziative accostate casualmente, ma, nella lettura dell’Amministrazione, tre pezzi della stessa idea di sviluppo: identità, infrastrutture e capacità di attrazione.
Proprio l’appartenenza arbëreshë ha consentito di allargare l’orizzonte verso l’altra sponda del Mediterraneo. Dopo il rapporto costruito con Berat, durante la 43esima Rassegna del Costume e della Cultura Arbëreshe è stato sottoscritto il Patto d’Amicizia con Rahovec, in Kosovo, con l’obiettivo di rafforzare relazioni culturali, linguistiche e territoriali tra le comunità.
La stessa Rassegna ha provato a raccontare una tradizione non come nostalgia, ma come patrimonio da consegnare alle nuove generazioni: dalle Vallje ai vjersh, dal costume tradizionale reinterpretato attraverso nuovi linguaggi al Premio Internazionale Morea.
Anche gli incontri culturali hanno seguito questa direzione: utilizzare l’estate non soltanto per lo spettacolo, ma per fermarsi, ascoltare e discutere. Dal racconto dell’Arbëria e del Pollino di Salvatore Franco alla memoria della Grande Guerra ricostruita da Giuseppe Ferraro, dalla testimonianza civile di Antonino De Masi alle riflessioni sull’accoglienza di Sono un Arbëresh, fino alla poesia di Denata Ndreca.
Perché, nella visione del Salotto Diffuso, rendere vivo un centro storico significa anche restituirgli la funzione più antica della piazza: essere il luogo nel quale una comunità incontra idee diverse e attraverso quelle idee interroga sé stessa.
Dentro questa stessa visione trovano posto le iniziative dedicate ai bambini, lo sport, il SAI e il coinvolgimento delle associazioni. Il campo estivo diffuso E…state Insieme, Una squadra, tante storie, Corri Arbëreshë e gli appuntamenti nelle gjitonie hanno avuto un denominatore comune: riportare le persone negli spazi collettivi. Anche la quarta edizione di Corri Arbëreshë era stata costruita proprio come occasione per attraversare il borgo unendo sport, identità e comunità.
Ed è qui che si chiude il bilancio di Pomillo: il Salotto Diffuso funziona soltanto se, prima ancora di essere attrattivo per chi arriva da fuori, è vissuto da chi vi abita.