Arco Jonico, Mazza: «Tre regioni, un’unica strategia di sviluppo»
Calabria, Basilicata e Puglia condividono risorse, infrastrutture e vocazioni economiche: l’Arco Jonico deve trasformarsi in una rete integrata capace di competere nel Mediterraneo
CORIGLIANO-ROSSANO - Non è la mancanza di risorse ad aver frenato lo sviluppo del Mezzogiorno, ma l’assenza di una strategia capace di collegare investimenti, infrastrutture e territori. Da questa consapevolezza parte l’intervento di Domenico Mazza, Presidente del Comitato Magna Graecia, che indica nell’Arco Jonico una delle principali opportunità economiche del Sud. Uno spazio interregionale che unisce Calabria, Basilicata e Puglia e che, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, può integrare portualità, logistica, agricoltura, industria e turismo. La proposta è di superare frammentazioni amministrative e campanilismi, costruendo una regia comune che trasformi il Golfo di Taranto da somma di periferie a sistema territoriale connesso e competitivo.Di seguito l'intervento:
Nel tempo, verso il Mezzogiorno sono arrivate risorse importanti. L'ultima, per dimensione, è stata quella del PNRR. Ma il tema non è mai stato quanto sia arrivato. È cosa ne abbiamo fatto. Il problema del Sud non è mai stato la scarsità degli investimenti. È stata la loro dispersione. Anche il PNRR, in larga parte, si è dilapidato così: marciapiedi, rotonde, opere minori. Presi singolarmente, sono senz'altro interventi utili. Il più delle volte, però, non sono stati pensati con una strategia condivisa. Persino dove le opere sono state più ambiziose, sono rimaste comunque interventi isolati.
Nell'area del golfo è mancata la capacità di competere sui bandi degli Ecosistemi dell'Innovazione: occasioni che avrebbero consentito di elevare, realmente, l'offerta di lavoro. Fondo dopo fondo, opera dopo opera, i finanziamenti si sono sedimentati senza comporre un disegno. Si è finanziata l'opera, raramente la rete. Serve un cambio di paradigma. Occorrono meno confini amministrativi e più geografia economica; necessitano meno campanili e più connessioni.
È dentro questa prospettiva che l'Arco Jonico assume un valore particolare: non per rivendicazione territoriale, ma per collocazione. Il golfo di Taranto possiede una posizione baricentrica nel Mediterraneo. Questo gli permette di intercettare i traffici che risalgono da Suez prima che raggiungano Genova o Trieste, riducendo i tempi di navigazione. L'area del golfo dispone, inoltre, di una concentrazione straordinaria di risorse: porti, aree agricole, patrimoni storici, aree industriali. Tali risorse, messe in rete, valgono più della somma delle parti. Si pone l'obbligo di trasformare una successione di territori in una rete. Non è un'ipotesi. È una necessità.
Cibo, turismo e identità: l'Arco Jonico deve riconoscersi
Lungo i circa quattrocento chilometri del golfo di Taranto si concentrano tre distretti agroalimentari: Sibaritide, Metapontino, Salento. Sono tre patrimoni di qualità, raccontati sempre separatamente. Continuare a raccontarli in questo modo, però, è un errore strategico. Il prodotto agricolo non deve fermarsi al campo. Deve arrivare sulla tavola. Deve diventare esperienza. Deve conquistare nuovi mercati. Deve viaggiare. È una logica semplice, ma può diventare modello. Il campo produce. La logistica porta. Il turismo valorizza. Le condizioni attuali permettono di avviare il percorso verso la creazione di un macrodistretto integrato dell'Arco Jonico. Questa area si propone come una destinazione capace di tenere insieme Magna Grecia, tracciati bizantini, castelli normanno-aragonesi, riviera e percorsi montani. Mare e rilievi non devono più essere mondi separati. Il golfo di Taranto possiede già la materia prima: gli manca la regia. Potrebbe trovarla in un'identità comune che tenga insieme la mediterraneità jonica, trasformandola in un marchio di qualità. Serve una guida unica. Il brand verrà da sé.
Infrastrutture: la rete viene prima della vetrina
Nessuna strategia turistica o agroalimentare funziona senza una rete infrastrutturale adeguata. Qui emerge il vero punto debole dell'Arco Jonico: porti, aeroporti, strade e ferrovie restano pensati come infrastrutture separate. Devono diventare, invece, nodi della stessa rete.
Da Crotone a Taranto, passando per Corigliano-Rossano e il Metapontino, occorre costruire connessioni. Non possiamo più ragionare in termini di semplici collegamenti. Perché un tracciato unisce due punti, mentre una rete cambia il valore di entrambi. Se il porto non dialoga con la ferrovia, la ferrovia con la produzione, la produzione con il turismo, ogni investimento resta parziale. Tuttavia, l'anello debole di tutto questo sistema è la direttrice Sibari-Crotone. Su questo tratto, la frattura è già strutturale: va ricomposta prima che si cronicizzi. Serve una vera spina dorsale: un asse attrezzato che integri bacini portuali, retroporti e aree industriali dismesse. Rientrano in questo quadro gli strumenti della ZES Unica, che già comprende questi territori. Ma non ne ha ancora sfruttato appieno il potenziale. Qui la Sibaritide può giocare una partita diversa: non territorio da collegare, ma cerniera che riconnette. Un hub intermodale nel suo baricentro non sarebbe l'ennesima infrastruttura locale, ma il nodo dove porti, ferrovia, strada, produzione e mercati si incontrano. La differenza sta tutta qui: un'opera si costruisce, un sistema si governa.
Lo sviluppo non è automatico: bisogna governarlo
Gli investimenti non devono limitarsi a sostenere ciò che esiste. Devono moltiplicare ciò che può ancora nascere. Proprio perché il progetto è ambizioso, deve essere governato. Un hub a Sibari, se isolato, rischierebbe di polarizzare flussi oggi intercettati da altre realtà. Va inserito, invece, in una rete capace di distribuire benefici. Il turismo di massa, senza regole, consumerebbe le risorse su cui dovrebbe fondarsi la crescita. La ZES, senza condizioni di accesso trasparenti, favorirebbe i grandi operatori a scapito delle piccole imprese. Esistono rischi reali, certamente. Ma non sono argomenti contro lo sviluppo. Sono argomenti a favore di una gestione attenta.
Ed è qui che l'Arco Jonico può sperimentare un modello diverso: crescita simultanea, non ostile. Non tutti i porti devono fare la stessa cosa. Dove Taranto accoglie i grandi carichi, Crotone può accogliere il turismo, Corigliano-Rossano la distribuzione interregionale. Un territorio dove tutti i settori si sviluppano insieme, ciascuno con la propria vocazione: filiere diverse, integrate in una stessa trama. Una rete nella quale la crescita di un nodo aumenti il valore degli altri. Non si teme il rischio. Lo si governa.
Tre regioni, un'unica economia da riconoscere
Il golfo di Taranto può diventare il punto di convergenza di Calabria, Basilicata e Puglia. Bisogna smettere di ragionare per compartimenti stagni: la nuova economia del territorio non segue i confini delle regioni. Segue le connessioni.
Non serve un nuovo ente. Serve un riconoscimento. Nessuno di questi territori, da solo, ha la massa critica per reggersi. Insieme, la raggiungono. L'area del golfo, sommando i bacini demografici del Crotonese, della Sibaritide, del Metapontino, della provincia tarantina e del Salento jonico, supera il milione di abitanti. È già, di fatto, un'area metropolitana interregionale. Ma non si riconosce ancora come tale.
Bisogna istituzionalizzare un tavolo permanente di programmazione sovraregionale. Un luogo dove le tre regioni decidano insieme ciò che già appartiene, sul piano economico, allo stesso spazio. Esiste — ed è bene chiarirlo — il rischio che una regione possa prevalere sulle altre due. Proprio per questo, il processo va gestito con criterio. Non deve seguire gli equilibri politici del momento, ma restare ancorato alla crescita economica che riguarda, inevitabilmente, tutte e tre.
La massa critica, lungo lo Jonio, esiste già. È dispersa, frammentata, poco riconoscibile. Il compito della politica non è inventarla. È riconnetterla. La baia jonica non può più essere una somma di periferie. Deve diventare un unico sistema territoriale nel cuore del Mediterraneo. È ora che le tre regioni si siedano allo stesso tavolo: per programmare, rilanciare, riconnettere il territorio. Il tempo stringe. Ma non è ancora troppo tardi.